Lucia Bonelli

Sogna e lascia vivere

Il tempo ritrovato – Intervista a Babette Brown

 

Ci sono persone che vorresti conoscere meglio, altre che sono come occhiali da sole in una giornata di pioggia e altre ancora che sono il sole, in quella pioggia. Quando si leggono le parole di Babette Brown, è questa l’impressione che si ha, nel bene e nel male. Arrivi in punta di piedi, chiedi permesso e in due parole rompe gli schemi. Riesce a essere intensa come un capitolo che in qualche modo ti lascerà un segno, e pungente come chi dice le cose esattamente come stanno, senza girarci troppo intorno.  In un mondo come quello in cui circolano scrittori e lettori, è facile elevare le persone a falsi miti, per poi farle crollare in un secondo. Babette, invece, resta, c’è, agisce, coordina, propone, incita e riprende, ma soprattutto, sogna, sempre. Oggi le mie parole sono superflue, quindi, lasciamo parlare lei… Prima di leggere l’intervista vi ricordo dei riferimenti importanti:

1) Babette Brown e la sua scrivania. Se potessi scegliere una vista, cosa si vedrebbe dalla finestra di fronte alla tua scrivania?

Sono già fortunata, perché dalla mia finestra vedo parte del giardino e, oltre la strada, il parco del laghetto. Certo, se ci fosse una di quelle spiagge candide, con l’acqua azzurra… Magari, con un unicorno che legge il giornale e un drago che fa il bagno.

 

2) Il libro che non vorresti avere letto, perché ha toccato qualcosa in te che non volevi sfiorare?

Non mi è mai accaduto. Penso che sarebbe stato devastante. Ho l’abitudine di analizzare me stessa in continuazione, di ritornare su frasi dette e azioni. Cerco sempre di spiegarmi a me stessa, con un lavoro che talvolta fa soffrire.

 

3) Chi è Babette Brown? In una frase raccogli qualcosa di te che vada al di là dell’anagrafica, della forma delle tue labbra e del colore dei tuoi occhi.

Una vecchia signora, cui viene da ridere, quando si guarda allo specchio. Perché vede sempre una ragazza di sedici anni e questo rende problematico il trucco e parrucco.

 

4) Aiutare gli altri? Passione e inclinazione naturale o mestiere che a volte stanca più di quanto dovrebbe?

Inclinazione naturale. Mi viene spontaneo. Sono accudente nei confronti degli amici, ma anche di perfetti sconosciuti. La motivazione? Decisamente egoistica: mi fa sentire bene.

 

5) Lavorare a un libro che è lontano dal tuo modo di pensare in tutto e per tutto, interferisce sulla riuscita del lavoro?

Leggere e recensire un libro del genere mi fa sudare sangue. Sento tutto questo come una violenza. Il lavoro diventa ostico, ma lo vivo come una sfida da vincere, a qualsiasi costo.

 

6) La parola che ti è mancata nella tua vita?

Manca alla vita di tutti: gentilezza. Il mondo in cui viviamo è molte cose –bellissime e orrende- ma non è un mondo gentile. E ormai, ho perso la speranza che possa diventarlo. Nella mia piccola oasi di umani e animali, la gentilezza vive ogni giorno, ma non basta.

 

7) Una carriera ti ha fatto diventare professionista della parola, credi che oggi si possa diventare auto-professionisti della parola o l’indotto editoriale, percorso universitario, curriculum lavorativo, siano ancora fondamentali?

Credo che siano ancora fondamentali. Certo, se leggi l’elenco dei libri di successo per vendite e recensioni positive, ti rendi conto che la mia affermazione è vana ed elitaria. Sembra che l’analfabetismo di ritorno abbia colpito non pochi autori e troppi lettori.

 

8) La citazione che intrappola il tuo ricordo più triste?

“Alcuni dicono che la pioggia è brutta, ma non sanno che permette di girare a testa alta con il viso coperto dalle lacrime.” È di Jim Morrison. Lo so, ti saresti aspettata il Bardo o un altro famoso scrittore. A me va bene così, ricorda un giorno di tristezza assoluta. E nota che, di solito, piango per i cuccioli feriti, per i film sentimentali, quasi mai per me stessa.

 

9) La citazione che accoglie il tuo ricordo più felice?

“La felicità è un cucciolo caldo”. È Charlie Brown che parla. 18 marzo, di tanti anni fa. Al canile municipale, stringo a me un cucciolo di cane. Caldo, morbido. Il cuore che batte sotto la mia mano. Una testa che si appoggia fiduciosa. Un momento di perfetta felicità.

 

10) Il primo animale della tua vita è arrivato per necessità del cuore o per casualità del destino?

Necessità del cuore. Trasferita in una città sconosciuta, in mezzo a persone sconosciute, la mia prima gatta ha creato la “casa” intorno a me.

 

11) Il personaggio letterario che vorresti conoscere?

La volpe de “Il piccolo principe”. Ci assomigliamo. Potremmo chiacchierare per ore.

 

12) L’autore che ti ha insegnato molto?

Attingo a ricordi lontani. Alessandro Manzoni. Impossibile fare a meno della sua lingua, del suo rigore e del suo stile. Odiato a quindici anni. Idolatrato a diciotto. Un amore che non finisce.

 

13) Il sesso nella letteratura crea falsi miti, condanna all’insoddisfazione reale o aiuta la fantasia e supporta il reale?

Un po’ e un po’. Certo che crea falsi miti! Però supporta la nostra fantasia e ci fa sopportare una routine che non ha molti voli pindarici (sono single da secoli, eh!).

 

14) Se dovessi scegliere fra due romanzi finalisti di un concorso in cui il tuo voto è decisivo ed entrambi sono perfetti nella forma, nell’espressione, nell’intreccio della trama e nell’emozione che ti hanno lasciato, quale genere sceglieresti fra l’erotico e il fantasy?

L’erotico: mi diverte di più. L’ho già detto che sono egoista?

 

15) Hai la possibilità di aprire una libreria immensa. Il locale è libero, devi scegliere solo il nome e tre collaboratori. Che scelte fai?

Il tempo ritrovato. Tre librai di una volta, quelli che conoscevano ogni libro, perché lo avevano letto e ne avevano parlato con altri appassionati.

 

16) La libreria, più luogo di vendita o più associazione dinamica di incontro lettori-scrittori?

Se non diventa un luogo di vendita (e vende bene), non può permettersi di essere anche un’associazione dinamica (mi piace il termine!) di incontro fra lettori e scrittori. Ricordo la Libreria Croce, a Roma, variegato approdo di chi scriveva e di chi leggeva. Serate indimenticabili (ero una ragazzetta e mio padre mi portava perché gli facessi “da spalla”) La libreria ha chiuso, ma Remo Croce rimarrà sempre nel mio immaginario come uno stregone benefico che faceva apparire storie meravigliose. E tu potevi parlarne con chi le aveva scritte. Ho ancora i brividi.

 

17) Il desiderio che porti nel cuore?

Tornare all’età di sedici anni, con la testa di oggi, e vivere mille anni. Troppo, vero?

 

18) Stroncare sempre con eleganza o lasciarsi andare ed essere ruvide come noi donne a volte riusciamo ad essere?

Dovrei dire “stroncare sempre con eleganza”, ma quando leggo congiuntivi sbagliati e avverbi di modo in –ente, mi sale la voglia di strage. Afferro la mannaia e… D’accordo, qualche volta sono ruvida.

 

19) Cosa paga nella vita? La sincerità a ogni costo o sapere tacere al momento giusto?

La sincerità a ogni costo mi urta il sistema nervoso. Non sempre “si deve” essere sinceri. Se ferisco qualcuno, preferisco un’omissione o un’onesta menzogna. Saper tacere, in questa epoca in cui tutti parlano (e molti a sproposito), è un’arte. Dovremmo farne tesoro.

 

20) Cosa ti porti dentro della professione che hai svolto per tanti anni?

Il gusto per le belle parole. La necessità di tornare ai classici, periodicamente, quasi come se dovessi ritemprare le forze. La poca (scarsissima) pazienza nei confronti di chi non studia, pur avendone la possibilità.

 

21) Cosa ti ha deluso di più della tua professione?

Partiamo dalle “cose solide”: gli insegnanti (e i dirigenti scolastici) sono pagati una miseria. Detto questo, le delusioni più feroci sono venute dalla scarsa considerazione di cui godono coloro che insegnano. Ricordo la venerazione di cui erano circondati i maestri e i professori, quand’ero bambina (Paleolitico Superiore). Niente di tutto questo si riscontra ai giorni nostri. Laudatrix temporis acti? Perché no, ho una certa età.

 

22) Si può amare una sola persona per tutta la vita, nonostante il tempo che passa, nonostante l’impossibilità di vivere quel sentimento o nonostante la morte?

Umilmente: non lo so. Non ho esperienze personali da far valere. Ho solo una coppia di amici, Franco e Serena. Viaggiano verso i sessant’anni di vita insieme e si amano teneramente. Allora, dico sì, è possibile.

 

23) Che cos’è l’amore per Babette Brown?

Complicità, tenerezza, passione, amicizia, interessi comuni… e qualcosa di diametralmente opposto che faccia litigare ogni tanto.

 

24) La famiglia può tarpare le ali o la passione, se è vera, non conosce umiliazioni, scoraggiamenti né offese, e prima o poi spicca comunque il volo?

La famiglia è un nido caldo, ma può essere anche una prigione. Parli di passione “vera”, io contrappongo la parola “dovere”. Quella che mi ha frenato quando sarebbe stato il momento di spiegare le ali.

 

25) Il tuo consiglio a un autore al di là delle tue collaborazioni, della tua professione, di ogni possibile offesa, gli diresti di affidarsi a una casa editrice per la pubblicazione digitale o gli diresti di firmare con una casa editrice solo per il cartaceo distribuito?

La seconda che hai detto (eheheh). Cartaceo distribuito? Casa editrice. Pubblicazione digitale? Self-Publishing.

 

26) Tutti hanno bisogno di Babette Brown, ma Babette Brown di chi davvero non potrebbe fare a meno oggi?

Delle mie moschettiere: Teresa Siciliano, Maddalena Cafaro, Federica D’Ascani, Lia Winchester, Macrina Mirti, Amneris Di Cesare. E di alcune amiche, forti guerriere.

 

27) Hai una macchina del tempo davanti a te, non hai tempo di salutare nessuno, puoi solo scegliere con chi essere, dove essere e in quale tempo. Dove ti porta la fantasia Babette Brown?

Domani, sempre domani. Ovunque in questo nostro mondo. E con chiunque. Purché possa rimanere sempre me stessa

Il Fantasma Bianco

17796712_1844003799153539_7806468518198340998_nMaggio del 1980. Elisa e la sua classe partono per una gita scolastica alla Fiera del Libro di Torino. Niente, dopo quel giorno sarà più lo stesso. L’ incontro con l’anziana custode di un grande libro e la scoperta della leggenda del Fantasma Bianco, cambieranno per sempre la vita di Elisa. Nessuno è più importante di un sognatore, perchè solo chi è capace di sognare permette al mondo di sopravvivereIl Fantasma Bianco, pubblicato in precedenza come la ragazza che salvò i sogni, torna nella sua veste originale. La prima edizione cartacea del racconto è conservata alla Biblioteca Comunale di Palermo in Casa Professa

La leggenda narra di un fantasma bianco, che vaga alla ricerca di ciò che non è più. Un amore impossibile, nella possibilità della ricerca di se stesso. Un velo bianco identifica un’anima leggera, ostinata nella ricerca di ogni lacrima che si perde nel vento. È questa la storia che da anni e per generazioni si racconterà: la leggenda del fantasma bianco, prima realtà per occhi che non hanno mai creduto, porto di arrivo per coloro che nel sogno hanno continuato a vagare senza meta, rivelazione per te, che adesso stai leggendo la sua storia

Lucia Bonelli, classe 1979, fa della scrittura la sua ragione di vita. Sarcastica e impavida nel dire ciò che pensa, pratica lo sport della fuga da ciò che non le piace e non la convince, rifuggendo falsità e doppi giochi.

Ha pubblicato Falsi principi azzurri, un manuale umoristico sulla ricerca del vero amore. Scrive sotto pseudonimo racconti e romanzi e fa dell’ironia il suo stile di vita, dissacrando problematiche quotidiane. Ha aperto un blog che considera la clinica riabilitativa per la sua vita in fuga perché a cattivo gioco non fa buon viso. Ha scritto per quotidiani e periodici

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La Regina Della Tela

https://www.facebook.com/lucia.bonelli1
Opera dell’artista lucana Lucia Bonelli https://www.facebook.com/lucia.bonelli1

Sospende l’attesa quel desiderio disteso al sole del nuovo giorno. Sorride ruffiana al piacere del mondo che la sfiora, che la cerca, che non la trova, non la trova mai. Cento colori, venti rubini, foglie d’autunno, riflessi sublimi. Tutto in un quadro, senza cornice, senza confini. Rosso del fuoco, giallo di tela, sfiorano gli occhi, sospira la sera. Verde d’un bosco, azzurro  di speme, si accende l’autunno fra tutte le tele. Corre deciso, scivola sulle spalle… nude di vento, danzano come farfalle. Bronzo prezioso, oro sublime, scivola sull’olio, sul collo e sulle cime. L’argento sposa il  bianco, proteggendolo come fosse stanco. Concerto di colori fra cento capolavori. E’ l’occhio sognatore, che cerca il nuovo albore. La trova… distesa sul’altare fra le mani di vernice, indecisa fra le pieghe del nuovo getto di colore. E’ una donna. E’ un bagliore. E’ un riflesso sulla tela. Si avvicina l’emozione. Si concede al desiderio di parlare con il tempo e, nel tempo,  è un incanto quella bocca, fra le labbra è il paradiso. Un dipinto, solo un sogno, sul calare della sera. E è un incanto, di luce accesa, che nessuna forma cela, perchè lei, o amati occhi, è la regina della tela

Il Creasogni – Lasciate che i vostri sogni parlino di voi

C’è un libro fatto apposta per te“. E’ iniziata così la storia tra me e quel libro che sarebbe entrato di diritto fra quelli del mio cuore. Mi sono sentita accendere di quella speranza che solo chi si è perso almeno una volta nella vita fra pagine indimenticabili potrebbe capire. Ho cercato la sinossi del libro, ho visto la copertina e dentro, sì dentro, ho sentito qualcosa. Inizio subito dicendovi che qualsiasi recensione del mondo non potrebbe darvi lemozione che potreste provare dimenticando per un paio di giorni tutto il resto del mondo, spegnendo il cellulare, avvolgendovi in una vecchia coperta con Il Creasogni fra le mani e il cuore in libertà

Mi raccomando però, dimenticate davvero ogni altra cosa e fidatevi, proprio come recita la prima pagina di questo libro:

“Però glielo ripeto, si deve fidare, altrimenti non andiamo lontano”

Mi sono sentita come Ettore, il protagonista di questa incantevole storia. Dimentica di me, dei miei sogni, spenta in un non tempo che aveva portato con sè anche la memoria di tutti i sogni che erano stati miei. Ettore era solo, anche se per ogni persona del paese questo strano uomo era la chiave dell’immaginazione, delle possibilità… era lui: Il Creasogni. Più andavo avanti con la storia, più Ettore era ognuno di noi, in prima persona ero io, eravate voi, siamo noi, ognuno di noi. Sì, proprio in quei momenti… quando il dolore viene curato solo solo dal metodico scorrere del tempo, del non tempo. Quel momento in cui quello che è successo ci porta come ospiti e non protagonisti di una vita che abbiamo chiuso dentro e che non riusciamo più a immaginare per noi stessi. Dentro però abbiamo talmente tanti sogni da potere creare infiniti paradisi per tutti coloro che potremmo aiutare. Sempre che la gente non chieda troppo, sempre che non siano troppo esigenti, che non ci facciano diventare burberi, perchè in quel caso allora scatta subito la buona intolleranza delle anime che hanno sofferto

 

Concentrarsi sulle storie degli altri, creare i sogni più belli, sarebbe stata la soluzione. Il Creasogni dentro di noi risponde al dolore, ai ricordi che fanno male, alle speranze che temiamo restino tali per sempre. E così che Ettore trovava in quel modo meraviglioso di vivere, la chiave per andare avanti

 

E non ci sono parole e non ci sono sguardi, o mani, occhi nè lacrime che potrebbero raccontare quello che sente un cuore che ha tanto sognato e che ha lottato contro chi riteneva che i sognatori fossero folli, leggeri, inconcludenti, esattamente nello stesso momento in cui tu sei consapevole che la sola forza dei tuoi sogni sarebbe un’arma talmente potente che se solo un altro sognatore si fosse unito, allora insieme avreste dato vita ad un piccolo esercito così potente, tanto da dimostrare al mondo intero che solo un grande sognatore ha in sè il potere di cambiare il mondo. E allora asciughi le lacrime, te ne freghi. Mangi paure, ricordi, parole, frasi fatte. Sei consapevole che niente è più divertente del fermarti ad ascoltare chi è maestro di giudizio solo per criticare e dare aria al vuoto, e sorridi, ridi, gioisci dell’essere ancora capace di non scendere a compromessi con chi vorrebbe che il mondo diventasse il Nulla, esattamente come temeva l’Imperatrice Bambina ne La Storia Infinita e tu, sì, proprio tu, ti ritrovi come Atreyu, e ci stai, sei disposto a deporre ogni arma, ogni zavorra che tenendoti ancorata al passato sarebbe per te e per la tua corsa, un peso contro la corrente dei sogni, e parti e sogni e vivi.

E così sei con Catello, scappi, fuggi, ricominci a fidarti. Qualcuno grida Quattroooooooo, qualcun’altro non si ricorda più il colore dei propri occhi, qualcuno ancora ha paura di tutto quello che ha dimenticato e pur di salvare chi ha bisogno si ritrova in pericolo, soffocato nella morsa di quei maledetti signori del niente, quelli che uccidono, che rompono i fili della vita, quelli che tormentano questo cielo di lacrime, sangue e dolore.. e tu sei lì, non puoi scappare, hai paura e ti chiedi perchè hai sognato tutto questo tempo e hai così paura tanto da non riuscire a ricordare i sogni che hai creato per gli altri… Ed è proprio quello il momento in cui sai che sei salvo, perchè fra tutti i sogni che hai lasciato in giro, ci sarà sempre chi ne troverà un pezzo, un segno, una traccia e in quella traccia riconoscerà un po’ di te, si prenderà tutti i sogni, anche quelli intrappolato fra gli alberi, se ne prenderà cura e seguendone le tracce, arriverà fino a te, pronto per essere salvato e sì, proprio allora,i tuoi occhi ritroveranno quella luce a lungo dimenticata e il colore che a lungo era rimasto nascosto lontano dal tuo tempo…

Quindi, cosa dirvi de Il Creasogni se non tutto quello che ho solo cercato di suggerirvi fino a ora? Ah sì, forse una cosa, un’ultima cosa, la più importante, c’è. Non abbiate paura di sognare, ma soprattutto non abbiate paura di perdervi e di provare quella strana sensazione che vi fa desiderare di cancellare tutto il vostro passato, per potere ricominciare, per potere avere una vita nuova, oh no.. non abbiate paura di questo, perchè saranno proprio quei sogni che avrete lasciato lungo la strada, che riusciranno a fare sì che un’altra parte di destino vi troverà, vi prenderà per mano e vi porterà in salvo. Non c’è niente che vi possa davvero salvare dalla vita, se non la vita stessa… e quando vi chiederete come ha fatto a ritrovarvi quel filo della vita, beh, non abbiate dubbi, perchè la risposta sarà e solo una…

“Ho visto il sogno che avevi lasciato, nascosto, in caso di bisogno”

Il Creasogni di Simone Toscano su Amazon

La pagina facebook de Il Creasogni di  Simone Toscano

Azzurre sere d’estate

Nelle azzurre sere d’estate, me ne andrò per i sentieri,
graffiato dagli steli, sfiorando l’erba nuova:
trasognato, ne sentirò la frescura sotto i piedi,
e lascerò che il vento mi bagni la testa nuda.
Non parlerò, non penserò a niente:
Ma l’amore infinito mi salirà nell’anima,
E andrò lontano, molto lontano, come uno zingaro

Arthur Rimbaud

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Barcarola – Pablo Neruda, la poesia più bella

L’ho sempre considerata la poesia più bella di Pablo Neruda. Innamorata della voce del grande Luca Ward che ne interpreta una parte che riporto nel video in fondo alla pagina, ecco Barcarola, il sublime scritto da non dimenticare di portare sempre nel cuore

Barcarola – Se solamente mi toccassi il cuore

Se solamente mi toccassi il cuore,
se solamente mettessi la tua bocca sul mio cuore,
la tua bocca sottile, i tuoi denti,
se mettessi la tua lingua come una freccia rossa
lì dove il mio cuore polveroso martella,
se soffiassi nel mio cuore, vicino al mare, piangendo,
suonerebbe con rumore scuro, con suono di ruote
di treno assonnate,
come acque vacillanti,
come l’autunno in foglie,
come sangue,
con un rumore di fiamme umide che bruciano il cielo,
suonando come sogni o rami o piogge
o sirene di un porto triste,
se tu soffiassi nel mio cuore vicino al mare,
come un fantasma bianco,
al bordo della schiuma,
in mezzo al vento,
come un fantasma scatenato, in riva al mare,
piangendo.

Come diffusa assenza, come campana improvvisa,
il mare spartisce il suono del cuore
mentre piove e si fa sera sulla costa solitaria:
la notte cade incontrastata
e il suo lugubre azzurro di naufrago stendardo
si popola di astri d’argento affievolito.
E il cuore suona come un’aspra conchiglia,
chiama, oh mare, oh lamento, oh disciolta paura
sparsa in disgrazie e in onde scardinate:
dalla sonorità il mare accusa
le sue ombre reclini, i suoi verdi papaveri.

Se esistessi all’improvviso in una costa lugubre,
circondata dal giorno morto
dinanzi a una nuova notte,
piena d’onde,
e soffiassi nel mio cuore di freddo pànico,
soffiassi nel sangue solitario del mio cuore,
soffiassi nel suo moto di colomba con fiamme,
suonerebbero le sue nere sillabe di sangue,
crescerebbero le sue incessanti acque rosse,
e suonerebbe, suonerebbe a ombre,
suonerebbe come la morte,
chiamerebbe come un tubo pieno di vento o pianto,
o una bottiglia che versa orrore a fiotti.

È così; e i baleni coprirebbero le tue trecce
e la pioggia entrerebbe dai tuoi occhi aperti
a preparare il pianto sordo che racchiudi,
e le ali nere del mare girerebbero intorno
a te, con grandi artigli e crocidii e voli.

Vuoi essere il fantasma che soffia, solitario,
in riva al mare il suo sterile, triste strumento?
Se solamente chiamassi,
il suo suono prolungato, il suo malefico fischio,
il suo ordine di onde ferite,
qualcuno verrebbe forse,
qualcuno verrebbe,
dalle cime delle isole, dal fondo rosso del mare,
qualcuno verrebbe, qualcuno verrebbe.

Qualcuno verrebbe, soffia con furia,
che suoni come sirena di nave guasta,
come lamento,
come un nitrito in mezzo alla schiuma e al sangue,
come un’acqua feroce che si morde e che suona.

Nella stagione marina
la sua conchiglia d’ombra circola come un grido,
gli uccelli del mare la disprezzano e fuggono,
le sue strisce di suono, le sue lugubri sbarre
si alzano sulle sponde dell’oceano solo.

Shiri Il Sandalo Spinato – Poesia Il Giorno della Memoria

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Un’origine maledetta,
che mi porta alla morte.
Uno stemma dentro al sangue,
che colore non ha più.

Questo è il mondo, cara gente
Questo è il mondo ed il suo niente.

Mente matta, sconcertante,
malattia per tanta gente.

Sei colore nella terra,
o colore nel tuo sangue?
Sei di gusto non accetto?
Sei ramingo per la terra?
Non fermarti in questa tenda,
perché posto qui non c’è.
Non cercare amore nuovo,
perché retto tu non sei.

Non gettare quella stella,
perché pelle essa non è,
nella macchia di una mente,
che la trova dentro te.

Legherai quella stella
Alla stoffa tua di vita.
Legherai quelle cifre
Come veste di una cipria,
che colore non ti dà.

Alla fine di ogni cosa,
pensi ancora
che un umano tu sarai?

Non è uomo ciò che grida
nella mente che non parla.

Non è uomo chi, qui, scalzo,
cerca l’anima di sé,
fra le grate assassine,
di un terreno per concime

Quel colore ha asciugato
la tristezza del respiro.
Quel colore ti ha segnato,
macchia e inferno nel tuo destino.

Non è uomo chi ha deciso.
Non è uomo chi ha compiuto.
Non è uomo chi ha taciuto.
Non è uomo chi è scappato.

E’ la morte la medaglia che io cerco,
per chiamare nella storia,
uomo degno chi è esistito?

Io non cerco premi o santi,
per lavare le tue colpe,
ma una nuova nave in porto
con il vento suo nel cuore.

Una nave che contenga
Quelle lacrime versate;
che contenga tutti i corpi,
che da qui sono passati;
Che lasciasse quel suo porto,
per disperdersi nel mare,
perché Dio e il suo timore,
non arrivano a tal male.

Perché zingaro, ebreo,
o diverso in ogni modo,
chi può dire nella vita,
di volerti uguale a sé?

E l’amore di una donna,
con la stella dentro al cuore,
lungo il nero di una chioma,
mai diversa nel colore.

Lui, diverso, senza macchia,
senza stelle, senza amore,
col diritto suo di vivere
senza stelle nel suo cuore

E i suoi occhi nella folla,
come un quadro da evitare
E i suoi occhi nella folla,
sono luce da preservare.

Una corsa disperata,
gesto unico d’amore.

Una donna allontanata
Dalla fonte sua d’amore.

Corri forte verso il vento,
perché l’uomo in questa terra
è il solo tuo tormento.

Fuggi via disperata,
nella strada illuminata.

“Lor Signori, sono qui
Ecco offro la mia carne
come stella che non ha,
ancor chiusa in quel petto,
che ha portato via con sé.

 “Sono ebreo, Lor Signori,
e prendetemi con voi.
Son la macchi di un peccato,
che peccato poi non è.”

Un cammino, una marcia,
e l’arrivo fino a lì,
dove il sole ha il colore
della terra che non c’è.
Dove cifra è la mia vita,
che cammina accanto a me,
salutando disperata,
quel suo pazzo proprietario,
che ha segnato la sua fine
per l’amore chiuso in sé.

Laverai le tue colpe,
col sapone di una vita,
che purezza non darà,
perché l’anima ha lasciato.

Soffocato morirai,
dalla cenere della vita,
che con l’ascia tua hai spezzato.

Morirai nel calore dell’Inferno,
di cui sei stato usciere,
accorgendoti che il tormento
ha dimora proprio lì,
oltre al cielo che ripudiasti,
oltre cielo che non guardasti,
oltre al cielo vigile custode
di una giustizia che non ha fine:
la salvezza di un eterno divenire.

Ma il tormento di un novello pentimento,
il suo posto non troverà,
perché fuoco è il tuo destino,
che la pace non avrà.

Maledetto peccatore,
quella vita che bruciasti,
in mille fuochi ti ritroverà.

Ma il mio cuore non ha pace
In questa terra,
perché tu sei ancora qui.

 Non sia mai,
che il ricordo fermi il monito di te.
Perché ancora quell’uomo gira
Intorno a questa terra.

Ancora quella mente nasce e cresce
In un odio disperato,
in un grido assassino.

Il ricordo non è dunque
sol tormento del passato
e salvezza del presente,
ma minaccia incombente,
di un futuro sconosciuto,
che nasconde chiuso in sé,
tutto ciò che è già successo,
e che ancora può aver vita.

 Mille lacrime di cristallo,
Mille spine maledette,
di una casa senza età.

E la mente sua che muore,
nella fiamma di una vita
che quegli occhi non possono accettare.

Un profumo delicato,
e le spine di quel filo
che ritornano alla vita,
liberando la sua anima.

Una donna e il suo dolore,
il suo uomo e il suo tormento
e la luce di due occhi
che si aprono alla vita

Primo Levi – Se questo è un uomo

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Tutti scoprono, più o meno presto nella loro vita, che la felicità perfetta non è realizzabile, ma pochi si soffermano invece sulla considerazione opposta: che tale è anche una infelicità perfetta. I momenti che si oppongono alla realizzazione di entrambi i stati-limite sono della stessa natura: conseguono dalla nostra condizione umana, che è nemica di ogni infinito. Vi si oppone la nostra sempre insufficiente conoscenza del futuro; e questo si chiama, in un caso, speranza, e nell’altro, incertezza del domani

Primo Levi – Se questo è un uomo

 

Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi

 

I miei libri

I miei libri

Lucia Bonelli (bocilla)

Da quando l’universo ha preso forma le domande dell’uomo sono rimaste le stesse. Dolore e paura, ansia e gioia, forza e debolezza; tutto insieme, tutto quello che ci dà il nome di 'uomini'. Eppure sentiamo di essere qualcosa di talmente complesso, da non poter essere compresi. Poi un giorno apriamo un libro e troviamo una frase, una parola, una poesia, che sembrano elevarsi da un posto sconosciuto fino a noi, come a dirci: “Anch’io sono come te”. Ho capito che la consapevolezza che non siamo soli, ci dà la forza per riconoscere la nostra individualità. Il tutto per il niente, il niente per il tutto… sembra un controsenso, ma nella vita si comincia a vivere solo quando si assapora davvero qualcosa e non riusciamo mai ad assaporare qualcosa se non ne conosciamo l’esatto contrario. È per questo che ho iniziato a scrivere, per sentirmi parte di questo tutto, tanti anni fa. Poi mi sono fermata perchè credevo che per dire qualcosa agli altri si dovesse essere esemplari, perfetti, unici, ma non è così. Un giorno ho letto uno scritto del Manzoni, che parlava proprio di questo. Da allora ho capito che quando cerchiamo di dare coraggio a qualcuno, anche se non l’abbiamo, è coraggio che possiamo dare, poi, poco a poco, cominceremo ad averne anche noi. La bellezza della vita sta nell’essere se stessi, pregi, difetti, percorsi e destini. Poca importanza hanno le persone che ostacolano il nostro cammino, poichè sempre dovremo ricordare che chi si occupa della vita degli altri è chi non ha trovato ancora piacere nella propria. Ma su questo sito c’è posto anche per loro. Non importa la strada che percorriamo. La strada è la meta. Vi auguro buona navigazione, ma fate attenzione: le parole sono solo parole se non le ascoltate con il cuore

Lucia Bonelli, detta Bocilla

maggio: 2018
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