Lucia Bonelli

Sogna e lascia vivere

Mai rinunciare alla verità

Ci siamo chiesti da millenni a cosa servisse la verità. Ci hanno insegnato che la verità ci rende liberi, che niente sarà mai più importate. Ma è davvero così? La verità a tutti i costi serve? Sì. Sempre. Non serve se aspettiamo qualcosa in cambio. Non serve se il proclamo della verità stessa è un atto con cui poniamo al mondo una domanda, aspettando una risposta. No, in quel caso la verità non serve e mai servirà. Il motivo? Semplice, presto detto. Se il mondo seguisse le regole della logica e della ragione, sarebbe un posto idilliaco, quasi di fantasia, assolutamente non reale. Siamo al mondo per combattere e la guerra peggiore che dobbiamo affrontare è quella con altri simili. Hanno invaso il mondo di rifiuti ideologici, hanno sottratto al mondo la fantasia, la gentilezza, la lealtà. Attenzione però. Questo non deve farci desistere dalla ricerca stessa della verità. Viaggio verso l’utopia? Forse sì o forse no. Chi l’ha detto che per essere giusti dobbiamo essere come gli altri? Chi l’ha detto che usare gli altri ci rende più furbi e ci aiuta a trovare il nostro posto nel mondo? Niente è più bello della leggerezza della verità. A nulla varrebbe sottolineare quanto pesante possa diventare la vita di chi ha usato con gli altri l’arma peggiore: la disonestà. A nulla servirebbe, perchè la vita stessa di chi è nato con questa inclinazione è la sua condanna. La sua gioia è in sè la sua pena peggiore. Dunque non smettiamo di credere che in mezzo al viscido strato di pelle malsana che gira su due piedi per il mondo, ci sia anche il bello, il vero, l’onesto. Se pensate che non sia giusto che dobbiate soffrire in nome di questa benedetta verità e di questa benedetta lealtà, siate modesti e consolatevi semplicemente considerando che non potete peccare di superiorità pensando dunque di essere gli unici. Così come esistete voi che al bene e alla verità credete, così esisteranno tante altre persone che esattamente come voi, ci crederanno, poichè non possiamo essere gli unici e soprattutto poichè in fondo il mondo è anche pieno di bene. E’ solo che il bene fa meno rumore. Il bene si concede a se stesso e spesso, in se stesso vive e si consuma tramandandosi silenzioso. Mi auguro dunque un futuro in cui il bene faccia più rumore, un futuro in cui si creda nell’onestà, nella gentilezza, nella tenerezza poichè essere giusti non significa essere deboli. A correo del mio post vi lascio il video del monologo finale di un film dedicato alla vita di Giulio Andreotti. Chi mi conosce sa come la penso, chi non mi conosce leggerà in questo sarcasmo l’indignazione per un paese che commemora le stesse persone che hanno silenziosamente contribuito alla fine di molte cose, come la vita. Indignatevi per la vergogna di un Paese che si genuflette quotidianamente perchè pensa che essere più furbo sia la decisione più semplice, perchè come scrivevano ne La Storia infinita “E’ più facile dominare chi non crede in niente ed è questo il modo più sicuro di conquistare il potere”. Continuate quindi a fare finta di niente, ma sappiate che il bene c’è, ed è molto, è grande, è forte, non soccombe e la cosa più bella è che mentre voi vi state stancando di lottare sconfitti dall’ingiustizia, il bene è la da qualche parte del mondo, sempre in viaggio, sempre in corsa, sempre pronto a ritornare

Ricordate sempre che il mondo è in battaglia spesso persino contro se stesso, ma c’è una chiave che apre la porta della sopravvivenza: avere coraggio ed essere gentili.  Non importa cosa riceverete in cambio. Il vostro riflesso allo specchio restituirà l’immagine della cosa più importante che non avrete perso, la coscienza di un’anima che non avrete svenduto all’ultimo dei mercati

 

“Livia, sono gli occhi tuoi pieni che mi hanno folgorato un pomeriggio andato al cimitero del Verano. Si passeggiava, io scelsi quel luogo singolare per chiederti in sposa – ti ricordi? Sì, lo so, ti ricordi. Gli occhi tuoi pieni e puliti e incantati non sapevano, non sanno e non sapranno, non hanno idea. Non hanno idea delle malefatte che il potere deve commettere per assicurare il benessere e lo sviluppo del Paese. Per troppi anni il potere sono stato io. La mostruosa, inconfessabile contraddizione: perpetuare il male per garantire il bene. La contraddizione mostruosa che fa di me un uomo cinico e indecifrabile anche per te, gli occhi tuoi pieni e puliti e incantati non sanno la responsabilità. La responsabilità diretta o indiretta per tutte le stragi avvenute in Italia dal 1969 al 1984, e che hanno avuto per la precisione 236 morti e 817 feriti. A tutti i familiari delle vittime io dico: sì, confesso. Confesso: è stata anche per mia colpa, per mia colpa, per mia grandissima colpa. Questo dico anche se non serve. Lo stragismo per destabilizzare il Paese, provocare terrore, per isolare le parti politiche estreme e rafforzare i partiti di Centro come la Democrazia Cristiana l’hanno definita “Strategia della Tensione” – sarebbe più corretto dire “Strategia della Sopravvivenza”. Roberto, Michele, Giorgio, Carlo Alberto, Giovanni, Mino, il caro Aldo, per vocazione o per necessità ma tutti irriducibili amanti della verità. Tutte bombe pronte ad esplodere che sono state disinnescate col silenzio finale. Tutti a pensare che la verità sia una cosa giusta, e invece è la fine del mondo, e noi non possiamo consentire la fine del mondo in nome di una cosa giusta. Abbiamo un mandato, noi. Un mandato divino. Bisogna amare così tanto Dio per capire quanto sia necessario il male per avere il bene. Questo Dio lo sa e lo so anch’io.

Giulio Andreotti – Il Divo

Io Prima Di Te – Vivi bene. Semplicemente, vivi.

locandinaChi mi conosce sa che è quasi impossibile che io veda un film senza sapere prima se ci sia o meno il lieto fine. Non chiedetemi perché, ma da parecchi giorni mi girava in testa l’idea di vedere il film completo Io prima di te, senza scene da saltare, senza eliminare il finale, tutto, per intero… tutto. Quello che provo in questo momento è così forte che non riesco quasi a trovare le parole, mi sembra per la prima volta che quello che sento sia talmente inteso che nessun poeta del mondo potrebbe aiutarmi a trovare le parole adatte, perché esse non renderebbero comunque merito a quello che provo. Io che vedo un film che finisce, non male… di più… Io che sento di avere visto un film che finisce non bene, di più. Non prendetemi per pazza, ma questo è l’amore… l’amore è questo! Difficile che si cambi per amore, al contrario, l’amore sottolinea i tuoi desideri e ti rende ancor di più te stesso. Accade così per i due protagonisti, Lou e Will. Cosa vuole dire davvero questa storia? Semplice, quasi sconvolgente per la sua semplicità. Un concetto assurdo e talmente giusto da sconcertare: l’amore non è cambiare per qualcuno, l’amore è restare se stessi accanto a qualcuno che ci ama esattamente così come siamo, qualcuno a cui riusciamo a dare il meglio di noi semplicemente essendo noi stessi. Will è già se stesso, ha preso la sua decisione e sente per di essere amato, come uomo, al di là della scelta di morire o meno. Se vogliamo vedere il film come un banale dibattito eutanasia sì/eutanasia no, allora possiamo armarci e combattere fino allo stremo, ma non è questo il punto della situazione.

Quando si incrina per un attimo il loro rapporto? Quando Lou resta delusa poichè Will non ha cambiato idea. Lou pensava che il suo amore lo avrebbe cambiato, ma l’amore non cambia le persone, le esalta, le fa uscire fuori, le fa sentire uniche, ma non le cambia. Ecco il doppio binario, l’amore di Will per Lou, e la morte in cui viveva Lou, spenta, in una vita che non le apparteneva, vivendo al di sotto del suo “potenziale”.

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Will: “Sai cosa vedo in te Clark?”
Lou: “Non dire potenziale”
Will: “Potenziale”

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Ecco cosa fa l’amore ci rende improvvisamente consapevoli di ciò che siamo, di quello che abbiamo dimenticato, spolvera l’anima dalle paure che la soffocano. Disarmante l’interpretazione della protagonista che vive la vita sorridendo, come se niente la possa toccare davvero, e improvvisamente resta nuda davanti a se stessa.

Molte donne sognano un amore che si presenti davanti a loro con una bella macchina e un anello al dito, altre donne cercano soltanto un corpo caldo per procreare… e poi ci sono loro, le donne che l’amore, quello vero, lo disegnano con una matita invisibile nascondendolo in un pensiero che appartiene solo a loro e lo riconoscono là, proprio là. Il giorno del loro compleanno quando stanno per scartare un regalo e dentro trovano un paio di calze gialle e nere che le fanno saltare di gioia restituendo memorie di un’infanzia non troppo lontana e riconsegnando loro quel tassello di felicità che le rende di nuovo vive.

Oh, com’è è semplice amare! E quanto difficile e dispendioso per l’anima risulta il tempo perduto in faccende del tutto estranee a esso. Ci sforziamo di riconoscere il grande amore, di scavare nel cuore delle persone e improvvisamente ci rendiamo conto di averlo di fronte e di non dover fare alcuno sforzo poiché l’amore si presenta a noi nudo, bellissimo, assolutamente forte in una corazza universale che apparterrà solo a noi. Non importa quello che accadrà dopo, poiché vivere il grande amore anche solo per pochi pochi istanti vale il conto dell’eternità.

Pensavamo di vedere il film tifando per Lou, affinché convincesse Will a non morire, a restare in vita, ma Will era già vivo ed era Lou quella da salvare, è per questo che il film ha un lieto fine. Ci sono dei momenti in cui lei stessa perde coraggio, forza, guarda una parte della vita che così da vicino non aveva mai visto. Cosa può fare? Come può davvero essergli utile?

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Bernard Clark: Non puoi cambiare la natura delle persone.
Lou: E allora, uno cosa fa?
Bernard Clark: Le ama.

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Più di una volta si sdraierà su quel letto accanto a Will. Quanto amore e quanta passione c’è in quella vicinanza? Più di tutte le possibili scene emozionanti, erotiche, appassionate che mai potremmo vedere. Sono uno accanto all’altra, il mondo al di fuori di quella stanza. Sufficiente. Più che sufficiente? Sì, semplicemente sublime.

Ha ragione Will:

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“Ama ogni istante”

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Non rompiamo il mondo con l’odio che dà voce all’insoddisfazione latente nella vita di ognuno di noi che cerca sfogo solo colpendo gli altri e creando dolore intorno a noi. Dedichiamoci a cosa amiamo davvero. Dedichiamoci alla vita, all’amore, ai sogni, poiché niente è più reale di una vita vissuta seguendo ciò che portiamo nel cuore.

Dirsi addio ha davvero valore, quando chi amiamo resta nel cuore?
No.
Non è mai un addio.
Un amore, quell’amore, resta per sempre.

Un piccolo stralcio della lettera che Will lascia a Lou Clark:

“…Ci si sente sempre disorientati quando si viene sbalzati fuori dal proprio angolino rassicurante. Ma spero che tu sia un po’ elettrizzata. Il tuo viso quando sei tornata dall’immersione mi ha detto tutto: c’è fame in te, Clark. C’è audacia, l’hai soltanto sepolta, come fa gran parte della gente. Non ti sto dicendo di buttarti da un grattacielo o di nuotare con le balene o cose di questo genere (anche se in cuor mio mi piacerebbe che lo facessi), ma di sfidare la vita. Metticela tutta. Non adagiarti. Indossa quelle calze a righe con orgoglio. E se proprio insisti a volerti sistemare con qualche tizio strampalato, assicurati di mettere in serbo un po’ di questa vitalità. Sapere che hai ancora delle possibilità è un lusso. Sapere che potrei avertele date io è stato motivo di sollievo per me. Così stanno le cose. Sei scolpita nel mio cuore, Clark, fin dal primo giorno in cui sei arrivata con i tuoi abiti ridicoli, le tue terribili battute e la tua totale incapacità di nascondere ogni minima sensazione. Tu hai cambiato la mia vita molto più di quanto questo denaro potrà cambiare la tua. Non pensare a me troppo spesso. Non voglio pensarti in un mare di lacrime.
Vivi bene. Semplicemente, vivi.
Con amore, Will”

 

Un granello di sabbia

aurynCi sono tempi che cavalcano così velocemente, tanto da confondere il vento con il movimento della terra. Ci sono giorni in cui ti stendi fra le pagine del destino e ti abbandoni fluttuando verso abbracci, che potrebbero rispondere a ognuna delle tue domande. Che poi, alla fine, una risposta non c’è. Ci imbelliamo di parole e forme composte, e non ci arrendiamo mai all’evidenza che le cose più forti della vita si sentono con il cuore, sempre. Quando il cuore è felice. Quando il cuore si rompe. Quando il cuore vaga come nello spazio, senza gravità, cercando tutti gli altri pezzi. Chi ci sia davvero al di là di quello spazio, non ci è dato saperlo. Io ho sempre creduto in un Dio che ha creato tutte le cose, un Dio che ogni nazione ha la libertà di chiamare con il nome che la storia del suo popolo ha ritenuto più opportuno. Non credo che esista un Dio che abbia stilato delle regole precise per ottenere grazie o miracoli. Credo che quel Qualcosa di superiore ci aiuti a mettere una mano sul cuore per sopravvivere, anche quando le domande si fanno troppe. Il libero arbitrio è l’unica cosa vera che abbiamo, che rende vano anche il continuo appellarsi al destino. Noi scegliamo la nostra strada. Noi scegliamo chi essere, in cosa credere, cosa diventare, a quali compromessi scendere e da quali salvarci, per dimostrare a noi stessi che, alla fine, l’unica cosa che conta e che resta è la dignità che ci restituisce lo specchio. Tutto il resto è una lotta, una lotta continua. Una lotta fra ciò che siamo e ciò che ci sforziamo di essere per la società. È la verità che vince, sempre, nonostante tutti. Se combatti per te stesso, devi accettare di combattere senza armi, se non quelle che ti porti dentro. Quando all’inizio de La Storia Infinita comunicano al giovane Atreyu che solo lui potrà salvare l’Infanta Imperatrice dalla morte, che causerebbe la fine del mondo di Fantàsia, lui arriva alla Torre d’Avorio con la divisa da cacciatore del bufalo, ma non servirà. Gli viene chiesto di abbandonare tutte la armi e di partire solo, senza niente addosso, solo con l’Auryn, il simbolo del bene e del male, due serpenti intrecciati, uno bianco, l’altro nero. L’Auryn gli mostrerà la strada giusta perchè chi porta l’Auryn agisce in nome nell’Imperatrice. Chi siamo? In cosa crediamo? Chi rappresenta il nostro Auryn? Non importa chi sia, che cosa rappresenti e quale nome gli darete. Più pericoloso del credere in qualcosa, c’è solo il non credere in niente, poichè chi non crede in nessuna cosa, alimenta il mondo del Nulla. Scegliete qualcosa in cui credere, qualcosa che possa comandare il cuore verso la verità. Qualcosa che vi consoli quando le ingiustizie saranno talmente tante, che vi fermerete a chiedervi a cosa serve nella vita essere se stessi. L’Auryn è il vostro simbolo, è idealmente ciò che siete, l’insieme dei vostri valori. Desiderate davvero vincere sempre su tutto? Sventolare obiettivi raggiunti o lustrini o post pubblici per sottolineare chissà che cosa nella vostra vita? Desiderate davvero credere che umiliare qualcuno o deriderlo possa rendervi migliori? Desiderate davvero usare la fede per mettervi al sicuro, per seguire pedissequamente regole o riti che possano assicurarvi il Paradiso? Oh, non credo che lo vogliate veramente. Ma siamo tutti esseri umani, vorremmo non essere vittime di ingiustizie, di slealtà, di pugnalate alle spalle. Tutti vorremmo non prendercela con il Fato, con chiunque, con le trame strane di una vita incomprensibile. Non importa davvero ciò che possiamo raggiungere, ciò che importa è  la chiarezza e la bellezza delle impronte che lasceremo nel nostro cammino. A volte saranno impronte nitide e chiare, altre volte saranno stentate e dolorose, altre volte per la stanchezza saranno trascinate, ma saranno nostre e in ogni passo riconosceremo ciò che profondamente siamo e che mai dovremo dimenticare di essere: noi stessi!

E se perderete ancora? Se dovesse essere troppo tardi? Non importa. Potrete sempre ricominciare da un granello, da un piccolo granello di sabbia, da quel piccolo luminoso granello di sabbia che c’è sempre, nascosto in una parte di voi. Si nutre di poco, quel poco che può diventare tutto, quel poco che può ricostruire da zero il’intero mondo di Fantasia: la speranza di sognare ancora.

* * *

Bastian: Fantàsia è stata distrutta?
Imperatrice: Sì.
Bastian: È stato tutto inutile.
Imperatrice: No, non è vero, Fantàsia può ancora risorgere. Dai tuoi sogni, dai tuoi desideri.
Bastian: E come?
Imperatrice: Apri la mano… C’è qualcosa che desideri?
Bastian: Non lo so.
Imperatrice: Allora Fantàsia non esisterà più. Mai più.
Bastian: Quanti ne posso dire?
Imperatrice: Tutti quelli che vuoi, più tu ne esprimerai più il regno di Fantàsia sarà splendido

Il Fantasma Bianco

17796712_1844003799153539_7806468518198340998_nMaggio del 1980. Elisa e la sua classe partono per una gita scolastica alla Fiera del Libro di Torino. Niente, dopo quel giorno sarà più lo stesso. L’ incontro con l’anziana custode di un grande libro e la scoperta della leggenda del Fantasma Bianco, cambieranno per sempre la vita di Elisa. Nessuno è più importante di un sognatore, perchè solo chi è capace di sognare permette al mondo di sopravvivereIl Fantasma Bianco, pubblicato in precedenza come la ragazza che salvò i sogni, torna nella sua veste originale. La prima edizione cartacea del racconto è conservata alla Biblioteca Comunale di Palermo in Casa Professa

La leggenda narra di un fantasma bianco, che vaga alla ricerca di ciò che non è più. Un amore impossibile, nella possibilità della ricerca di se stesso. Un velo bianco identifica un’anima leggera, ostinata nella ricerca di ogni lacrima che si perde nel vento. È questa la storia che da anni e per generazioni si racconterà: la leggenda del fantasma bianco, prima realtà per occhi che non hanno mai creduto, porto di arrivo per coloro che nel sogno hanno continuato a vagare senza meta, rivelazione per te, che adesso stai leggendo la sua storia

Lucia Bonelli, classe 1979, fa della scrittura la sua ragione di vita. Sarcastica e impavida nel dire ciò che pensa, pratica lo sport della fuga da ciò che non le piace e non la convince, rifuggendo falsità e doppi giochi.

Ha pubblicato Falsi principi azzurri, un manuale umoristico sulla ricerca del vero amore. Scrive sotto pseudonimo racconti e romanzi e fa dell’ironia il suo stile di vita, dissacrando problematiche quotidiane. Ha aperto un blog che considera la clinica riabilitativa per la sua vita in fuga perché a cattivo gioco non fa buon viso. Ha scritto per quotidiani e periodici

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Il Conforto – Tiziano Ferro e Carmen Consoli cantano l’anima

IL-CONFORTO-650x300Il conforto arriva come necessità. Resta latente per un tempo infinito, grida dentro, da qualche parte, là… nell’anima. Confonde, dilania, esalta, è un attimo, solo un istante, un bisogno primitivo. Chi può darci conforto? Chi è la chiave? Chiunque può esserlo. Dovunque puoi trovarlo. Una madre, un amico, un amore; ma se l’amore è conforto, allora diventa sublime, si esalta a un livello superiore, un livello che diventa incanto, l’incanto di due persone che si completano, si desiderano, si supportano, due persone che crescono, si scontrano, si fanno del male, si fanno del bene, nel tentativo di cercarlo quel conforto, quell’equilibrio. Un’intesa empatica, che detta il ritmo del cuore di due persone, tanto unite da essere una cosa sola, tanto uniche da essere due in uno

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Adesso sono certa della differenza tra
prossimità e vicinanza
eh, è il modo in cui ti muovi
in una tenda in questo mio deserto

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Una tenda nel deserto, un movimento nuovo che sa di casa, sa di vita, sa di conforto. Non esistono regole, è solo un sentirsi, un riconoscersi, un esserci, sempre.

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Sarà che piove da luglio
il mondo che esplode in pianto

Sarà che non esci da mesi
sei stanco e hai finito i sorrisi soltanto

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Il desiderio diventa necessità, il conforto rompe le barriere, spalanca le porte, libera la tristezza, la lascia là fuori, nel mondo, da qualche parte

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Per pesare il cuore con entrambe le mani mi ci vuole un miraggio
Quel conforto che

Ha che fare con te
quel conforto che ha che fare con te
per pesare il cuore con entrambe le mani ci vuole coraggio

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Ogni parola sarebbe superflua, Il Conforto parla dritto al cuore, diventa melodia, si sublima in emozione suprema, si fonde nell’ascolto, nell’abbraccio dei sue protagonisti e, in quell’abbraccio, genera conforto per ognuno di noi, per chiunque lo abbia trovato, per chiunque lo stia ancora cercando, per chiunque senta in questa musica la speranza che quel conforto, là fuori, esiste per tutti

Nuvole bianche – Nasce il giorno e il nuovo fiato

13537685_1709164292637491_3475804095250883366_nNuvole bianche scaldano l’inverno nuovo e si dimenticano di lei, sul ciglio del sole; abbandonata, libera, come senza vento, senza notte; bianca come il cielo di luce, che occhio umano non può vedere. La musica incalza e corre, corre senza passi. Non ha gambe, nè ali, solo piedi di vento. Si poggia su di te, nuvola sospesa. E’ una musica sublime, senza tempo, nè confine. Si sposa al cuore, raccontando alle ferite, la saccenza di un amante che, testardo e innamorato, soffia forte su quel cuore, presuntuoso di risposte e soluzioni. Il giorno non è pieno e non è caldo, non è freddo e non è vuoto. Mezzogiorno leva il tempo del ricordo. Si ferma ancora il vento, lontano, incontrollato; ricaccia prepotente ogni nome e ogni niente. Si avvicina. Non la guarda, ma sospira e, lento, avanza. L’accarezza promettendole che niente sarà più solo ricordo, ma ha paura, lei, non sente. Non concede il suo respiro. Fugge ancora. Poi ci pensa, circondata da quel mezzo cielo bianco. Mezzogiorno è alto in cielo. Lento brucia ogni dolore. La corteggia. Non si arrende, ma lei fugge sorridendo. Forse è presto, si distende. Io ti salvo, lui risponde. Un profumo di bambagia. Una nuvola che soffia, fra le vesti, prepotente. È l’amore, che sorprende e non si arrende che combatte anche il passato, lo combatte col presente. Ogni angolo smussato, dai dolori levigato, si concede in un istante a quel sogno, finalmente. In un attimo è leggera, una nuvola anche lei, fra le nuvole, anche lei… Tutto sfiora la sua pelle. Non c’è veste, nè materia; la memoria è leggera e, nel cielo, si fa sera. Non la lascia. Non la perde. Lui la ama. Lei lo sente. Chiude gli occhi. Sente il tempo, le rincorse, le risate e ogni attimo è certezza. Cielo, monte, mare e ambrosia. Si trasforma in un istante… poi incanto… e promesse… e sorrisi sulla pelle. Lei non teme più il passato. Si distende sul dolore, nasce il giorno e il nuovo fiato. Seni, liberi e ruffiani, nel disegno complicato che  dal monte fino a valle, sfiora e scivola sul ventre e, ubriaco di sapore, lascia entrare primavera, che schiudendosi all’amore, si concede alla delizia, al concerto dell’intesa. Or distesi al nuovo sole, è un incanto, un incanto il loro amore

Non esiste amore sprecato – Roberto Benigni

Il tempo passa e il problema fondamentale dell’umanità da 2000 anni è rimasto lo stesso: amarsi. Solo che ora è diventato più urgente, molto più urgente… e quando oggi sentiamo ancora ripetere che dobbiamo amarci l’un l’altro, sappiamo che ormai non ci rimane molto tempo. Ci dobbiamo affrettare, affrettiamoci ad amare. Noi amiamo sempre troppo poco e troppo tardi. Affrettiamoci ad amare, perchè al tramonto della vita saremo giudicati sull’amore, perchè non esiste amore sprecato e perchè non esiste un’emozione piú grande di sentire, quando siamo innamorati, che la nostra vita dipende totalmente da un’altra persona; che non bastiamo a noi stessi e che tutte le cose, ma anche quelle inanimate come le montagne, i mari, le strade, il cielo, il vento, le stelle, le città, i fiumi, le pietre, i palazzi… tutte queste cose, che di per sè sono vuote, indifferenti, improvvisamente quando le guardiamo si caricano di significato umano e ci affascinano, ci commuovono… e perchè? Perchè contengono un presentimento d’amore. Anche le cose inanimate. Perchè il fasciame di tutta la creazione è amore e perchè l’amore combacia con il significato di tutte le cose: la felicità. Sì, la felicità.. e a proposito di felicità… Cercatela, tutti i giorni, continuamente… e anzi, chiunque mi ascolti ora, si metta in cerca della felicità ora, in questo momento stesso, perchè è lì, ce l’avete, ce l’abbiamo. Perchè l’hanno data a tutti noi. Ce l’hanno data in dono quando eravamo piccoli, ce l’hanno data in regalo, in dote ed era un regalo cosí bello che l’abbiamo nascosto, come fanno i cani con l’osso, quando lo nascondono; e molti di noi l’hanno nascosto cosí bene che non si ricordano piú dove l’hanno messo, ma ce l’avete, ce l’abbiamo. Guardate in tutti i ripostigli, gli scaffali, gli scomparti della vostra anima, buttate tutto all’aria: i cassetti, i comodini che avete dentro… vedrete che esce fuori, c’è la felicità. Provate a voltarvi di scatto, magari la pigliate di sorpresa, ma è lì. Dobbiamo pensarci sempre alla felicità e anche se lei qualche volta si dimentica di noi, noi non ci dobbiamo mai dimenticare di lei,  fino all’ultimo giorno della nostra vita.
E non dobbiamo avere paura nemmeno della morte, guardate che è più rischioso nascere che morire, eh! Non bisogna avere paura di morire, ma di non cominciare mai a vivere davvero. Saltate dentro l’esistenza ora, qui, perchè se non trovate niente ora, non troverete niente mai più. E allora dobbiamo dire sì alla vita, dobbiamo dire un sì talmente pieno alla vita, che sia capace di arginare tutti i no perchè non sappiamo niente, non ci si capisce niente, ma si capisce solo che c’è un gran mistero che bisogna prenderlo com’è e lasciarlo stare. La cosa che fa piu impressione al mondo è la vita che va avanti e non si capisce come faccia. Ma come fa? Come fa a resistere? Come fa a durare così? E’ un altro mistero e nessuno lo ha mai capito, perchè la vita è molto più di quello che possiamo capire noi, per questo devi resistere! Se la vita fosse solo quello che capiamo noi, sarebbe finita già da tanto, tanto tempo… e noi lo sentiamo, lo sentiamo che da un momento all’altro ci potrebbe capitare qualcosa di infinito… e allora a ognuno di noi non rimane che una cosa da fare….. inchianarsi

 

Pietro Nenni – 9 febbraio 2016

Il 9 febbraio nasceva a 1891 nasceva a Faenza Pietro Nenni. Il politico italiano, colonna portante del Partito Socialista Italiano, si distinse in ogni momento della sua vita per il temperamento ribelle, che non taceva la voce di un pensiero perPietro_Nenni2sonale su ogni cosa. La ricerca del giusto si fece strada già dai tempi in cui, a causa della morte del padre, fu chiuso nell’orfanotrofio Maschi Opera Pia Cattani destando malumori per le scritte lasciate nei corridoi in cui esprimeva il suo sostegno all’anarchico Gaetano Bresci, che il 29 luglio del 1900 aveva attentano fatalmente alla vita di Umberto I di Savoia. Il giovane Nenni riuscì a trovare impiego in una fabbrica di ceramiche, ma l’incarico non durò molto. Egli fu infatti licenziato per avere partecipato a uno sciopero di agricoltori, evento che comportò anche l’espulsione dall’orfanotrofio.

Definito dai più, un giornalista pacifista, Nennì aderì al Partito Repubblicano Italiano partecipando alle proteste contro la guerra italo – turca e dividendo un periodo di prigionia con Benito Mussolini.

Interviste A colloquio con Pietro Nenni - Cinecittà Luce

Storicamente da non dimenticare è l’anno 1919, durante il quale Pietro Nenni fondò il primo Fascio di Combattimento di Bologna. Risale al 1921 invece, l’abbandono del Partito Repubblicano per aderire al Partito Socialista Italiano, in un momento politico delicato che vedeva la scissione tra comunisti e socialisti.

Il suo schieramento gli comportò la persecuzione dal regime mussoliniano, soprattutto dopo il 1926, anno in cui fondò il settimanale Il Quarto Stato. La sua precaria situazione politica lo portò all’esilio in Francia proprio nel momento in cui in Italia il movimento fascista sostenuto dall’appoggio della monarchia, sopprimeva tutti i movimenti di opposizione, sopprimendo quindi il Partito Socialista Italiano.

Nenni non tradì mai le sue convinzioni politiche, ricoprendo la carica di segretario per quattordici anni, fino al 1945. Fu confinato a Ponza, ma alla caduta di Mussolini fu liberato e insieme a Sandro Pertini e Giuseppe Saragat diede vita al Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria.

Disse di lui Oriana Fallaci: “Sarebbe stato uno splendido presidente della Repubblica, e ci avrebbe fat2to bene averlo al Quirinale. Ma non glielo permisero, non ce lo permisero. I suoi amici prima ancora dei suoi nemici”

“Senza democrazia e senza libertà tutto si avvilisce, tutto si corrompe, anche le istituzioni sorte dalle rivoluzioni proletarie, anche la trasformazione, da privata a sociale, della proprietà dei mezzi di produzione e di scambio che dell’economia socialista è pur sempre la condizione principale, ma nell’etica socialista è pur sempre il mezzo e non il fine, il fine essendo la liberazione dell’uomo da ogni forma di oppressione e di sfruttamento”
Pietro Nenni, Mondo Operaio, 1955

pietro nenni 125 anni
Targa sulla casa natale di Pietro Nenni in occasione dei 125 anni dalla nascita – Foto tratta da http://www.faenzanotizie.it/articoli/2016/02/07/deposta-una-targa-sulla-casa-natale-di-pietro-nenni.html

Meraviglioso Montalbano – Quando la televisione diventa sublime

il-giovane-montalbanoIeri sera Rai 1 ha trasmesso l’ultima puntata della seconda stagione de Il Giovane Montalbano. Una puntata emozionante che ha regalato ai telespettatori uno squarcio emozionante di una Sicilia che nel maggio del 1992 conosceva il terrore dell’attentato al giudice Giovanni Falcone. Un Michele Riondino interprete magistrale padrone di un’espressione e di una gestualità che quasi non necessitano dell’uso della parola. Il Giovane Montalbano, antefatto delle vicende del classico Il Commissario Montalbano ha osato là dove era impresa difficile essere paragonati a una delle serie che la Rai annovera fra i suoi più grandi successi

Ebbene il risultato è stato un crescendo, una poesia dove niente è stato lasciato al caso. Ti sembrava di esserci, di sentire l’odore di zagara o il sale sulla pelle dopo le mareggiate a Marinella. Un dipinto animato che dalla casa editrice Sellerio, dalle mani di Andrea Camilleri e Francesco Bruni hanno lasciato in pellicola un ricordo da portare nel cuore. Il tutto sottolineato da una colonna sonora avvolgente che in questi giorni ha risvegliato la curiosità di molti di quei telespettatori che su you tube hanno cercato e condiviso, fra le altre, Lu jornu ca cantavanu li manu di Olivia Sellerio

Niente è stato lasciato al caso, accogliendo telespettatori di tutta italia sul divano di quella terra di Sicilia così dolce, amara e insostituibile. La terra che fa paura e attrae. La terra che vende la tristezza degli abitanti a cui non dà lavoro, ma che come la ninfa più suadente, libera un’eco che richiama alla propria origine. Alessio Vassallo nei panni di Mimi Augello ha regalato ai telespettatori risate e commozione per un’amicizia che riesce a non scadere nella banalità. Un’amicizia in cui ognuno resta se stesso esattamente consapevole di ciò che lo rende completamente diverso dall’altro, ma con quel sottobosco di affetto che è fatto di stima reciproca e di quel tacito “Io ci sono”Beniamino Marcone perfetto nel ruolo del giovane Giuseppe Fazio fidato al fianco di Montalbano che non perde occasione per ricordagli che forse il Commissariato senza di lui non sarebbe davvero più stata la stessa cosa. E poi c’è Sarah Felberbaum nei panni della sicura e delicata Livia Burlando che dà voce al nord, a Genova, svelandoci la calma passione di un amore che sembra silenzioso, ma che diventa prepotente in un cuore che si rende consapevole di non poterne fare a meno. Una serie da non perdere per il gusto curato di ogni dettaglio, ogni interprete, ogni comparsa e tutti quelli che sono alle spalle della telecamera. Le luci, gli sceneggiatori, gli scrittori, i truccatori, tutti, nessuno escluso

In una delle ultime scene Salvo Montalbano vede in televisione uno spezzone reale  in cui si assiste allo scontro fra colui che sarebbe diventato il Presidente della Regione Sicilia Totò Cuffaro e il giudice Giovanni Falcone

Il Mandolino del Capitano Corelli – Video sul significato dell’amore

Quando si accende l’amore è una pazzia temporanea. L’amore scoppia come un terremoto e in seguito si placa e quando si è placato bisogna prendere una decisione, bisogna riuscire a capire se le nostre radici sono così inestricabilmente intrecciate che è inconcepibile il solo pensiero di separarle. Perché questo è… l’amore è questo. L’amore non è turbamento, non è eccitazione, non è il desiderio di accoppiarsi ogni istante della giornata, non è restare svegli alla notte immaginando che lui sia lì a baciare ogni parte del tuo corpo. Non arrossire, ti sto dicendo delle verità. Questo è semplicemente essere innamorati e chiunque può facilmente convincersi di esserlo. L’amore è invece… è quello che resta nel fuoco quando l’innamoramento si è consumato. Non sembra una cosa molto eccitante, vero? Ma lo è. Tu credi di poter anche solo immaginare che arriverai a provare questo per il Capitano Corelli?

Il Mandolino del Capitano Corelli

I miei libri

I miei libri

Lucia Bonelli (bocilla)

Da quando l’universo ha preso forma le domande dell’uomo sono rimaste le stesse. Dolore e paura, ansia e gioia, forza e debolezza; tutto insieme, tutto quello che ci dà il nome di 'uomini'. Eppure sentiamo di essere qualcosa di talmente complesso, da non poter essere compresi. Poi un giorno apriamo un libro e troviamo una frase, una parola, una poesia, che sembrano elevarsi da un posto sconosciuto fino a noi, come a dirci: “Anch’io sono come te”. Ho capito che la consapevolezza che non siamo soli, ci dà la forza per riconoscere la nostra individualità. Il tutto per il niente, il niente per il tutto… sembra un controsenso, ma nella vita si comincia a vivere solo quando si assapora davvero qualcosa e non riusciamo mai ad assaporare qualcosa se non ne conosciamo l’esatto contrario. È per questo che ho iniziato a scrivere, per sentirmi parte di questo tutto, tanti anni fa. Poi mi sono fermata perchè credevo che per dire qualcosa agli altri si dovesse essere esemplari, perfetti, unici, ma non è così. Un giorno ho letto uno scritto del Manzoni, che parlava proprio di questo. Da allora ho capito che quando cerchiamo di dare coraggio a qualcuno, anche se non l’abbiamo, è coraggio che possiamo dare, poi, poco a poco, cominceremo ad averne anche noi. La bellezza della vita sta nell’essere se stessi, pregi, difetti, percorsi e destini. Poca importanza hanno le persone che ostacolano il nostro cammino, poichè sempre dovremo ricordare che chi si occupa della vita degli altri è chi non ha trovato ancora piacere nella propria. Ma su questo sito c’è posto anche per loro. Non importa la strada che percorriamo. La strada è la meta. Vi auguro buona navigazione, ma fate attenzione: le parole sono solo parole se non le ascoltate con il cuore

Lucia Bonelli, detta Bocilla

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