Il giardino del bene e del male

Buona domenica lettori! Oggi vi presento Il giardino del bene e del male il libro di Vanessa Gessi per cui presto ascolterete un’audiolettura

Sinossi

In una casa di pietra e di edera sul lago di Como, dimora lo spirito di una strega: Lucia.
In quella casa vivono nonno Vittorio, archeologo in pensione e Alessandro, soldato tormentato dal ricordo di quell’angelo che lo salvò nel bosco quando era solo un bambino.
La strega veglia sulla casa su cui è caduta l’ombra del lutto: il più giovane della famiglia, Emmanuel, è morto. Ucciso in circostanze misteriose, in una stanza chiusa su cui muri sono incise rune di protezione contro le forze demoniache. Tra le mani stringeva un libro: la piccola chiave di Salomone.
È in questa casa che inizia la nostra storia.
La mia storia, angelo nel corpo di bambina, scesa sulla terra per trovare mia sorella Ambriel.
Non avrei mai creduto che avrei dovuto cercarla all’inferno.
Come vent’anni prima, Alessandro e Ambriel si incontrano di nuovo nel bosco, come Adamo ed Eva nel giardino dell’Eden. E come Eva, anche mia sorella è caduta.
Caduta per aver camminato sulla terra con un corpo mortale.
Caduta per aver amato l’uomo su cui doveva vegliare.
Caduta per aver infranto le regole del paradiso, inizia il suo viaggio nell’oltretomba.
Per salvarla, sono saltata attraverso la porta dell’inferno, con l’uomo che lei ama e che con il tempo è diventato mio fratello.
Scendiamo nell’oscurità con i doni di Orfeo ed Euridice, lo specchio dell’oltretomba e il pugnale divino, folgore della spada dell’Arcangelo Michele.

Un po’ di dettagli sul libro

Prezzo ebook: euro 4,99 
Prezzo cartaceo euro 17,68
Lunghezza 335 pagine
Data di uscita 22/11/2023
Genere urbanfantasy, darkfantasy

Dove trovarlo Clicca qui

Estratto

Capitolo 1 – L’angelo nel bosco
 
 
Alessandro Bosconero nacque in una casa di pietra sul lago di Como, nel 1991.
A quel tempo nessuno sapeva quello che sarebbe successo, era solo un bambino come tanti che si affacciava alla vita pieno di speranze.
All’età di cinque anni la sua innocenza venne stroncata, spazzata via con furia come un ramoscello sradicato dal vento ancor prima di mettere radici.
Era una sera di agosto ed il bambino cantava allegro, guardando la luna che sbucava tra gli alti pini di montagna.
Il fratellino dormiva sereno con un piccolo soldatino tra le mani, mentre i genitori parlavano di cose che lui non capiva. Ogni tanto la madre gli sorrideva e questo gli bastava per essere felice.
Poi d’improvviso una macchina tagliò loro la strada, ed un uomo ubriaco si rese conto troppo tardi dell’errore che aveva commesso.
Fu una questione di attimi.
La fiat grigia sulla quale viaggiava la famiglia sbandò di qualche metro, sfondando il guardrail di metallo. Rotolò giù per un dirupo, riversandosi nei boschi.
Ci fu un lungo silenzio, interrotto solo dai pianti disperati del neonato, mentre le luci dei fari lentamente si spegnevano.
Dalle lamiere distorte della macchina, un bambino uscì tenendo stretto il fratello, nelle sue piccole braccia tremanti.
Chiamò la madre, chiamò il padre, ma nessuno rispose.
Cercò di scuotere i loro corpi, di aprire i loro occhi, ma nessuno dei due si svegliò.
Osservò a lungo i suoi genitori, gli sembrava che dormissero.
Il concetto della morte era troppo lontano da lui, troppo irreale.
Nella sua mente si convinse che stavano solo dormendo, se avesse trovato aiuto sarebbero tornati a casa tutti insieme.
A questa speranza si aggrappava il bambino mentre si allontanava nell’oscurità.
Anche se era solo ed impaurito, il bambino non pianse. Continuò a camminare, cantando una canzone per calmare il piccolo Emmanuel. Vagò a lungo tra i sentieri di montagna, inciampando tra i sassi, sbattendo contro i rami, cercando una via d’uscita.
Finché in lontananza non vide una luce.
Era debole all’inizio, nascosta tra la fitta vegetazione, tuttavia a mano a mano che il bambino si avvicinava, diventava sempre più forte e più calda.
Gli sembrò perfino di vedere una figura femminile avvolta in quella luce, dalla quale si aprivano due maestose ali bianche come neve.
Pensò che fosse sua nonna, all’inizio.
Ricordò che la madre gli aveva raccontato una storia, in una notte di gennaio.
Gli raccontò che sua nonna Viola era diventata un bellissimo angelo.
Veglierà su di te, per sempre. Così gli aveva detto, baciandogli la fronte.
Così il bambino seguì con fiducia l’angelo, lasciandosi alle spalle il bosco e l’oscurità.
Per molti anni, il bambino raccontò a tutti di essere stato salvato dall’angelo della nonna. Il piccolo Emmanuel, si addormentava ascoltando quella storia mentre stringeva la sua mano.
Poi il bambino crebbe e il sogno lasciò il posto alla realtà.
Si convinse di esserselo immaginato, anche se a volte nelle notti in cui aveva paura quell’angelo tornava a trovarlo nei suoi sogni.
Alessandro Bosconero divenne un uomo coraggioso e determinato, con una straordinaria forza di volontà e un radicato istinto di protezione verso il prossimo.
Emmanuel invece non smise mai di credere a quell’angelo e con il passare degli anni, le sue ricerche sul mondo del sovrannaturale trovarono risposte nello studio della teologia e dell’antropologia.
Dedicò la sua vita allo studio delle creature angeliche. Mentre i suoi compagni di scuola giocavano a calcio, lui si chiudeva in biblioteca immerso in testi religiosi, cristiani ed ebraici.
Vittorio Bosconero, Il nonno paterno a cui erano stati affidati dopo l’incidente, era un famoso archeologo e accolse con interesse ed eccitazione la sua curiosità.
La sua casa si trovava tra le colline del lago di Como, nascosta tra i boschetti e le vecchie vigne di famiglia. Era costruita in pietra, ricoperta da edera e bougaunvillea. Le grandi finestre avevano le persiane verdi come il tetto, un grande portico circondato da colonne di pietra fungeva da ingresso alla casa.
Dopo la morte della moglie Lucia, la casa e Vittorio erano caduti in uno stato di declino.
Entrambi condividevano le stesse crepe, ora che il cuore di quella casa si era spento.
Vittorio si allontanò sempre di più, cercando di sfuggire al dolore di quella casa vuota, rifugiandosi nel suo lavoro, sempre più lontano.
Poi inaspettatamente era giunta nuova vita, in quella casa abbandonata.
Alessandro ed Emmanuel erano apparsi sulla soglia della sua casa, sporchi e in lacrime, accompagnati dagli agenti della polizia.
Da allora niente era più stato lo stesso.
Vittorio aveva dovuto interrompere i suoi viaggi, per cambiare pannolini e preparare panini. Ma aveva amato quei bambini fin dal giorno in cui erano arrivati a casa sua, erano riusciti a fare ciò che lui riteneva impossibile: far battere di nuovo il suo triste cuore.
Crescendoli, vedeva in loro il volto delle persone che aveva amato, li rivedeva nelle loro espressioni, nei modi di fare.
A volte si era sentito stanco, sopraffatto, inutile, non adatto a crescerli.
Ma non si era mai più sentito solo. Certe notti dalla finestra il vento entrava portando con sé l’odore di Lucia, la sua risata gioiosa, il suo canto.
La casa era cambiata tanto quanto lui, all’interno era piena di libri antichi ricoperti di polvere, i tavoli straripavano di fogli e fogli di ricerche, piatti sporchi e bottiglie di grappa, mentre il divano era pieno di giocattoli.
Sul frigorifero accanto ai disegni dei bambini, c’erano testi babilonesi.
Vicino ai camioncini rossi e gialli, c’erano statue di divinità africane e maya.
Appesi alle pareti, incastrati nelle librerie, perfino nella credenza insieme ai cereali, si trovavano manufatti provenienti da tutto il mondo antico: geroglifici scolpiti nella pietra dall’ Egitto, coltelli da Gerusalemme, vasi dalla Cina, archi etiopi e maschere dal Giappone.
Tra un libro e l’altro, aveva creato uno spazio per loro nella sua vita.
Li aveva visti crescere, diventare uomini.
Da lui, Alessandro aveva preso il vizio della bottiglia e lo spirito d’avventura.
Era cresciuto fingendo di essere in una delle sue avventure, dentro caverne buie e spaventose, nelle cime più alte delle montagne, perso tra le foreste dell’amazzonia.
Emmanuel invece aveva divorato ogni libro, cercando in ognuno di essi riferimenti a creature angeliche, in ogni cultura, dall’oriente all’occidente, in ogni secolo, dalla preistoria al medioevo.
Erano passati più di vent’anni, da quell’incidente tra le montagne.
Emmanuel si era da poco laureato, ed era orgoglioso di avere la sua prima cattedra alla facoltà teologica dell’Italia settentrionale, a Milano. Era un ragazzo dal fisico snello, con i capelli biondo scuro, gli occhi verdi e le fossette. Portava spessi occhiali neri e i suoi vestiti erano quasi sempre completi scuri con la camicia bianca, l’unico tocco di colore era la cravatta.
Alessandro invece si era arruolato nell’esercito, spinto dall’istinto di proteggere il prossimo e dalla rabbia che per tanti anni lo aveva consumato.
Era alto e dalla corporatura atletica, capelli neri e riccioli ribelli, labbra sottili, gli occhi erano blu scuro, quasi grigio nelle giornate invernali.
Si era caricato sulle spalle il pesante fardello del mondo, andando avanti senza farsi troppe domande sul suo futuro o su quello che il destino aveva riservato per lui.
Lentamente il sangue, il dolore e la lotta divennero il centro della sua esistenza.
Era impulsivo, immaturo, impaziente di fare la differenza.
Ogni volta che aveva creduto di trovare il controllo, aveva finito per perderlo, sopraffatto dalle emozioni violente che lottavano in lui.
Si rese conto molto presto che in guerra tutto aveva un prezzo: togliere una vita o salvarne cento, scegliere i compagni o la missione, andare a destra o a sinistra, aprire o no una porta.
Ogni scelta che prendeva poteva portare conseguenze terribili, tutto quello che poteva fare era seguire l’istinto e continuare a mettere un piede dopo l’altro.
Negli anni imparò a non pensare, ad agire solamente. Il prezzo del dolore era troppo alto da pagare, così smise di vedere, di ascoltare, di sentire.
Negli ultimi anni era stato mandato di istanza in Afghanistan, come supporto alle forze NATO.
Viveva con il nonno ed il fratello, dai quali tornava durante le licenze.
Gli piacevano il calcio e la musica rock su vinile, usciva con molte ragazze, anche se con nessuna di loro sembrava creare un legame particolare. Beveva molto, forse per dimenticare tutti gli orrori che nascondeva il deserto. Aveva smesso da tempo di credere agli angeli, o a Dio.
Non era facile per chi come lui vedeva morire gli amici, per chi stroncava vite, credere che ci fosse qualcosa di più grande a cui importasse di lui.
Nonostante questo, c’erano state delle occasioni in cui il dubbio l’aveva tenuto sveglio la notte.
Troppe volte era sopravvissuto, laddove altri erano morti.
Troppe volte i proiettili lo avevano mancato, come spinti da una forza invisibile.
Troppe volte la via gli era stata indicata, da fugaci bagliori di luce che squarciavano la notte.
In quei bagliori, gli era sembrato di riconoscere lo stesso calore che aveva percepito quella notte nel bosco.
Era una mattina di marzo e si trovava in una base militare nel sud ovest della Libia.
L’esercito americano, supportato dalle forze di pace della NATO, era in lotta con Al Qaeda, sempre più spesso tutto ciò che di loro tornava a casa era una bara vuota e una medaglia.
Ma anche dall’altro lato del deserto, c’erano amici che seppellivano i loro compagni, madri che piangevano i loro figli, orfani di una guerra che sembrava non avesse fine.
Per questo motivo, nonostante le divise dei suoi nemici fossero diverse e la loro pelle fosse più scura, quando gli era possibile, Alessandro mostrava compassione.
Sapeva cosa voleva dire perdere la propria famiglia, essere strappati via dalle loro braccia, svegliarsi ogni notte per gli incubi e un giorno dimenticare il suono della loro voce.
Uccideva quando doveva, quando la sua vita e quella dei compagni era in pericolo, ma se qualcuno era ferito o si arrendeva, abbassava il fucile.
Quella mattina si era svegliato sudato a causa del caldo opprimente, che rendeva difficile persino respirare.
Si era perso qualche momento ad osservare il cielo rosato e arancione, mentre una sottile brezza gli scompigliava i capelli, quando ricevette una telefonata dall’Italia.
Sulle prime gli sembrò un po’ strano, aveva già ricevuto la sua chiamata settimanale da parte del nonno, piena come sempre di raccomandazioni, aggiornamenti sul lavoro del fratello e farfugliamenti su una nuova ricerca di cui non aveva capito molto.
«Ciao Vittorio! Che ci fai sveglio a quest’ora? Lì da voi dovrebbero essere le…»
«Devo darti una brutta notizia, figliolo…» Rispose il vecchio, con la voce strozzata. «Si tratta di Emmanuel…»
Il telefono cadde a terra, urtando contro il cemento.
Alessandro era in ginocchio e fissava il cielo limpido, il calmo volo degli uccelli sulle dune del deserto.
In lontananza alcune voci amiche, attutite dal battito sordo del suo cuore.
Gli ci volle un po’ per realizzare.
Poi improvvisamente urlò con tutta la voce che aveva.
Ancora e ancora, verso il cielo tinto di arancione, verso un destino crudele, verso un fratello che lo aveva abbandonato.
D’un tratto avvertì un forte calore tutt’intorno a lui, come se lo avvolgesse.
Percepiva in quel calore un senso di pace, di amore e compassione.
Due grandi ali bianche si chiudevano su di lui, come a volerlo proteggere dal mondo.
Mentre l’uomo piangeva, l’angelo piangeva con lui.
Non poteva fermare quel dolore, non poteva cambiare ciò che era stato.
Poteva solo vegliare su di lui, dargli il suo conforto.
Baciò la fronte del ragazzo con la sua grazia, generando un’unione tra spirito e materia.
In quel momento, Alessandro Bosconero ripensò a quella luce nel bosco.

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Buone parole a tutti

Blue Sky e il risveglio della magia pura

Continua la rubrica Vi Presento Un Libro. Oggi sono onorata di presentare una storia di cui tutti abbiamo bisogno. Sì, proprio tutti. Per la recensione mi riservo di completare questo viaggio meraviglioso che sto compiendo attraverso le pagine di Joe Commoner e Grace Commoner. Andiamo per ordine, di che libro sto parlando?

Sinossi

Blue Sky e il risveglio della magia pura è la storia di un ragazzo molto timido, spesso un po’ goffo e impacciato, dal buffo nome di Metello. Per le sue caratteristiche viene preso di mira da Marcus, il bulletto della scuola. Un pomeriggio, dopo l’ennesima angheria subita, decide di rilassarsi nel suo posto preferito: il parco. Al laghetto, mentre è intento a fotografare un misterioso e affascinante cigno bianco, cade in acqua e viene catapultato nel fantastico Mondo dell’Apparenza. Qui è accolto da un satiro e da un paperiglio, due personaggi che gli permettono di esplorare questo luogo misterioso. Il Mondo dell’Apparenza è da lungo tempo scosso dagli effetti di una maledizione che ha colpito la manticora, un terribile mostro. Per spezzare l’anatema occorrono gli elementi capaci di evocare la Magia Pura. Metello è chiamato a intraprendere un viaggio ricco di difficili prove: solo la fiducia in se stesso potrà permettergli di cambiare il destino del Mondo dell’Apparenza e il proprio.

Mentre io sono piacevolmente immersa in una lettura che sto divorando, vi lascio con un estratto, invitandovi domani mattina fra queste pagine per scoprire la presentazione e l’audiolettura dedicata a un mondo che, scoprirete, abbiamo un po’ tutti dentro, a prescindere dalla nostra età. Sinceramente avrei voluto scoprire questa storia mentre ero fra i banchi di scuola, ma non è troppo tardi. Dedico questa lettura anche a quella parte di me che, con dolore, affrontava il mondo dell’Apparenza, aggrappandosi alla Magia Pura del mondo dei sogni. Questo libro è per me, e per tutti voi.

Estratto

Mentre tornavano, Metello si godeva il volo: le parole di Blue Sky lo avevano in qualche modo consolato, ma era ancora pensieroso.

«Ehi! Non è che ti sei addormentato, lì dietro?».

«No, stavo solo pensando…».

«A cosa?».

«Alle sfide: e se fossero veramente dei duelli?».

«No, tranquillo! Lo constaterai una volta arrivati» rispose placidamente il drago.

«Sarebbe stato davvero facile se fossi stato tu a combattere!».

«Già. Ma poi sarebbe successa la stessa cosa della storia della farfalla…».

«Di cosa parla? Non l’ho mai sentita!».

«Parla di un uomo che un giorno, mentre camminava nei boschi, vide un bozzolo che si muoveva: stava per nascere una farfalla! Si mise quindi a osservare la farfalla mentre lei, per varie ore, si sforzava per uscire dal piccolo buco che c’era nel bozzolo».

«… e poi?».

«Dopo molto tempo, sembrava che si fosse arresa, come se avesse fatto tutto il possibile, senza avere la possibilità di fare nient’altro. Così, l’uomo decise di aiutare la farfalla: aprì il bozzolo e la farfalla uscì immediatamente».

«Volò via?».

«Purtroppo, no: il suo corpo era troppo esile e le sue ali poco sviluppate si muovevano a stento. Purtroppo, non fu mai capace di volare perché l’uomo, con quel suo gesto di gentilezza, aveva impedito alla farfalla di irrobustire il suo corpo e le sue ali uscendo da sola da quel bozzolo. Era una prova difficile ma è così che funziona».

Metello rimase qualche istante in silenzio, ripensando alla storia. Quando Blue Sky atterrò davanti alla grotta, il ragazzo lo abbracciò.

«Penso di aver capito, adesso. Le prove nella vita non sono ostacoli, ma trampolini di lancio, senza i quali non saremo in grado di spiccare il volo! Grazie mille, Blue Sky!».


Qualche dettaglio in più

Editore: Edizioni Dialoghi

Prezzo: 16 euro

Pagine: 154

Genere: fantasy educativo per ragazzi

Pubblicazione: novembre 2023

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I Poteri Ancestrali, di Maria Grazia La Scala

LuciaBonelli.Com ricomincia con le presentazioni, le recensioni e le audioletture <3 Comincio con la lettura che più mi ha stupita. Il motivo è presto detto… non era il mio genere, ma qualcosa nella lettura mi attraeva. Quindi, cosa ho fatto? Beh, io non resisto alle sfide. Ma andiamo con calma, di che libro sto parlando?

I poteri ancestrali, 407 pagine.

Sinossi

Da secoli gli umani sono organizzati in cinque pacifici regni. Essi sono alleati in un Protettorato e chiusi in una barriera che li protegge dalle creature malvage che incombono ai loro confini. ‌Ma il pericolo non si annida solo all’esterno, e qualcosa sta per destabilizzare gli equilibri. ‌Per questo tre ragazzi partiranno per la loro missione più grande, che li porterà a trovare ben più di ciò che stanno cercando. ‌Amici improbabili e nemici inaspettati, si intrecceranno alla storia di questi giovani. ‌In un mondo in cui non tutto e bianco o nero, dove non sempre e facile distinguere chi ti è amico da chi non lo è. Il destino del Protettorato è forse nelle mani di una ragazza e dei suoi due compagni di viaggio?

Recensione

Sono sempre stata contraria alla suddivisione eccessivamente capillare di generi e sottogeneri letterari, quindi come sempre nelle mie pagine non troverete dettagli di quale tipo di fantasy sia, vi basti sapere che è un fantasy ed è un gran fantasy. Quando ho iniziato a leggere la sinossi già ho capito che sarebbe stata la mia sfida. Io, amante dei romance, venivo attratta da una frase della sinossi “Amici improbabili e nemici inaspettati“. Era mio! Dovevo leggerlo. Non è un caso che abbia scelto di riportare proprio questa frase nel post che presenta la mia lettura. Infatti è esattamente questo che sarà il filo conduttore alla base di tutta la storia, quel confine a volte invisibile, a volte sconcertante, a volte estremamente salvifico. Prima di intraprendere la lettura, mi chiedevo se mi sentivo pronta ad abbandonare buona parte del rosa a cui ero abituata. No. Mi ha affascinato lo stesso l’idea di iniziare questa lettura? Sì, e molto. Invito tutti ad avere nella loro libreria, virtuale o fisica che sia, la storia di Maria Grazia La Scala, prima di tutto per la potenza della scrittura, ma anche per la cura della scelta delle parole e per il filo d’olio invisibile che ci fa scivolare fra le pagine. Cinque distinti popoli, cinque elementi. Sono solo cinque? E la sesta divinità? Possiamo salvarci? L’ansia lascia il posto alla voglia di scoprire, così una pagina ne chiama un’altra e un’altra ancora. Quello che mi affascina di una lettura è sicuramente la ricercatezza della precisione, quel sottobosco divulgativo che chi scrive vuole trasmettere, quando scopri che lo scrittore può elevarti, in un preciso argomento, mitologico o fantastico che sia. Mi piace, ne I Poteri Ancestrali, quella conoscenza in più che mette la storia decisamente su un livello più alto dei classici fantasy. Scoprire qualcosa, curare la descrizione, i riferimenti, è qualcosa che affascina. Non temano gli amanti del romance, anche qui c’è qualcosa che può attrarre i loro gusti. Decisamente una storia da promuovere.

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– E se vi succedesse qualcosa?! Non potete andare solo!

La mente di Wisteria era tesa allo spasimo per percepire le
intenzioni di lui, ma erano come ombre. Quando combatteva, non
solo non li mostrava, ma sembrava persino non provarne di
sentimenti. Sembrava di stare in mezzo a banchi di nebbia, a tratti
si distingueva qualcosa, e a tratti non si vedeva un palmo dal naso.
Così era lui, mutevole e indecifrabile persino per le sue capacità.
Quindi, per quanto prevedesse in minima parte le sue intenzioni,
sufficientemente in anticipo da schivare e parare, non riusciva
però a mandare a segno nessun colpo.

Lucia Bonelli – Il mio mondo

Viviamo in un mondo in cui tutti giudicano gli scrittori ponendoli su gradini fragili di scale di valore inesistenti, io sono sempre stata per la libertà. Amo i romanzi, i fumetti, i mattoni da novecento pagine. Amo la passione, l’eros, ma anche la delicatezza, la profondità, il non detto, il descrittivo o l’immaginario, il rosa tanto denigrato e la narrativa per bocche sapienti. Non esiste giudizio che renda la scrittura più o meno degna, esistono solo una bella scrittura e una scrittura meno forte nello stile, ma il genere lasciatelo alle dita, all’anima e agli occhi. Un lettore sarà sempre un lettore, che legga il più acceso degli Harmony o il più contorto dei saggi. Non sarete mai liberi come scrittori o come lettori, se non avrete il coraggio di leggere tutto quello che vi va, quando vi va. Libri, taccuini, penne, matite, persone, sorrisi. Dietro ogni libro c’è qualcuno che non si è arreso, e qualcun altro che si potrà salvare grazie alla sua storia.  Dovesse finire il mondo, probabilmente avrei ancora della carta bianca da qualche parte; qualche parola di troppo, forse molte non dette, ma di sicuro avrò dentro tutta la speranza che mi porta a pensare che un mondo in cui si scrive e si legge ancora, è ancora un mondo che si può salvare.

Scrivere è un po’ salvarsi la vita e, io, lo faccio ogni giorno. Ogni giorno un po’ di più.

Dove puoi trovarmi

Iniziamo il mio Podcast :) Benvenuti

Da oggi inizierò a dedicarmi con regolarità al mio Podcast 🙂 Ci saranno 4 Trasmissioni

  1. Letterandoti, dedicato alla mie lettere.
  2. Ve Lo Legge Lucia, dedicato alle audioletture che vorrete sottopormi.
  3. Clastura, la lettura dei classici.
  4. Interviste di Lucia, dedicato al mondo letterario ed editoriale

Non potevo che iniziare con la Prima Puntata di Letterandoti, le mia lettera a Giacomo Leopardi.

Ringrazio le musiche che mi accompagnano, eseguite dal giornalista Mauro Di Gregorio.

Buon ascolto

Se potessi parlarti di me

Una commedia romantica che nasce sulle note delicate di un destino qualunque. Quante volte abbiamo deciso di sottostare al destino che sembra esserci concesso? Quante volte, invece, abbiamo deciso di sfidarlo quel destino, e prenderci la vita che abbiamo sempre sognato? In un crescendo che parte dalle note ironiche di una commedia esilarante, Se potessi parlarti di me ci accompagna pagina dopo pagina nella vita di Clementina che decide di affrontare il suo ennesimo colloquio di lavoro più fiduciosa di quanto non abbia fatto nei suoi innumerevoli precedenti, miseramente falliti. Il destino cambia le carte in tavola e sembra volere farle sfuggire di nuovo l’occasione dalle mani. Stavolta non ci sta. Una vita trascorsa a rispettare le regole adesso chiede il conto. Clementina decide di cambiare tutto, ritrovandosi in una situazione che ha sempre sognato, ma che non le spetta. L’incontro con il Direttore Generale stravolge la sua vita. Tutti si affezionano a Clementina, ma nessuno in realtà conosce il suo vero nome

Per ogni giorno in cui mi salverai

Il giorno del suo quarantesimo compleanno, Milena decide di scrivere una lunga lettera a un uomo che ha iniziato a sognare ventidue anni prima. In un articolato e appassionato filo con cui sottolinea i percorsi dolorosi del suo cuore, la protagonista decide di sfidare il destino raccogliendo tutta la sua storia nella speranza, un giorno, di scoprire chi si celi dietro il volto del vero Ventidue. Un accorato inno al coraggio di non scendere a compromessi, di non accontentarsi, di avere la forza di amare se stessi prima di chiunque altro, per non perdere il potere della libertà di guardarsi davvero per ciò che si è. In un emozionale viaggio tra le ventidue lettere, Per ogni giorno in cui mi salverai si rivolge a tutti coloro che aspettano l’alba di un nuovo sguardo per riconoscersi.
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