Lucia Bonelli

Sogna e lascia vivere

Il tempo ritrovato – Intervista a Babette Brown

 

Ci sono persone che vorresti conoscere meglio, altre che sono come occhiali da sole in una giornata di pioggia e altre ancora che sono il sole, in quella pioggia. Quando si leggono le parole di Babette Brown, è questa l’impressione che si ha, nel bene e nel male. Arrivi in punta di piedi, chiedi permesso e in due parole rompe gli schemi. Riesce a essere intensa come un capitolo che in qualche modo ti lascerà un segno, e pungente come chi dice le cose esattamente come stanno, senza girarci troppo intorno.  In un mondo come quello in cui circolano scrittori e lettori, è facile elevare le persone a falsi miti, per poi farle crollare in un secondo. Babette, invece, resta, c’è, agisce, coordina, propone, incita e riprende, ma soprattutto, sogna, sempre. Oggi le mie parole sono superflue, quindi, lasciamo parlare lei… Prima di leggere l’intervista vi ricordo dei riferimenti importanti:

1) Babette Brown e la sua scrivania. Se potessi scegliere una vista, cosa si vedrebbe dalla finestra di fronte alla tua scrivania?

Sono già fortunata, perché dalla mia finestra vedo parte del giardino e, oltre la strada, il parco del laghetto. Certo, se ci fosse una di quelle spiagge candide, con l’acqua azzurra… Magari, con un unicorno che legge il giornale e un drago che fa il bagno.

 

2) Il libro che non vorresti avere letto, perché ha toccato qualcosa in te che non volevi sfiorare?

Non mi è mai accaduto. Penso che sarebbe stato devastante. Ho l’abitudine di analizzare me stessa in continuazione, di ritornare su frasi dette e azioni. Cerco sempre di spiegarmi a me stessa, con un lavoro che talvolta fa soffrire.

 

3) Chi è Babette Brown? In una frase raccogli qualcosa di te che vada al di là dell’anagrafica, della forma delle tue labbra e del colore dei tuoi occhi.

Una vecchia signora, cui viene da ridere, quando si guarda allo specchio. Perché vede sempre una ragazza di sedici anni e questo rende problematico il trucco e parrucco.

 

4) Aiutare gli altri? Passione e inclinazione naturale o mestiere che a volte stanca più di quanto dovrebbe?

Inclinazione naturale. Mi viene spontaneo. Sono accudente nei confronti degli amici, ma anche di perfetti sconosciuti. La motivazione? Decisamente egoistica: mi fa sentire bene.

 

5) Lavorare a un libro che è lontano dal tuo modo di pensare in tutto e per tutto, interferisce sulla riuscita del lavoro?

Leggere e recensire un libro del genere mi fa sudare sangue. Sento tutto questo come una violenza. Il lavoro diventa ostico, ma lo vivo come una sfida da vincere, a qualsiasi costo.

 

6) La parola che ti è mancata nella tua vita?

Manca alla vita di tutti: gentilezza. Il mondo in cui viviamo è molte cose –bellissime e orrende- ma non è un mondo gentile. E ormai, ho perso la speranza che possa diventarlo. Nella mia piccola oasi di umani e animali, la gentilezza vive ogni giorno, ma non basta.

 

7) Una carriera ti ha fatto diventare professionista della parola, credi che oggi si possa diventare auto-professionisti della parola o l’indotto editoriale, percorso universitario, curriculum lavorativo, siano ancora fondamentali?

Credo che siano ancora fondamentali. Certo, se leggi l’elenco dei libri di successo per vendite e recensioni positive, ti rendi conto che la mia affermazione è vana ed elitaria. Sembra che l’analfabetismo di ritorno abbia colpito non pochi autori e troppi lettori.

 

8) La citazione che intrappola il tuo ricordo più triste?

“Alcuni dicono che la pioggia è brutta, ma non sanno che permette di girare a testa alta con il viso coperto dalle lacrime.” È di Jim Morrison. Lo so, ti saresti aspettata il Bardo o un altro famoso scrittore. A me va bene così, ricorda un giorno di tristezza assoluta. E nota che, di solito, piango per i cuccioli feriti, per i film sentimentali, quasi mai per me stessa.

 

9) La citazione che accoglie il tuo ricordo più felice?

“La felicità è un cucciolo caldo”. È Charlie Brown che parla. 18 marzo, di tanti anni fa. Al canile municipale, stringo a me un cucciolo di cane. Caldo, morbido. Il cuore che batte sotto la mia mano. Una testa che si appoggia fiduciosa. Un momento di perfetta felicità.

 

10) Il primo animale della tua vita è arrivato per necessità del cuore o per casualità del destino?

Necessità del cuore. Trasferita in una città sconosciuta, in mezzo a persone sconosciute, la mia prima gatta ha creato la “casa” intorno a me.

 

11) Il personaggio letterario che vorresti conoscere?

La volpe de “Il piccolo principe”. Ci assomigliamo. Potremmo chiacchierare per ore.

 

12) L’autore che ti ha insegnato molto?

Attingo a ricordi lontani. Alessandro Manzoni. Impossibile fare a meno della sua lingua, del suo rigore e del suo stile. Odiato a quindici anni. Idolatrato a diciotto. Un amore che non finisce.

 

13) Il sesso nella letteratura crea falsi miti, condanna all’insoddisfazione reale o aiuta la fantasia e supporta il reale?

Un po’ e un po’. Certo che crea falsi miti! Però supporta la nostra fantasia e ci fa sopportare una routine che non ha molti voli pindarici (sono single da secoli, eh!).

 

14) Se dovessi scegliere fra due romanzi finalisti di un concorso in cui il tuo voto è decisivo ed entrambi sono perfetti nella forma, nell’espressione, nell’intreccio della trama e nell’emozione che ti hanno lasciato, quale genere sceglieresti fra l’erotico e il fantasy?

L’erotico: mi diverte di più. L’ho già detto che sono egoista?

 

15) Hai la possibilità di aprire una libreria immensa. Il locale è libero, devi scegliere solo il nome e tre collaboratori. Che scelte fai?

Il tempo ritrovato. Tre librai di una volta, quelli che conoscevano ogni libro, perché lo avevano letto e ne avevano parlato con altri appassionati.

 

16) La libreria, più luogo di vendita o più associazione dinamica di incontro lettori-scrittori?

Se non diventa un luogo di vendita (e vende bene), non può permettersi di essere anche un’associazione dinamica (mi piace il termine!) di incontro fra lettori e scrittori. Ricordo la Libreria Croce, a Roma, variegato approdo di chi scriveva e di chi leggeva. Serate indimenticabili (ero una ragazzetta e mio padre mi portava perché gli facessi “da spalla”) La libreria ha chiuso, ma Remo Croce rimarrà sempre nel mio immaginario come uno stregone benefico che faceva apparire storie meravigliose. E tu potevi parlarne con chi le aveva scritte. Ho ancora i brividi.

 

17) Il desiderio che porti nel cuore?

Tornare all’età di sedici anni, con la testa di oggi, e vivere mille anni. Troppo, vero?

 

18) Stroncare sempre con eleganza o lasciarsi andare ed essere ruvide come noi donne a volte riusciamo ad essere?

Dovrei dire “stroncare sempre con eleganza”, ma quando leggo congiuntivi sbagliati e avverbi di modo in –ente, mi sale la voglia di strage. Afferro la mannaia e… D’accordo, qualche volta sono ruvida.

 

19) Cosa paga nella vita? La sincerità a ogni costo o sapere tacere al momento giusto?

La sincerità a ogni costo mi urta il sistema nervoso. Non sempre “si deve” essere sinceri. Se ferisco qualcuno, preferisco un’omissione o un’onesta menzogna. Saper tacere, in questa epoca in cui tutti parlano (e molti a sproposito), è un’arte. Dovremmo farne tesoro.

 

20) Cosa ti porti dentro della professione che hai svolto per tanti anni?

Il gusto per le belle parole. La necessità di tornare ai classici, periodicamente, quasi come se dovessi ritemprare le forze. La poca (scarsissima) pazienza nei confronti di chi non studia, pur avendone la possibilità.

 

21) Cosa ti ha deluso di più della tua professione?

Partiamo dalle “cose solide”: gli insegnanti (e i dirigenti scolastici) sono pagati una miseria. Detto questo, le delusioni più feroci sono venute dalla scarsa considerazione di cui godono coloro che insegnano. Ricordo la venerazione di cui erano circondati i maestri e i professori, quand’ero bambina (Paleolitico Superiore). Niente di tutto questo si riscontra ai giorni nostri. Laudatrix temporis acti? Perché no, ho una certa età.

 

22) Si può amare una sola persona per tutta la vita, nonostante il tempo che passa, nonostante l’impossibilità di vivere quel sentimento o nonostante la morte?

Umilmente: non lo so. Non ho esperienze personali da far valere. Ho solo una coppia di amici, Franco e Serena. Viaggiano verso i sessant’anni di vita insieme e si amano teneramente. Allora, dico sì, è possibile.

 

23) Che cos’è l’amore per Babette Brown?

Complicità, tenerezza, passione, amicizia, interessi comuni… e qualcosa di diametralmente opposto che faccia litigare ogni tanto.

 

24) La famiglia può tarpare le ali o la passione, se è vera, non conosce umiliazioni, scoraggiamenti né offese, e prima o poi spicca comunque il volo?

La famiglia è un nido caldo, ma può essere anche una prigione. Parli di passione “vera”, io contrappongo la parola “dovere”. Quella che mi ha frenato quando sarebbe stato il momento di spiegare le ali.

 

25) Il tuo consiglio a un autore al di là delle tue collaborazioni, della tua professione, di ogni possibile offesa, gli diresti di affidarsi a una casa editrice per la pubblicazione digitale o gli diresti di firmare con una casa editrice solo per il cartaceo distribuito?

La seconda che hai detto (eheheh). Cartaceo distribuito? Casa editrice. Pubblicazione digitale? Self-Publishing.

 

26) Tutti hanno bisogno di Babette Brown, ma Babette Brown di chi davvero non potrebbe fare a meno oggi?

Delle mie moschettiere: Teresa Siciliano, Maddalena Cafaro, Federica D’Ascani, Lia Winchester, Macrina Mirti, Amneris Di Cesare. E di alcune amiche, forti guerriere.

 

27) Hai una macchina del tempo davanti a te, non hai tempo di salutare nessuno, puoi solo scegliere con chi essere, dove essere e in quale tempo. Dove ti porta la fantasia Babette Brown?

Domani, sempre domani. Ovunque in questo nostro mondo. E con chiunque. Purché possa rimanere sempre me stessa

Il Creasogni – Lasciate che i vostri sogni parlino di voi

C’è un libro fatto apposta per te“. E’ iniziata così la storia tra me e quel libro che sarebbe entrato di diritto fra quelli del mio cuore. Mi sono sentita accendere di quella speranza che solo chi si è perso almeno una volta nella vita fra pagine indimenticabili potrebbe capire. Ho cercato la sinossi del libro, ho visto la copertina e dentro, sì dentro, ho sentito qualcosa. Inizio subito dicendovi che qualsiasi recensione del mondo non potrebbe darvi lemozione che potreste provare dimenticando per un paio di giorni tutto il resto del mondo, spegnendo il cellulare, avvolgendovi in una vecchia coperta con Il Creasogni fra le mani e il cuore in libertà

Mi raccomando però, dimenticate davvero ogni altra cosa e fidatevi, proprio come recita la prima pagina di questo libro:

“Però glielo ripeto, si deve fidare, altrimenti non andiamo lontano”

Mi sono sentita come Ettore, il protagonista di questa incantevole storia. Dimentica di me, dei miei sogni, spenta in un non tempo che aveva portato con sè anche la memoria di tutti i sogni che erano stati miei. Ettore era solo, anche se per ogni persona del paese questo strano uomo era la chiave dell’immaginazione, delle possibilità… era lui: Il Creasogni. Più andavo avanti con la storia, più Ettore era ognuno di noi, in prima persona ero io, eravate voi, siamo noi, ognuno di noi. Sì, proprio in quei momenti… quando il dolore viene curato solo solo dal metodico scorrere del tempo, del non tempo. Quel momento in cui quello che è successo ci porta come ospiti e non protagonisti di una vita che abbiamo chiuso dentro e che non riusciamo più a immaginare per noi stessi. Dentro però abbiamo talmente tanti sogni da potere creare infiniti paradisi per tutti coloro che potremmo aiutare. Sempre che la gente non chieda troppo, sempre che non siano troppo esigenti, che non ci facciano diventare burberi, perchè in quel caso allora scatta subito la buona intolleranza delle anime che hanno sofferto

 

Concentrarsi sulle storie degli altri, creare i sogni più belli, sarebbe stata la soluzione. Il Creasogni dentro di noi risponde al dolore, ai ricordi che fanno male, alle speranze che temiamo restino tali per sempre. E così che Ettore trovava in quel modo meraviglioso di vivere, la chiave per andare avanti

 

E non ci sono parole e non ci sono sguardi, o mani, occhi nè lacrime che potrebbero raccontare quello che sente un cuore che ha tanto sognato e che ha lottato contro chi riteneva che i sognatori fossero folli, leggeri, inconcludenti, esattamente nello stesso momento in cui tu sei consapevole che la sola forza dei tuoi sogni sarebbe un’arma talmente potente che se solo un altro sognatore si fosse unito, allora insieme avreste dato vita ad un piccolo esercito così potente, tanto da dimostrare al mondo intero che solo un grande sognatore ha in sè il potere di cambiare il mondo. E allora asciughi le lacrime, te ne freghi. Mangi paure, ricordi, parole, frasi fatte. Sei consapevole che niente è più divertente del fermarti ad ascoltare chi è maestro di giudizio solo per criticare e dare aria al vuoto, e sorridi, ridi, gioisci dell’essere ancora capace di non scendere a compromessi con chi vorrebbe che il mondo diventasse il Nulla, esattamente come temeva l’Imperatrice Bambina ne La Storia Infinita e tu, sì, proprio tu, ti ritrovi come Atreyu, e ci stai, sei disposto a deporre ogni arma, ogni zavorra che tenendoti ancorata al passato sarebbe per te e per la tua corsa, un peso contro la corrente dei sogni, e parti e sogni e vivi.

E così sei con Catello, scappi, fuggi, ricominci a fidarti. Qualcuno grida Quattroooooooo, qualcun’altro non si ricorda più il colore dei propri occhi, qualcuno ancora ha paura di tutto quello che ha dimenticato e pur di salvare chi ha bisogno si ritrova in pericolo, soffocato nella morsa di quei maledetti signori del niente, quelli che uccidono, che rompono i fili della vita, quelli che tormentano questo cielo di lacrime, sangue e dolore.. e tu sei lì, non puoi scappare, hai paura e ti chiedi perchè hai sognato tutto questo tempo e hai così paura tanto da non riuscire a ricordare i sogni che hai creato per gli altri… Ed è proprio quello il momento in cui sai che sei salvo, perchè fra tutti i sogni che hai lasciato in giro, ci sarà sempre chi ne troverà un pezzo, un segno, una traccia e in quella traccia riconoscerà un po’ di te, si prenderà tutti i sogni, anche quelli intrappolato fra gli alberi, se ne prenderà cura e seguendone le tracce, arriverà fino a te, pronto per essere salvato e sì, proprio allora,i tuoi occhi ritroveranno quella luce a lungo dimenticata e il colore che a lungo era rimasto nascosto lontano dal tuo tempo…

Quindi, cosa dirvi de Il Creasogni se non tutto quello che ho solo cercato di suggerirvi fino a ora? Ah sì, forse una cosa, un’ultima cosa, la più importante, c’è. Non abbiate paura di sognare, ma soprattutto non abbiate paura di perdervi e di provare quella strana sensazione che vi fa desiderare di cancellare tutto il vostro passato, per potere ricominciare, per potere avere una vita nuova, oh no.. non abbiate paura di questo, perchè saranno proprio quei sogni che avrete lasciato lungo la strada, che riusciranno a fare sì che un’altra parte di destino vi troverà, vi prenderà per mano e vi porterà in salvo. Non c’è niente che vi possa davvero salvare dalla vita, se non la vita stessa… e quando vi chiederete come ha fatto a ritrovarvi quel filo della vita, beh, non abbiate dubbi, perchè la risposta sarà e solo una…

“Ho visto il sogno che avevi lasciato, nascosto, in caso di bisogno”

Il Creasogni di Simone Toscano su Amazon

La pagina facebook de Il Creasogni di  Simone Toscano

I miei libri

I miei libri

Lucia Bonelli (bocilla)

Da quando l’universo ha preso forma le domande dell’uomo sono rimaste le stesse. Dolore e paura, ansia e gioia, forza e debolezza; tutto insieme, tutto quello che ci dà il nome di 'uomini'. Eppure sentiamo di essere qualcosa di talmente complesso, da non poter essere compresi. Poi un giorno apriamo un libro e troviamo una frase, una parola, una poesia, che sembrano elevarsi da un posto sconosciuto fino a noi, come a dirci: “Anch’io sono come te”. Ho capito che la consapevolezza che non siamo soli, ci dà la forza per riconoscere la nostra individualità. Il tutto per il niente, il niente per il tutto… sembra un controsenso, ma nella vita si comincia a vivere solo quando si assapora davvero qualcosa e non riusciamo mai ad assaporare qualcosa se non ne conosciamo l’esatto contrario. È per questo che ho iniziato a scrivere, per sentirmi parte di questo tutto, tanti anni fa. Poi mi sono fermata perchè credevo che per dire qualcosa agli altri si dovesse essere esemplari, perfetti, unici, ma non è così. Un giorno ho letto uno scritto del Manzoni, che parlava proprio di questo. Da allora ho capito che quando cerchiamo di dare coraggio a qualcuno, anche se non l’abbiamo, è coraggio che possiamo dare, poi, poco a poco, cominceremo ad averne anche noi. La bellezza della vita sta nell’essere se stessi, pregi, difetti, percorsi e destini. Poca importanza hanno le persone che ostacolano il nostro cammino, poichè sempre dovremo ricordare che chi si occupa della vita degli altri è chi non ha trovato ancora piacere nella propria. Ma su questo sito c’è posto anche per loro. Non importa la strada che percorriamo. La strada è la meta. Vi auguro buona navigazione, ma fate attenzione: le parole sono solo parole se non le ascoltate con il cuore

Lucia Bonelli, detta Bocilla

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