Se ti perdo al di là della ragione,
cercami oltre.
Non ti fermare alla mia assenza,
non tenere il distacco del mio tempo.
Oltre, cercami oltre.
Se mi consegni un dolore che fa parte delle tue paure,
crei un solco in cui perdo il contatto del corpo,
il sollievo del tocco,
il mistero del sonno.
Se sei artefice del mio dolore,
sconfina il distacco,
proteggi il mio corpo,
risana la crepa.
Arriva oltre le mie paure,
consegnati ai tuoi sbagli,
perdona i tuoi errori.
Inginocchiati al sacro fuoco
di un concerto spento,
musica stonata in un mondo disconnesso.
Scavalca ogni accordo,
travalica le pause, i respiri,
le armoniche spezzate e i violini stesi al sole.
Riconosci l’incavo del mio piacere,
sospeso tra il bianco e nero di un pianoforte scordato.
Cerca ancora la melodia,
non ti arrendere.
Correggi in un respiro il nostro canto sconnesso.
Mi troverai.
Lì,
esattamente lì, oltre un tempo che non esiste,
a un soffio dalla pelle ancora prigioniera di un sensuale vibrato,
lasciva di suoni pieni e armoniche dissonanze.
Tremerò,
tremerò ancora sapendo che il tuo tocco sarà a un fiato dal mio respiro.
Oltre, cercami oltre

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