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ogni giorno

shadows-103173_640Paola era tornata dai suoi in campagna ed io ero felice di restare da solo,  stanco di stare con lei… felice di stare senza di lei e stanco di stare con me.

Fu così che incontrai Ina. Era bella, affascinante, misteriosa. Mario l’aveva frequentata per tutta l’estate e persino Giacomo quella sera avrebbe voluto farla sua. Io arrivai lì quasi senza pensare, sarebbe stata una serata come tutte le altre, ma alle due mi ritrovai a casa di Mario fra  i soliti visi conosciuti e Ina… in mezzo agli altri.

Flavia aveva portato Ina per rendere speciale la serata dei suoi amici.

La guardai per un attimo e fu quello l’attimo che bruciò la mia notte. Mi guardò come fossi l’unico uomo in quella stanza; mi attrasse inspiegabilmente, come il vento, come il sole, come tutto quello che al mondo possa attrarre naturalmente il corpo di un uomo. Mario mi fece segnale che era ora di lasciarmi andare e di approfittare dell’assenza di Paola. Lasciai che ogni cosa avesse il sopravvento e ritrovai il suo sguardo su di me. Soffiava silenziosa sul mio corpo la sua presenza. Mi sedetti davanti a lei. Non odorava di niente che fosse umano, non profumava di zagara né vestiva pregiate fragranze francesi. Era lì, ferma e immobile. Ogni cosa era fuori da quella stanza. Il lavoro che andava male, Paola e le sue paranoie… ora c’era solo lei.

Mi avvicinai e la sfiorai. Lei non se ne accorse neanche e mi guardò come a dirmi che avrei potuto, anzi avrei dovuto fare di più, molto di più.

Lei voleva tutto.

Le mie dita esitarono sull’argento che ricopriva le sue gambe e lentamente la mia presa si fece più forte. Ina cominciò a sfiorare il mio corpo, i miei sensi, la mia vita e chiese di più. Lo fece in silenzio e in silenzio io dissi di sì. Che figura avrei fatto io a tirarmi indietro davanti agli altri?

Mi avvicinai ancora, sublime intesa tra attesa ed emozione, ardente e calma come una mano che ti comanda… mi fece chinare su di lei. Facemmo l’amore e nell’incontro dei nostri sensi io perdevo man mano la coscienza di me. Era la mia padrona e adesso riusciva a governare anche il mio pensiero. Non ero niente, non ero nessuno e meno che mai avrei potuto esserlo in quel momento. Raggiungemmo un piacere strano e sconosciuto, un piacere perverso e mai consumato… come l’attesa stessa del piacere, che mai sarebbe arrivato… come l’attesa stessa della felicità più lacrimevole e triste che io abbia mai conosciuto… più lei era dentro di me e più non era mia. Ina entrò nel mio corpo quella sera del 24 settembre del 1982 e né quella sera né le altre che seguirono essa riuscì mai a darmi quella felicità che tutto il mondo tanto aveva esaltato

Persi Paola dopo quella sera, ma io la amo e ritroverò la sua fiducia. Ha ragione lei, prima di amarla devo amare me ed è per questo che sono qui e che sto raccontando la mia storia.

Ina non era niente.

Ina non è mai stata e non sarà niente per nessuno al mondo.

Lei è la parola vuota che riempie il silenzio di chi non sa che dire; è la compagna sterile che brucia il cammino di una vita, lacerandola ad ogni passo. Pensi di essere l’uomo più forte del mondo e ti accorgi di essere stato semplicemente un codardo che ha avuto la sola vergogna di non riuscire a dire “no”

Paola, perdona questo uomo che ha il solo peccato di non essere riuscito ad amarsi e a guardare il mondo per quello che è.  Guardami Paola, adesso non ho più paura. Le mie mani tremano, ma adesso ho il coraggio di chiamarla per nome: lei era solo Ina….  cocaIna…

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