In ogni tempo possibile

Lei ottenne dal tempo dal capacità di piegarsi controsole, la leggerezza di fluttuare nel vento e l’insidiosa sensazione di esserne attraversata. Tuttavia, per quanto il tempo stesso non smettesse di ricordarle la sua natura, ella trasformò il sibilo della tempesta in musica sublime e il terrore della notte, in meraviglia di tramonto controfiato. Danzò. In ogni tempo possibile, lei danzò

La stella levigata

Quando ero piccola, il giorno prima di Natale ho trovato un pezzo di vetro sulla spiaggia che il mare aveva levigato fino a dargli la forma di una stella a cinque piccole punte. Ero così felice quel giorno, tanto da avere disegnato stelle per molti dei mesi che sono seguiti, su tutte le copertine dei quaderni. Mia nonna diceva che era stato il modo in cui il mio angelo custode mi aveva mandato un bacio e che, probabilmente, in quel momento era notte dove lui si trovava, quindi era riuscito lo stesso a mandarmi un bacio con una stella che, dalla sua notte, era arrivata ai piedi del mio giorno. Molti anni dopo ho perso quel pezzo di vetro, ci sono rimasta così male che per giorni ho continuato a cercarlo ovunque. Poi mi sono arresa, e ho capito. Non era importante che non fosse più tra le mie mani, importava quello che quella stella era per me. Così, quasi ogni anno, la vigilia di Natale, cerco in riva al mare una stella che, come la mia, sia stata trasformata in ricordo prezioso. Forse è questo il potere del mare. Ti bastano cinque minuti e ti rigeneri, riprendi vita. E così era sempre stato. Alessandro Baricco scrive che Il mare è senza strade, è senza spiegazioni e io credo che sia questo che mi provoca un piacere così intenso, la libertà di esserne parte. Una parte di me è sempre stata innamorata di chi dipinge davanti al mare, sarà perché è sempre stato uno dei miei sogni farlo. Guardare e chiudere gli occhi. Riaprire gli occhi e respirare. Chiudere di nuovo gli occhi e immaginare. È questo il bello della vita, quello che sembra una pagina triste, diventa acqua e sale, e torna a essere stella…tu ricordi chi sei, sorridi e ti senti piena di te, come mai eri stata prima. Come concludo allora il mio augurio di Natale per tutti? Senza frasi fatte, ma con la speranza che ognuno possa trovare il suo pezzo di vetro ed essere mare, impetuoso ma gentile e costante nel prendersene cura, perché siamo tutti figli dello stesso mare e… sì, è più forte di me, devo concludere con un estratto di Oceano Mare di Alessandro Baricco  
“Sabbia a perdita d’occhio, tra le ultime colline e il mare – il mare – nell’aria fredda di un pomeriggio quasi passato, e benedetto dal vento che sempre soffia da nord. La spiaggia. E il mare.
Potrebbe essere la perfezione – immagine per occhi divini – mondo che accade e basta, il muto esistere di acqua e terra, opera finita ed esatta, verità – verità – ma ancora una volta è il salvifico granello dell’uomo che inceppa il meccanismo di quel paradiso, un’inezia che basta da sola a sospendere tutto il grande apparato di inesorabile verità, una cosa da nulla, ma piantata nella sabbia, impercettibile strappo nella superficie di quella santa icona, minuscola eccezione posatasi sulla perfezione della spiaggia sterminata. A vederlo da lontano non sarebbe che un punto nero: nel nulla, il niente di un uomo e di un cavalletto da pittore.
Il cavalletto è ancorato con corde sottili a quattro sassi posati nella sabbia. Oscilla impercettibilmente al vento che sempre soffia da nord. L’uomo porta alti stivali e una grande giacca da pescatore. Sta in piedi, di fronte al mare, rigirando tra le dita un pennello sottile. Sul cavalletto, una tela.
È come una sentinella – questo bisogna capirlo – in piedi a difendere quella porzione di mondo dall’invasione silenziosa della perfezione, piccola incrinatura che sgretola quella spettacolare scenografia dell’essere. Giacché sempre è così, basta il barlume di un uomo a ferire il riposo di ciò che sarebbe a un attimo dal diventare verità e invece immediatamente torna ad essere attesa e domanda, per il semplice e infinito potere di quell’uomo che è feritoia e spiraglio, porta piccola da cui rientrano storie a fiumi e l’immane repertorio di ciò che potrebbe essere, squarcio infinito, ferita meravigliosa, sentiero di passi a migliaia dove nulla più potrà essere vero ma tutto sarà – proprio come sono i passi di quella donna che avvolta in un mantello viola, il capo coperto, misura lentamente la spiaggia, costeggiando la risacca del mare, e riga da destra a sinistra l’ormai perduta perfezione del grande quadro consumando la distanza che la divide dall’uomo e dal suo cavalletto fino a giungere a qualche passo da lui, e poi proprio accanto a lui, dove diventa un nulla fermarsi – e, tacendo, guardare.
L’uomo non si volta neppure. Continua a fissare il mare. Silenzio. Di tanto in tanto intinge il pennello in una tazza di rame e abbozza sulla tela pochi tratti leggeri. Le setole del pennello lasciano dietro di sé l’ombra di una pallidissima oscurità che il vento immediatamente asciuga riportando a galla il bianco di prima. Acqua. Nella tazza di rame c’è solo acqua. E sulla tela, niente. Niente che si possa vedere.
Soffia come sempre il vento da nord e la donna si stringe nel suo mantello viola.
— Plasson, sono giorni e giorni che lavorate quaggiù. Cosa vi portate in giro a fare tutti quei colori se non avete il coraggio di usarli?
Questo sembra risvegliarlo. Questo l’ha colpito. Si gira a osservare il volto della donna. E quando parla non è per rispondere.
— Vi prego, non muovetevi —, dice.
Poi avvicina il pennello al volto della donna, esita un attimo, lo appoggia sulle sue labbra e lentamente lo fa scorrere da un angolo all’altro della bocca. Le setole si tingono di rosso carminio. Lui le guarda, le immerge appena nell’acqua, e rialza lo sguardo verso il mare. Sulle labbra della donna rimane l’ombra di un sapore che la costringe a pensare “acqua di mare, quest’uomo dipinge il mare con il mare” – ed è un pensiero che dà i brividi.
Lei si è già voltata da tempo, e già sta rimisurando l’immensa spiaggia con il matematico rosario dei suoi passi, quando il vento passa sulla tela ad asciugare uno sbuffo di luce rosea, nudo a galleggiare nel bianco. Si potrebbe stare ore a guardare quel mare, e quel cielo, e tutto quanto, ma non si potrebbe trovare nulla di quel colore. Nulla che si possa vedere. La marea, da quelle parti, sale prima che arrivi il buio. Poco prima. L’acqua circonda l’uomo e il suo cavalletto, se li piglia, adagio ma con precisione, restano lì, l’uno e l’altro, impassibili, come un’isola in miniatura, o un relitto a due teste.
Plasson, il pittore.
Viene a prenderselo, ogni sera, una barchetta, poco prima del tramonto, che l’acqua gli è già arrivata al cuore. È così che vuole, lui. Sale sulla barchetta, ci carica il cavalletto e tutto, e si lascia riportare a casa. La sentinella se ne va. Il suo dovere è finito. Scampato pericolo. Si spegne nel tramonto l’icona che ancora una volta non è riuscita a diventare sacra. Tutto per quell’ometto e i suoi pennelli. E ora che se n’è andato, non c’è più tempo. Il buio sospende tutto. Non c’è nulla che possa, nel buio, diventare vero”.

Videolettura di Un matrimonio vittoriano

Videolettura del primo capitolo di Un Matrimonio Vittoriano, l’ultimo romanzo della magistrale Estelle Hunt che come sempre cattura il lettore in un mondo da cui non può staccarsi. Entrate anche voi nel mondo di Philippa, in una società che impone ruoli che solo i più coraggiosi possono mettere in discussione. Il coraggio di amare attraverserà questa storia insegnandoci a riconoscere il nostro ruolo e, soprattutto, il nostro valore, in in mondo preconfezionato

Su Instagram potete trovate l’autrice @estelle_hunt

 

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Correttore di bozze

 

Il correttore di bozze è il fastidio dello scrittore che trova finalmente sollievo. Il refuso che non trova scampo, la luce che cerca là dove la memoria della penna cattura gli occhi rendendo la lettura un’immagine che non mette più a fuoco l’errore. Se stai cercando un correttore di bozze per iniziare la revisione del tuo romanzo, scrivimi a luciabonelliparole@gmail.com 

Servizi editoriali

L’Editor è più che una penna, è un sostegno armonico che va dalla correzione della carta, alla correzione del concetto. L’editor è il finimento dell’opera, il gusto finale che un romanzo consegna a un lettore sempre più attento e affamato, alla ricerca di incongruenze, di deviazioni di stili e, soprattutto, di qualcosa che possa avere un senso logico in ogni sua parte. Se stai cercando un editor scrivimi a luciabonelliaparole@gmail.com