Lucia Bonelli

Sogna e lascia vivere

Paolo Borsellino – Magistrato Uomo Eroe di Palermo

Sheet_Falcone_BorsellinoSono nata a Palermo, la città che considero la più bella del mondo, un po’ come tutti considerano la città in cui sono nati, l’isola felice fra tutti i  mari del mondoDi certo sono nata nella città del sangue e del Paradiso, la città delle lacrime e dei sorrisi più grandi, la città del mare cristallino e del cielo che in alcuni giorni, come questo, è costretto a nascondere il sole, poichè c’è qualcuno da ricordare e bisogna farlo con rispetto, il rispetto di chi vuole ricordare un uomo che prima di essere un magistrato è stato uomo nel pieno senso della parola. Il suo nome è Paolo Borsellino e lui era palermitano. Mi sembra strano parlare di una persona al passato, forse poichè ritengo che la vita delle persone non abbia un tempo e, quindi, nessuna persona possa essere relegata ad un semplice passato. Il 19 gennaio 1940 nasceva a Palermo Paolo Borsellino, lo stesso uomo che il 19 luglio del 1992 conosceva l’ultimo dei suoi giorni terreni, per mano non certo della sua terra, ma per mano di quei potenti che non volevano che un magistrato che sapeva ormai troppo, continuasse a vivere a lungo. La squadra composta da Paolo Borsellino e da Giovanni Falcone aveva inferto il più duro colpo alla mafia, ma non per il motivo che molti pensano, non perchè fossero finiti dietro le sbarre Tizio e Caio, non per il maxiprocesso che ha visto saltare tante teste, no…. Il colpo peggiore che ha inferto è stato quello di sdoganare una volta e per sempre il concetto che la mafia fosse un fenomeno esclusivamente siciliano, scoprendo le carte di quei poteri politici che improvvisamente si sospettava fossero i reali capi dei capi. Ma questo gli è stato fatale, poichè, se da una parte un magistrato antimafia rappresentava per lo Stato un vanto per la lotta contro la mafia, dall’altra parte non ci si aspettava che quel lavoro continuasse così a lungo e così profondamente, tanto da riuscire a recare noia alle stesse persone che l’avrebbero dovuto proteggere…. ma, si sa, proteggere chi sta per scoprire che il colpevole e il mandante hanno la stessa mano, beh, non è certo un bell’affare…. E così, dopo che Palermo aveva pianto amaramente Giovanni Falcone, ecco che il 19 luglio la strage di via D’Amelio cancella definitivamente gli uomini del coraggio, gli uomini che avvolti in una nuvola di fumo delle loro sigarette e dei loro sorrisi, non avevano smesso di lottare e forse, cosa ancora più incomprensibile, non avevano smesso di crederci. Sembra assurdo vivere in un mondo in cui chi lotta contro il malaffare sia considerato un eroe, poichè il dovere civico di tutti sarebbe lo stesso, niente di più, niente di meno. Eppure il senso civico, il senso della vita, il rispetto e tutti gli altri sconosciuti del mondo, dovrebbero essere dentro ognuno di noi, ma questo noi non lo sappiano, sembriamo quasi averlo dimenticato. Noi sappiamo solo che negli anni quaranta c’era a Palermo un giovane ragazzo di nome Paolo che giocava a calcio con un giovane ragazzo di nome Giovanni. Lo stesso uomo che il 23 dicembre del 1968 sposò Agnese Piraino Leto, la donna che, fra tutte quelle conosciute per colpa di questa triste vicenda, io ho seguito con più passione. Poichè esistono coppie in cui l’amore è così pulito tanto da convivere a stretto braccio con sacrifici incomprensibili, con il terrore che il giorno dopo non ci si riveda e con il sublime sapore di quei momenti che il mondo comune conosce come normalità, sottovalutandola. Era proprio quel rispetto per il marito e per la vita a volte incomprensibile che conduceva, che faceva sì che non si lasciassero, anzi, che il loro legame si rafforzasse giorno per giorno. Quella stessa donna ha smesso di vivere dentro di sè lo stesso giorno in cui il marito è stato ucciso. Quella stessa donna si è spenta giorno dopo giorno. Quella stessa donna che io adesso immagino accanto all’amato marito da cui è stata separata con dolore e per troppo tempo. Oggi è il giorno del compleanno di Paolo Borsellino e per oggi il mio post finisce qui, ma lasciatemi solo dire che spero davvero che possa esistere un tempo in cui gli uomini saranno eroi nella loro vita, poichè gli eroi sono quelli che ogni giorno hanno la dignità e la consapevolezza di riuscire a chiamarsi uomini, davanti a tutti, a testa alta. Perchè, affinchè questo avvenga, non occorre che siate grandi magistrati o che siate ricchi fino al punto di potere creare impiego e prodotto, non importa che abbiate lussuose macchine o titoli nobiliari o lauree o pergamene senza valore. Voi potete essere anche l’ultimo degli uomini che sull’ultima delle biciclette attraversa una strada qualunque e se giurate a voi stessi di seguire sempre e in ogni contesto il bene civile, farete una promessa anche a tutto mondo, assicurando che ogni uomo, diventi a sua volta un altro piccolo eroe e credo che questo sia l’insegnamento più grande che Paolo Borsellino ci abbia lasciato. Oggi è un giorno importante. Oggi si parla di un uomo. Il suo nome era Paolo Borsellino e lui era palermitano. Grazie Paolo e scusa, a nome di tutti

“Se la gioventù le negherà il consenso, anche l’onnipotente e misteriosa mafia svanirà come un incubo”

Paolo Borsellino

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I miei libri

I miei libri

Lucia Bonelli (bocilla)

Da quando l’universo ha preso forma le domande dell’uomo sono rimaste le stesse. Dolore e paura, ansia e gioia, forza e debolezza; tutto insieme, tutto quello che ci dà il nome di 'uomini'. Eppure sentiamo di essere qualcosa di talmente complesso, da non poter essere compresi. Poi un giorno apriamo un libro e troviamo una frase, una parola, una poesia, che sembrano elevarsi da un posto sconosciuto fino a noi, come a dirci: “Anch’io sono come te”. Ho capito che la consapevolezza che non siamo soli, ci dà la forza per riconoscere la nostra individualità. Il tutto per il niente, il niente per il tutto… sembra un controsenso, ma nella vita si comincia a vivere solo quando si assapora davvero qualcosa e non riusciamo mai ad assaporare qualcosa se non ne conosciamo l’esatto contrario. È per questo che ho iniziato a scrivere, per sentirmi parte di questo tutto, tanti anni fa. Poi mi sono fermata perchè credevo che per dire qualcosa agli altri si dovesse essere esemplari, perfetti, unici, ma non è così. Un giorno ho letto uno scritto del Manzoni, che parlava proprio di questo. Da allora ho capito che quando cerchiamo di dare coraggio a qualcuno, anche se non l’abbiamo, è coraggio che possiamo dare, poi, poco a poco, cominceremo ad averne anche noi. La bellezza della vita sta nell’essere se stessi, pregi, difetti, percorsi e destini. Poca importanza hanno le persone che ostacolano il nostro cammino, poichè sempre dovremo ricordare che chi si occupa della vita degli altri è chi non ha trovato ancora piacere nella propria. Ma su questo sito c’è posto anche per loro. Non importa la strada che percorriamo. La strada è la meta. Vi auguro buona navigazione, ma fate attenzione: le parole sono solo parole se non le ascoltate con il cuore

Lucia Bonelli, detta Bocilla

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