Lucia Bonelli

Sogna e lascia vivere

Lucia Borsellino non se ne vada

122318611-caa6a892-a823-45ba-a291-a36f0d66b15eCara Lucia,
non se ne vada. So che Le chiedo quasi la vita, ma le chiedo di farci sperare ancora, farci sperare che qualcosa di buon possa ancora accadere. Farci sperare che in mezzo a tutti questi rifiuti di un destino che ci è avverso e che prende fuoco sotto i nostri occhi, non accada che quel fuoco distrugga una città che deve essere salvata. Cara Lucia non abbandoni la lotta e glielo chiedo pur sapendo che le mani, la testa, il cuore, lo stomaco e il fegato, li sta mettendo Lei, appartengono al suo corpo, alla sua vita, al suo destino. Non se ne vada perchè sebbene la stanchezza di lottare contro i mulini a vento sia frustrante, forse al suo esercito solitario si aggiungerebbero altre persone e poco alla volta, formica dopo formica, chissà che il malaffare non inizi a zoppicare davvero. Il malaffare ha corso per secoli, poi ha iniziato a camminare per altri secoli, ci sono stati anni in cui ha arrancato, ma il sangue versato l’ha fatto risorgere perhcè è di esso che si nutre, ma dovrà arrivare il tempo in cui zoppicante e malandato esso potrà subire colpi legali, colpi di giustizia, colpi del destino, colpi di umanità. Le scrivo da Lucia a Lucia e le scrivo avendo vissuto con passione durante la mia adolescenza, gli anni in cui Suo padre Paolo Borsellino e Giovanni Falcone, hanno sognato in mezzo alla polvere. Non mi arrogo il diritto di finti falsi moralismi o di dirLe che Suo padre avrebbe voluto così. Non credo. Non lo credo. Credo anzi che l’avrebbe voluta lontana da tutto questo e forse oggi La vorrebbe al sicuro più che mai, lontana da tutto il resto. Ma per quanto Le sia figlia di Suo padre, paradossalmente questo è secondario. Suo padre e Sua madre Le hanno concesso la vita, ma adesso la vita è Sua e non si parla più della figlia di Paolo Borsellino, ma di Lucia Borsellino. Non se ne vada, perchè tutti sappiamo qual è stato il destino e la vita di Suo padre, ma la Sua di vita, il Suo di destino sono vivi, stanno camminando  stanno andando avanti. Ritorni ad essere parte di questo schifo, continui a distinguersene, sia una lacrima di luce, piccola, che un giorno potrebbe crescere poichè attirerebbe tutte quelle persone che ancora oggi vorrebbero fare qualcosa per il nostro Paese ma che si perdono tra gli infiniti “Non ne vale la pena” e i milioni di “Non cambierà mai niente” soffocando definitivamente nel naufragio dei “Tanto vincono sempre loro”. Fondi qualcosa che sia solo Suo. Si stacchi da tutto per essere parte del tutto. Non chiuda la Sua esperienza nella rabbia e nella delusione, nell’amarezza e nel disgusto. Resti, per favore. Lucia, non se ne vada. Combatta. Ci creda ancora. Non lasci che la vedano solo come la figlia di Suo padre, resti Lucia Borsellino, quella vera, l’unica per me e per molti, la speranza che ancora qualcuno sappia dire di no e respiri la dignità di una vita che vale il conto dell’eternità

Paolo Borsellino – un sognatore a Palermo

Paolo_BorsellinoQuando ero adolescente, un turista mi ha fermato per strada per chiedermi dove potesse andare per vedere la mafia, da allora mi sono sempre chiesta in che Italia vivessimo e quanta ignoranza ci fosse in giro per il mondo. Il 19 luglio appena trascorso molti hanno parlato dell’importanza o meno di partecipare alla commemorazione di Paolo Borsellino, personalmente trovo inutile commemorare ufficialmente un eroe, stando in piedi accanto a quella mancata giustizia che ha contribuito alla sua morte. Quindi il mio modo di ricordarlo e’ questa storia inventata, nella quale ho immaginato che lui tornasse in visita a Palermo per un giorno e sorridesse allo stesso mare che così tanto ha amato

Lucia Bonelli

“Mi scusi, per il Foro Italico, prendo da qua?” Il signore a cui avevo chiesto l’informazione portava un cappellino di quelli sportivi, non sembrava tanto grande, ma dal passo incerto non capivo se fosse di qua o se fosse un turista come me. Il mio dubbio non durò che un attimo, mi bastò sentirlo parlare, anche solo sentirlo respirare l’aria vicina del mare, così come stava facendo. Si girò verso di me e mi guardò con un sorriso misto alla presa in giro e alla riverenza

“Certo che è di qua. Può venire con me, io sto andando là”. Quello che seguì a quelle parole fu stupore e meraviglia. Mi sembrò che per un attimo di tempo il mondo si fosse capovolto, che gli anni non fossero passati e che la linea del tempo non fosse mai esistita.

“Ma lei è…” azzardai senza che mi lasciasse finire la frase

“Un palermitano” mi sorrise

“No, no. Lei è…”

“Un vecchio palermitano..” mi interruppe di nuovo

“Lei è Paolo Borsellino…” la mia voce tremava e il mio passo era rimasto dietro il suo che avanzava più deciso. Indossava una polo verde e i suoi baffi non erano cambiati. Non un filo bianco aveva appesantito la sua figura cheBorsellino sembrava ferma a molto prima di… sì insomma, molto prima che…

“Allora ci muoviamo?” interruppe di nuovo i miei pensieri, mentre io, in preda a uno stato confusionale accelleravo il passo per raggiungerlo come i ragazzi corrono verso il pullman della gita scolastica.

“Non ci posso credere. Lei qui? Ma che ci fa qui? Non è… Sì insomma, lei dovrebbe essere..”

“Morto? Su avanti lo dica… o lascia sempre le frasi a metà lei?”

“Sì.. morto.”

“E allora? Lei mi vuole dire che non ha mai visto morti che camminano?” rise di gusto “Sa quanti ne ho visti io, persino quando mi guardavo allo specchio. Aspetti un minuto, sente che odore?”  il passo ancora più veloce, stentavo a stargli dietro. Si stava dirigendo verso uno stigghiolaro all’angolo della strada. L’odore classico di una Palermo indimenticata “Ecco, venga qua, così lo capisce cos’è che fa resuscitare i morti a Palermo”. Salutò il signore alla cucina e continuò

“Com’è che non l’hanno riconosciuta?” chiesi spaventato

“Chi?”

“Quel signore, com’è che non l’ha riconosciuta, tutti conoscono la sua faccia. Lei lo sa che oggi è il 19 luglio vero?”

“Lo so io, i miei baffi, le mie gambe, le braccia, il cuore. Sapesse quanto sono più leggeri da quel 19 luglio”

“Sa che tutti le farebbero una domanda al posto mio?”

“Come se già non me ne avesse fatte abbastanza vero?” rise ancora

022230303-f3ea872b-d5bd-4c70-ae55-234ff422d6ec“L’agenda rossa… Sì, insomma. Che fine ha fatto?”

“E come faccio a dirglielo? Se io le parlo del passato, le stravolgo il futuro e alla fine neanche il presente esisterebbe più. Non è importante l’agenda. Non c’è niente di più di quello che la gente non voglia vedere. Lei le sa le tabelline?”

“Le tabelline?” continuavo a sentirmi entusiasta da una parte e divertito dall’altra. Aveva questo modo di parlare di cose gravi caricandole di sarcasmo che adesso stavo riconoscendo

“Sì, le tabelline.”

“Certo che le so.”

“Ecco appunto. C’era questo nell’agenda rossa, nè più nè meno. Non c’era niente che non sapessero tutti e c’era tutto quello che per capirlo, per capirlo davvero, bastava fare due più dure. Pure oggi, lo sa? Pure oggi..”

“Pure oggi cosa? Si era distratto di nuovo perchè stavamo arrivando a piazza Magione

“Santa Rosalia che odore!”

“Quale odore?” mi girai intorno confuso cercando di sentire qualche odore proveniente da qualche cucina, ma non c’era niente, solo pietre, terra e sedie

“Ma lei da dove viene?”

“Da Treviso.”

“E non lo sente questo odore di zagara? Questo odore di sale, di sole e di terra bruciata? Ah che mancanza, che Paradiso”

“Sì, lo sento” gli sorrisi e lo guardai così felice come forse non lo avevo mai visto in televisione

“L’inferno è più saporito del Paradiso lo sa? E ogni tanto tornarci non fa male”

“Lei non ce l’ha con Palermo?”

“Con Palermo?” Rise della risata più fragorosa fino a quel momento. “E perchè?”

“Perchè non l’hanno saputa difendere. Perchè non l’hanno salvata. Sì, insomma, perchè… perchè è morto”

È bello morire per ciò in cui si crede; chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore Borsellinouna volta sola”

“Era qualcosa che aveva preso in considerazione”

“Io accetto, ho sempre accettato le conseguenze del lavoro che faccio, del luogo dove lo faccio e, vorrei dire, anche di come lo faccio. Lo accetto perché ho scelto, ad un certo punto della mia vita, di farlo e potrei dire che sapevo fin dall’inizio che dovevo correre questi pericoli. La sensazione di essere un sopravvissuto e di trovarmi, come viene ritenuto, in estremo pericolo, è una sensazione che non si disgiunge dal fatto che io credo ancora profondamente nel lavoro che faccio, so che è necessario che lo faccia, so che è necessario che lo facciano tanti altri assieme a me. E so anche che tutti noi abbiamo il dovere morale di continuarlo a fare senza lasciarci condizionare dalla sensazione che, o financo, vorrei dire, dalla certezza, che tutto questo può costarci caro”

“Non è mica così facile non avere paura. Non siamo tutti eroi. A volte abbiamo paura di tante di quelle cose così stupide, nella vita di tutti i giorni”

“La paura è normale che ci sia, in ogni uomo, l’importante è che sia accompagnata dal coraggio. Non bisogna lasciarsi sopraffare dalla paura, sennò diventa un ostacolo che ti impedisce di andare avanti”

“E’ per questo che non ce l’ha con Palermo?”

mafia-clipart-bigger-version-hi“Non ce l’ho con Palermo. Ce l’ho con Roma, con l’Italia, con l’Europa, con il mondo, perchè è là che stanno gli sciacalli, quelli che piegano la testa al malaffare, quelli che il malaffare lo rappresentano, lo articolano, lo vendono, lo spacciano, lo fanno sedere in Parlamento, nelle poltrone di potere..”

“Ma oggi c’è l’Antimafia e abbiamo fatto tanti passi avanti” rise in un momento come questo in cui non me l’aspettavo

“L’Antimafia funziona solo quando non combatte se stessa”

Si mise a parlare con un fruttivendolo che gli faceva assaggiare un pomodoro fresco di stagione. Mi raggiunse di nuovo e camminammo attraverso piazza Kalsa fino al mare

“Lo vede perchè non ce l’ho con Palermo? Guardi qua che bellezza, guardi qua che colori, che mare. Shh… lo sente”

“Cosa?” tesi l’orecchio

101“La confusione che c’è.. Il mare, i bambini che giocano per la strada, le macchine, i clacson, le lumache, l’autista per chi non digerisce, il limone la zagara e quello, lo vede quello?” indicò  una nava che stava lasciando il porto “Quello è il rumore più brutto di tutti, perchè quello è il rumore di chi se ne va, di chi non ce l’ha fatta, di chi ha scelto di non combattere o semplicemente di chi deve andarsene, perchè in qualche modo deve pure mangiare, deve lavorare per il sacrosanto diritto alla dignità umana, al rispetto, al nobile lavoro. Quello è il rumore più triste perchè deve suonare forte quella sirena e ci deve ricordare che tutti quelli che restano devono fare in mondo che loro tornino, che tornino presto, perchè un palermitano che se ne va non sarà mai cittadino del mondo, sarà sempre e solo un palermitano che vuole tornare. Le faccia ascoltare a tutti quelle sirene, e se ne venga qua quando sente di avere paura e immagini la paura di quelli che se ne vanno, quelli che domani mattina non lo vedranno più questo sole e si chieda se è giusto che lei debba avere paura e poi si concentri, perchè se qualcuno è rimasto è rimasto anche per loro e li deve fare tornare, li deve fare tornare”

“Ma se le cose vanno sempre in un modo, come possiamo credere che cambiaranno se quando qualcuno cerca di cambiare le cose poi muore ammazzato?”

“La vede quella bella femmina palermitana là, in fondo.. La vede?”

“Quella che prende il sole?”

“Sì, quella che prende il sole. Oggi lei la guarda e la vede come quella che prende il sole, ma gli uomini di qualche secolo fa sa come la vedrebbero? Come la donna che può votare, che può scegliere, che può dire quello che pensa, come la donna a capo di organizzazioni, di imprese, di ordini e quelle persone si chiederebbero “Ma che è successo?” Ecco perchè lei deve lottare lo stesso, perchè qualcuno prima di lei l’ha fatto per lei e le permette di essere libero, di camminare, perchè ha permesso a quella donna di votare, di essere considerata un essere umano alla pari con l’altro sesso, perchè lei ha libertà di dire come la pensa, di gridare sottovoce, di scrivere, di non smettere di parlare e la stessa cosa sarà per la mafia un giorno. Parlate della mafia. Parlatene alla radio, in televisione, sui giornali. Però parlatene. E prima o poi farà tanto di quel rumore che non ve lo immaginare… Ma il vero problema della mafia non è la mafia.. sono i mafiosi”

“Quelli sì che fanno paura. Spero di non incontrarne mai” lui rise di nuovo

“Lo vede… E’ questo il problema. La gente deve smettere di lottare contro la mafia come un concetto astratto. La
imagesgente deve lottare i mafiosi che non sono le braccia armate delle campagne, i mafiosi sono in mezzo a tutti, il fruttivendolo, l’impiegato delle poste, il parlamentare, il panettiere. Noi tutti possiamo essere mafiosi, persino i picciriddi che si danno appuntamento alle tre del pomeriggio per  sistemare quella litigata a scuola, persino quelli sono mafiosi e mi creda, tutto si riduce alle madri e ai padri. Una madre che prende per le orecchie un figlio così e lo mette in carreggiata avrà creato un uomo pulito domani. Un genitore che va a rimporverare un insegnante perchè rimproverando un ragazzo lo ha ferito psicologicamente, sarà il genitore di un uomo che penserà che la vita, la libertà e i suoi desideri gli saranno dovuti e se li prenderà, nel bene e nel male,e per farlo userà tutti i mezzi. La mafia è la prepotenza dell’egocentrico che vuole possedere, che vuole essere… Questa è la mafia. Eccolo. Siamo arrivati” abbassò il tono della voce e mi guardai intorno, ma non c’era niente, solo prato e terra. Lui si chinò e cominciò a scavare con le mani

“Ma che sta facendo?” mi chinai a mia volta

“Lei è la persona che fa più domande che io abbia mai conosciuto e mi creda ne ho conosciute di persone che fanno domande!” finì di scavare e con mia estrema sorpresa tirò fuori un pallone da calcio. Era ricoperto di terra, ma lo ripulì con le mani e con la maglietta. Quando finì lo guardò soddisfatto “Eccolo. Ecco il motivo per cui sono venuto”

“Un pallone?”

1992-Giovanni-Falcone-e-Paolo-Borsellino_h_partb“Il pallone. E’ mio e di Giovanni Falcone. E’ così che ci siamo conosciuti ed è così che ci siamo divertiti e mi creda, il Paradiso è proprio un bel posto, ma i palloni di Palermo sono tutti un’altra cosa!”

“Giovanni Falcone?”

“Giovanni” ripetè

“Ho letto nel maggio appena trascorso quello che lei ha detto dopo la sua morte”

“Oh me lo ricordo bene. Ci sono tante teste di minchia: teste di minchia che sognano di svuotare il Mediterraneo con un secchiello… quelle che sognano di sciogliere i ghiacciai del Polo con un fiammifero… ma oggi signori e signore davanti a voi, in questa bara di mogano costosissima, c’è il più testa di minchia di tutti… Uno che aveva sognato niente di meno di sconfiggere la mafia applicando la legge”

“E’ triste. E mi riporta a chiedermi ancora perchè lottare”

“Chi sta correndo sa che suderà, altrimenti non sarebbe un bravo corridore. Chi sta guidando, sa che le ruote gireranno, altrimenti no riuscirebbe a muoversi. Chi sta vivendo deve lottare, altrimenti sopravviverebbe e che gli resterebbe da fare? Quattro aperitivi, quattro giornali scandalistici, un poco di sole in estate e miliardi di minuti da aspettare. Ma chi lotta lo vede che fa? Si gode la vita, se la fa sotto, continua a camminare, ma torna…se lo torna aKONICA MINOLTA DIGITAL CAMERA prendere quel pallone, perchè le persone che lottano con te non te le dimentichi”

“E’ questa l’amicizia”

“L’amicizia non esiste ragazzo. L’unica persona di cui ti devi fidare è la tua mano, là inizia la tua fiducia e là finisce, un circolo, chiuso, sbarrato”

“Ma lei e Giovani eravate amici”

“Quella è la fratellanza è un’altra cosa. Se tu cammini lungo una strada e credi che il verde sia verde e lungo la strada incontri un’altra persona che come te pensa che il verde sia verde, allora vi unite e credimi l’arcobaleno diventa più forte più carico, perchè si carica di un colore in più. Ma è questa l’unica amicizia possibile, la fratellanza, il riconoscimento di una persona che crede in quello che fai perchè ci crede anche lui. Gli adulatori, i falsi amici, tutto il resto sono pericoli, minano il tuo cammino e ti scorticano le spalle”

“Ma come ha fatto a non avere paura?”

“Ho avuto paura ogni giorno, esattamente ogni giorno. Ma ho avuto una strana cosa, l’incoscienza di pensare che se stavo qua su questa terra, forse qualcosa di buono la dovevo combinare. A proposito, ora devo andare. E’ tardi e le donne non si fanno aspettare. Lei lo sa che le donne non si fanno aspettare vero?”

“Le donne?”

“Ho promesso ad Agnese un pranzo sul mare e non me lo voglio perdere”

“Sa che Agnese Borsellino è stata la donna che più ho ammirato? Non è mai diventata il fenomeno Borsellino, è rimasta sempre sua moglie, solo sua moglie e mi ha fatto credere che forse l’amore esiste. Giudice Borsellino, ma secondo lei l’amore esiste?”

07borsellino“Esiste tutto quello in cui crediamo e otteniamo solo quello per cui lottiamo, ma deve essere così, come questa terra” strinse un pugno di terra lasciandone cadere un po’ dalla mano “Semplice.. E la giustizia non è semplice, la giustizia ha bisogno di soldati della legalità e questi soldati spesso muoiono, perchè la legge non è uguale per tutti, almeno fino a oggi… Ma se lei crescerà dicendo di no, se i suoi figli cresceranno dicendo di no… Allora duecento pietre costruiranno una nuova cattedrale e quello sarà l’inizio di un nuovo mondo. Torni nella sua terra e dica a tutti che Lei la mafia non l’ha vista a Palermo, perchè ha capito che la mafia la può vedere dovunque, nella sua città, nel suo comune, nei comuni a un chilometro e in quelli a cento chilometri, ma gli dica che a Palermo ha trovato una conca piena di sale grosso, di passioni consumate e di dolcezze amare come questo sole che dalle altre parti quasi non esiste e che tutte le ferite prima o poi dovranno essere curate”

“Mi ricorderò per sempre di questa giornata.. non la dimenticherò mai…”. Mi sorrise e fece per andare via, poi rallentò il passo, si guardò intorno e tornò indietro, si piegò verso di me e sottovoce mi disse “Non è che per caso ha una sigaretta?”

Un messaggio dal tuo tempo

Quando il tempo confonde il battito del cuore con quello del resto del mondo, credi di dovere ritrovare il ritmo giusto, di adeguarlo al resto, di aspettare che il respiro perfetto ti ridia la forza di correre con lo stesso passo degli altri. Poi ti accorgi che niente di quello che aspetti forse è davvero quello che volevi, e che il destino, lungimirante, sapeva che non solo non era quello che volevi, ma non era neanche quello di cui avevi bisogno. Questo video deve essere ascoltato, letto, respirato, vissuto, quando siete da soli, quanto potete fare esplodere la musica di sottofondo che lo accompagna, come se ogni parola fosse sottolineata con il respiro del fuoco e l’esaltazione di uno stato che raramente si riesce a raggiungere.

Qualunque sia il concetto che voi abbiate di Dio, consideratolo come la natura, come un Dio cristiano o come chiunque possa rappresentare qualcosa in cui credete, perchè perdere le cose belle della vita solo perchè impegnati a ricordare i limiti che ci dividono per razza, lingua, religione, credenze, è solo una grande perdita di tempo. L’unica vera cosa che ci unisce sono le differenze che ci fanno diversi, unici, riconoscibili in un mondo di clonimat2

Tu che cammini stanco lungo la stessa strada di ieri perchè hai perso la voglia di percorrerla. Che hai cucito addosso una maglietta che ti sta bene perchè ha la convenienza e l’emozione con cui scendere a compromessi per andare avanti. Tu che pensi che basterà questo per renderti felice, basterà quella misura giusta, ma ripensi ancora a quella maglietta che vorresti avere il coraggio di riprovare e non ne hai il coraggio, perchè hai paura di rischiare, di restare di nuovo nudo

mat7Tu che stai correndo perchè hai imparato che chi va piano nella vita a volta rischia di dimenticare persino il suo stesso nome e allora corri, corri, corri, per non pensare, perchè sai che il rumore del vento contro il finestrino spalancato dell’auto si sposerà alla musica dell’autoradio e sarà perfetto, sarà come se la musica ti leggesse dentro e come se il vento lo sottolineasse e non saprai mai se sarai o meno felice, ma sai che riesci ancora a emozionarti e allora alzi ancora di più il volume della radio e ti godi la strada, ti godi la vita, di godi la meta

Tu che stai ridendo davanti a un panino, perchè l’ora di pranzo è appena arrivata e il lavoro ti ha stancato talmente tanto che speri che la pausa duri ancora di più del tempo che ti è concesso, ma non ci pensi più del dovuto perchè sei impegnata a ridere, a raccontare, a respirare nei racconti deglimat3 altri, nelle loro storie, nei loro occhi e saprai che questa sera avrai vissuto un altro tassello di questo puzzle così incasinato della tua vita che, sarà ancora un caos, ma che è tuo e sai che se tornassi indietro rifaresti ogni singola cosa sbagliata, ricrederesti in ogni singola persona, non avresti cura dei consigli degli altri perchè ti avrebbero sì condotto a un destino migliore, ma non ti avrebbero permesso di sporcarti le mani di lacrime, di passioni, di desideri, di baci mozzafiato, di respiri rubati, di attese infinite, di telefonate, di litigi silenziosi e riappacificazioni melodiose. E ne sei sicuro. Sì. Rifaresti tutto.

E a te, che ora leggi queste pagine, che ti chiedi in quale di queste persone tu possa identificarti. Eccoti il tuo di tempo. Quello che prendi per te. Oggi. Domani. Il giorno dopo ancora. E lo farai proprio nello stesso momento in cui ti renderai conto che ogni parte di te è una parte di tutti loro, di ogni singolo esempio, di ogni singolo caso, in ogni canzone che sentirai ci sarà una parte di te, una parte di lei, una parte di lui. Dei tuoi ricordi. Del tuo presente. E ti renderai conto che non ha senso continuare a vivere nel ricordo di un sublime passato, poichè la vita è fatta per andare avanti e forse quel passato è bello proprio perchè è chiuso in un tempo finito. Può sempre accadere che il passato torni a essere futuro, ma è una magia che spetta a quel silenzioso tessitore che si chiama Destino e che tu lo voglia o no, qualsiasi sia il nome che hai deciso di dargli, l’unico meraviglioso ruolo che potrai avere in questa vita sarà quello di essere artefice delle strade che sceglierai, degli errori che ti porteranno ad amare ancora di più questa meravigliosa partitura che ti incanta di infinito e di terreno e che dovunque, in ogni luogo, il mondo chiama vita

mat4Resta un essere sopra le righe, le tue righe!

Sorridi quando gli altri si chiedono che cose ti dia ancora la forza di farlo.

Muoviti come in una danza per fare del tuo corpo un’altra voce sensuale, confusa, inimitabile. Un messaggio dal tuo tempo. Un messaggio per ogni tempo

Scrivi anche se non riuscirai a fermarti. Scrivi di notte, al buio quando c’è solo una piccola luce e sai che sarà sufficiente. Che ti basterà. Scrivi sempre, anche quando gli altri ti regaleranno silenzio, perchè non avrai niente da rimpiangere. Perchè capirai che hai scritto talmente tanto che hai portato su l’anima, l’hai buttata sulla carta anche per tutti gli altri. E non importa se resterà il silenzio dalla bocca da cui attendevi parola. Perchè quello che hai scritto farà talmente rumore che non ti sentirai mai sola e alla fine sarà proprio quel rumore che arriverà fino all’altra parte del mondo. Un rumore che qualcuno ascolterà senza sapere che è nato là dove c’era silenzio e allora, sorridendo, leggerà tutte le tue parole. Riderà con te. Navigherà nei tuoi giorni, nelle tue storie, nelle tue lacrime, in ognuna delle tue parole e ti troverà.mat5Cavalcherà i cieli e i destini avversi e, al tramonto di tutti i giorni tristi, ti spoglierai di ognuna di quelle pagine, veli su veli e resterai nuda.. Ti sentirai divertita e il solletico del vento sulla riva del mare ti renderanno bambina di sorrisi e donna di desideri e all’improvviso sentirai un rumore nuovo, una bocca di parole che avevi dimenticato in un sogno di troppi anni fa. Avrai persino paura di voltarti, ma sentirai il passo impercettibile delle orme che infrangono onde, sabbia e vento. E un tocco, Quel tocco. E finalmente sorriderai

Foto di Matteo Nardone

Il bacio tanto atteso – Venere e Giove allineati nel cielo

Si avvicinava ogni notte di più. Ogni giorno la sognava e sapeva che, sebbene distante, lei lo avrebbe atteso. Aveva immaginato le sue notti, il suo angolo di cielo. Aveva immaginato di cavalcare una distanza che non poteva essere superata. Lei non poteva voltarsi, non riusciva a muoversi, ma sorrideva e lo sentiva sempre più vicino. Lo capiva da quel piccolo pianeta terra che ne parlava da giorni e da tutti quegli occhi che continuavano a guardarla. Preannunciato da una notte dal tramonto rosa, quel giorno era arrivato e l’incontro era attesa, era speranza, era vicinanza, finalmente. Guardò un attimo in giù e vide miliardi di occhi umani rivolti al cielo e per la prima volta una stella capì cosa significasse una trapunta di luci, di colori, di sogni, di speranze e capì quanto la sua attesa fosse condivisa, ammirata, desiderata e sorrise pensando al popolo di sognatori che dovevano tenere il naso all’insù per continuare a sperare. In un attimo li ricordò  avvinti dal sangue, dalle lotte e dal dolore e stentò a riconoscere in loro gli stessi occhi che ancora erano capaci di meravigliarsi per un bacio distante chissà quanto tempo e quanto spazio al di là del loro cielo. Lui le fu accanto e respirandola in uno stesso angolo di cielo si posò su di lei. Rosata di vergogna e d’attesa lei lo accolse incredula che finalmente il tempo li avesse ricongiunti e ricordò a se stessa le lacrime che aveva versato, i giorni in cui lui era stato così distante tanto da non riuscire neanche a immaginarlo. E sorrise. E pianse. E rise. E tremò. L’attesa non era stata vana e miliardi di occhi all’insù avrebbero testimoniato che solo i più grandi amori creano nel firmamento il sublime spettacolo di un incontro che non aveva tradito l’attesa e l’incanto di chi, dietro agli occhi, aveva dimenticato per un attimo tutto il dolore e aveva sentito dentro al cuore l’incanto di un infinito sentire

giove e venere

I miei libri

I miei libri

Lucia Bonelli (bocilla)

Da quando l’universo ha preso forma le domande dell’uomo sono rimaste le stesse. Dolore e paura, ansia e gioia, forza e debolezza; tutto insieme, tutto quello che ci dà il nome di 'uomini'. Eppure sentiamo di essere qualcosa di talmente complesso, da non poter essere compresi. Poi un giorno apriamo un libro e troviamo una frase, una parola, una poesia, che sembrano elevarsi da un posto sconosciuto fino a noi, come a dirci: “Anch’io sono come te”. Ho capito che la consapevolezza che non siamo soli, ci dà la forza per riconoscere la nostra individualità. Il tutto per il niente, il niente per il tutto… sembra un controsenso, ma nella vita si comincia a vivere solo quando si assapora davvero qualcosa e non riusciamo mai ad assaporare qualcosa se non ne conosciamo l’esatto contrario. È per questo che ho iniziato a scrivere, per sentirmi parte di questo tutto, tanti anni fa. Poi mi sono fermata perchè credevo che per dire qualcosa agli altri si dovesse essere esemplari, perfetti, unici, ma non è così. Un giorno ho letto uno scritto del Manzoni, che parlava proprio di questo. Da allora ho capito che quando cerchiamo di dare coraggio a qualcuno, anche se non l’abbiamo, è coraggio che possiamo dare, poi, poco a poco, cominceremo ad averne anche noi. La bellezza della vita sta nell’essere se stessi, pregi, difetti, percorsi e destini. Poca importanza hanno le persone che ostacolano il nostro cammino, poichè sempre dovremo ricordare che chi si occupa della vita degli altri è chi non ha trovato ancora piacere nella propria. Ma su questo sito c’è posto anche per loro. Non importa la strada che percorriamo. La strada è la meta. Vi auguro buona navigazione, ma fate attenzione: le parole sono solo parole se non le ascoltate con il cuore

Lucia Bonelli, detta Bocilla

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