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Per ogni giorno in cui mi salverai

Il giorno del suo quarantesimo compleanno, Milena decide di scrivere una lunga lettera a un uomo che ha iniziato a sognare ventidue anni prima. In un articolato e appassionato filo con cui sottolinea i percorsi dolorosi del suo cuore, la protagonista decide di sfidare il destino raccogliendo tutta la sua storia nella speranza, un giorno, di scoprire chi si celi dietro il volto del vero Ventidue. Un accorato inno al coraggio di non scendere a compromessi, di non accontentarsi, di avere la forza di amare se stessi prima di chiunque altro, per non perdere il potere della libertà di guardarsi davvero per ciò che si è. In un emozionale viaggio tra le ventidue lettere, Per ogni giorno in cui mi salverai si rivolge a tutti coloro che aspettano l’alba di un nuovo sguardo per riconoscersi.

Il libro arriverà a fine marzo

Resta un essere sopra le righe, le tue righe! Sorridi quando gli altri si chiedono cosa ti dia ancora la forza di farlo. Muoviti come in una danza, per fare del tuo corpo una voce sensuale, confusa, inimitabile. Un messaggio dal tuo tempo. Un messaggio per ogni tempo. Scrivi anche se non riuscirai a fermarti. Scrivi di notte, al buio, quando c’è solo una piccola luce; tu sai che sarà sufficiente. Ti basterà. Scrivi, anche quando gli altri ti regaleranno silenzio, perché non avrai niente da rimpiangere, perché capirai che hai scritto talmente tanto che hai portato su l’anima, l’hai buttata sulla carta anche per tutti gli altri. Non importa se resterà solo silenzio sulla bocca da cui attendevi parole, perché quello che hai scritto farà talmente rumore che non ti sentirai sola e, alla fine, sarà proprio quel rumore ad arrivare dall’altra parte del mondo. Qualcuno ascolterà, senza sapere; sorridendo, leggerà le tue parole. Riderà con te. Navigherà nei tuoi giorni, nelle storie, fra le lacrime, in ognuna delle tue parole, e ti troverà. Cavalcherà i cieli e i destini avversi e, al tramonto di tutti i giorni tristi, ti spoglierai di ognuna di quelle pagine, veli su veli, e resterai nuda. Ti sentirai divertita e il solletico del vento sulla riva del mare ti renderanno bambina di sorrisi e donna di desideri e all’improvviso sentirai un rumore nuovo, una bocca di parole che avevi dimenticato in un sogno di troppi anni fa. Avrai persino paura di voltarti, ma sentirai il passo impercettibile delle orme che infrangono onde, sabbia e vento. E un tocco, quel tocco. E finalmente sorriderai.

Oltre

Se ti perdo al di là della ragione,
cercami oltre.
Non ti fermare alla mia assenza,
non tenere il distacco del mio tempo.
Oltre, cercami oltre.
Se mi consegni un dolore che fa parte delle tue paure,
crei un solco in cui perdo il contatto del corpo,
il sollievo del tocco,
il mistero del sonno.
Se sei artefice del mio dolore,
sconfina il distacco,
proteggi il mio corpo,
risana la crepa.
Arriva oltre le mie paure,
consegnati ai tuoi sbagli,
perdona i tuoi errori.
Inginocchiati al sacro fuoco
di un concerto spento,
musica stonata in un mondo disconnesso.
Scavalca ogni accordo,
travalica le pause, i respiri,
le armoniche spezzate e i violini stesi al sole.
Riconosci l’incavo del mio piacere,
sospeso tra il bianco e nero di un pianoforte scordato.
Cerca ancora la melodia,
non ti arrendere.
Correggi in un respiro il nostro canto sconnesso.
Mi troverai.
Lì,
esattamente lì, oltre un tempo che non esiste,
a un soffio dalla pelle ancora prigioniera di un sensuale vibrato,
lasciva di suoni pieni e armoniche dissonanze.
Tremerò,
tremerò ancora sapendo che il tuo tocco sarà a un fiato dal mio respiro.
Oltre, cercami oltre

Richiamo di tenerezza

Leggerezza. Ci dovremmo amare, innamorandoci della leggerezza che ci regalano. La donna, si sa, ha un peso specifico dell’anima più pesante, porta in sè il carico della nascita con addebito, l’implosione di chi, a sua volta, potrà sopportare un dolore così grande necessario a generare un’altra vita. Gli uomini lo sanno, ma non lo capiscono. Si accompagnano alle maree delle donne, ma non le comprendono fino in fondo. È proprio in quel momento, solo in quel momento, che si manifesta in loro l’identità; si trovano a un bivio che per sempre li renderà riconoscibili agli occhi della donna. Davanti a sè, l’uomo, avrà due strade.

Chi prenderà la prima strada giocherà di dominio e intolleranza; la rimprovererà, adducendo ai suoi rimproveri il merito e l’unica strada per insegnarle a stare meglio, a essere migliore. L’uomo quasi arriverà a punirla con il distacco, ascolterà i facili e buonisti commenti di chi ha accanto, si sfogherà raccontando, di lei, cose che non avrebbe dovuto dire. Cercherà sostegno per la sua sovranità di ruolo. La punirà, poiché lei avrà avuto quella che lui chiamerà debolezza e che in lei, invece, sarà solo richiamo di tenerezza. A quel punto, però, sarà a lei a scegliere. Potrebbe soccombere, essere vinta dalla resilienza in un contesto in cui non dovrebbe avere ragione d’esistere; piegherà la sua anima come canna al vento, plasmata dagli umori di chi ha accanto e, scoprirà, poco a poco, di non essere più spontanea, verace, viva. Oppure se ne andrà. Ricomincerà, tornerà in vita.

Chi prenderà la seconda strada, invece, sorriderà. Prenderà le mani della donna, le riscalderà dal gelo anche quando lei trasmetterà un distacco non voluto. Gli uomini che prendono la seconda strada, sono i regnanti di un universo che sposa la resistenza al potere salvifico della tenerezza. Quegli uomini non punteranno il dito, non segneranno in rosso o blu tutte le pagine di un tempo discorde; non malediranno il caos, condannandolo, spaventati da una meraviglia che non sanno affrontare. Saranno leggerezza. Perché loro lo sanno che la leggerezza non è superficialità; sono consapevoli che solo le persone profondamente grandi sanno essere leggere

Ecco. Ecco cos’è la leggerezza, amarsi mentre il cielo è nero; confondersi quando la luce ti cerca per sottolineare i tuoi sbagli. La leggerezza è non infastidirsi del suo pianto, è farla ridere mentre le lacrime vanno giù.

All’uomo non viene chiesto di capire il tempo, ma di trattenerlo e riparare i portali che, aprendosi, gelano di echi del nord le pieghe del femminile scorrere.

Non è da tutti. È un talento, un’inclinazione naturale che permette di riconoscere gli uomini in mezzo a tutti gli altri. Una donna non dovrà mai seguire nessuna regola per essere amata. Una donna riuscirà a rendere miti le tempeste di ogni uomo, ma molti uomini non sapranno affrontare neanche la più tenue delle piogge di una donna.

Ombrelli o folate di vento contrario. È l’uomo che sceglie come affrontare quella pioggia, ma se ne avrà paura, vorrà dire che è suo desiderio vivere sotto un perenne sole, paradosso di un giorno senza notte e senza fine, perché, per quanto la luce sia vita, ognuno di noi non deve mai permettere a nessuno di cancellare la propria ombra e di sconfessare con sarcasmo infantile, il potere ancestrale del buio e i timori della notte.

Un uomo che alla fine della sua vita non avrà capito una donna, non avrà capito se stesso. Continuerà a guardarsi intorno cercando chi sorride alle sue battute, chi lo ha amato per quello che è, illudendosi che esista la perfezione, riconoscendola in chi si presenta con costanza nella sua vita e alle spalle invece avrà ricamato altre cento vite per resistere, divertirsi, gabbarlo, mentre lui si sentirà un re che si è salvato dall’unica cosa che invece avrebbe potuto salvarlo. Troverà solo specchi rotti e petali secchi di rose sgranate al sole.

Quella donna sarà ancora là fuori, da qualche parte, forse ad avere paura, a sentirsi imperfetta, ma sarà lì. Con una mano disegnerà un profilo sbagliato, con l’altra curerà un amico, con la bocca canterà, mentre le mani accarezzeranno, i piedi giocheranno a tirare sassi lungo la strada, le orecchie ascolteranno una poesia e le gambe mostreranno la sua voglia di non fermarsi.. la mente penserà già a cos’altro fare. Sarà caotica e meravigliosa. Imperfetta e unica. Riuscirà a chiudere gli occhi davanti a un tramonto, perché, statene certi, lei si sarà salvata

Freud diceva “L’amore è il passo più vicino alla psicosi”, attenzione, dunque, a dichiararvi sani, perfetti e felici e a vedere psicopatie solo nella vita degli altri,  perché significherebbe solo che non avete mai amato, neppure voi stessi

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