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Lucia Bonelli – Il mio mondo

Viviamo in un mondo in cui tutti giudicano gli scrittori ponendoli su gradini fragili di scale di valore inesistenti, io sono sempre stata per la libertà. Amo i romanzi, i fumetti, i mattoni da novecento pagine. Amo la passione, l’eros, ma anche la delicatezza, la profondità, il non detto, il descrittivo o l’immaginario, il rosa tanto denigrato e la narrativa per bocche sapienti. Non esiste giudizio che renda la scrittura più o meno degna, esistono solo una bella scrittura e una scrittura meno forte nello stile, ma il genere lasciatelo alle dita, all’anima e agli occhi. Un lettore sarà sempre un lettore, che legga il più acceso degli Harmony o il più contorto dei saggi. Non sarete mai liberi come scrittori o come lettori, se non avrete il coraggio di leggere tutto quello che vi va, quando vi va. Libri, taccuini, penne, matite, persone, sorrisi. Dietro ogni libro c’è qualcuno che non si è arreso, e qualcun altro che si potrà salvare grazie alla sua storia.  Dovesse finire il mondo, probabilmente avrei ancora della carta bianca da qualche parte; qualche parola di troppo, forse molte non dette, ma di sicuro avrò dentro tutta la speranza che mi porta a pensare che un mondo in cui si scrive e si legge ancora, è ancora un mondo che si può salvare.

Scrivere è un po’ salvarsi la vita e, io, lo faccio ogni giorno. Ogni giorno un po’ di più.

Dove puoi trovarmi

Non smettiamo di essere luce

Poi la luce rompe la dimensione e diventa arcobaleno, diventa colore, diventa vita. Ti pieghi sul pavimento perché quella luce diventi anche la tua, perché ti tocchi, perché tu possa essere la prova che, da un singolo raggio, possano nascere tutti quei colori. È questa la rifrazione. La luce entra nel prisma e si divide in tutti i colori che la compongono, che ne fanno parte, anche quando non si vedono. La domanda è.. qual è la lunghezza d’onda? Chi è il prisma che ci permette di capire e scoprire tutti i colori di cui siamo fatti? È doloroso il prisma? È davvero così facile avere la forza di entrare, rompersi e ricomporsi? Misuriamo l’angolo di rifrazione.. di cosa è fatto? Di baci, di dolore, di ricompense e pene, di sospiri, di pianti, di incontri e addii; è fatto di silenzi che hanno generano così rumore da portarti al limite dell’esistenza; è fatto di carezze così tenaci da riportarti al di qua della vita. La rifrazione del tempo e dell’anima. Riusciamo a dividerci in tutti quei colori, ma abbiamo paura, perché sappiamo che quel prisma costa dolore e temiamo che quelle labili cicatrici che abbiamo dentro possano essere riaperte al solo avvicinarsi del prisma. Perché il mondo ha paura della luce? Perché il bene fa meno rumore del male? Vale la pena passare di nuovo da quel prisma? Sì. Fino all’ultimo dei nostri giorni varrà la pena desiderare e subire gli effetti del destino, senza inginocchiarci, senza perdere la speranza, senza smettere di pensare che possa esistere, nel mondo, chi vede oltre la forza granitica che mostri, scoprendo tutte le fragilità che ti hanno lasciato i tempi in cui sei stata tu la forza degli altri. Io non smetto di sfidare il prisma, perché vale la pena essere luce, trasformarmi, scoprire, sfiorare, vivere, perché tutto può cambiare.. L’indice di rifrazione dipende anche dall’aria e dal vetro, dunque ogni volta cambia, e cambi tu. Non possiamo sapere qualche angolo ci farà scoprire il ventaglio di colori di cui siamo fatti, ma, nel dubbio, non smettiamo di essere luce. E come si riesce a essere luce? Rinnegando il falso, combattendo per la verità, non stancandosi mai di pensare che, a discapito di tutte le cose che possiamo perdere, la scelta della verità sarà sempre la scelta migliore..
Platone diceva che possiamo perdonare un bambino quando ha paura del buio. La vera tragedia della vita è quando un uomo ha paura della luce.. Dunque, non abbiate paura della luce e cercatela in ogni cosa perché persino le frasi omesse, le bugie e le maldicenze sono buio. Vivete, dunque, cercando di essere luce

Richiamo di tenerezza

Leggerezza. Ci dovremmo amare, innamorandoci della leggerezza che ci regalano. La donna, si sa, ha un peso specifico dell’anima più pesante, porta in sè il carico della nascita con addebito, l’implosione di chi, a sua volta, potrà sopportare un dolore così grande necessario a generare un’altra vita. Gli uomini lo sanno, ma non lo capiscono. Si accompagnano alle maree delle donne, ma non le comprendono fino in fondo. È proprio in quel momento, solo in quel momento, che si manifesta in loro l’identità; si trovano a un bivio che per sempre li renderà riconoscibili agli occhi della donna. Davanti a sè, l’uomo, avrà due strade.

Chi prenderà la prima strada giocherà di dominio e intolleranza; la rimprovererà, adducendo ai suoi rimproveri il merito e l’unica strada per insegnarle a stare meglio, a essere migliore. L’uomo quasi arriverà a punirla con il distacco, ascolterà i facili e buonisti commenti di chi ha accanto, si sfogherà raccontando, di lei, cose che non avrebbe dovuto dire. Cercherà sostegno per la sua sovranità di ruolo. La punirà, poiché lei avrà avuto quella che lui chiamerà debolezza e che in lei, invece, sarà solo richiamo di tenerezza. A quel punto, però, sarà a lei a scegliere. Potrebbe soccombere, essere vinta dalla resilienza in un contesto in cui non dovrebbe avere ragione d’esistere; piegherà la sua anima come canna al vento, plasmata dagli umori di chi ha accanto e, scoprirà, poco a poco, di non essere più spontanea, verace, viva. Oppure se ne andrà. Ricomincerà, tornerà in vita.

Chi prenderà la seconda strada, invece, sorriderà. Prenderà le mani della donna, le riscalderà dal gelo anche quando lei trasmetterà un distacco non voluto. Gli uomini che prendono la seconda strada, sono i regnanti di un universo che sposa la resistenza al potere salvifico della tenerezza. Quegli uomini non punteranno il dito, non segneranno in rosso o blu tutte le pagine di un tempo discorde; non malediranno il caos, condannandolo, spaventati da una meraviglia che non sanno affrontare. Saranno leggerezza. Perché loro lo sanno che la leggerezza non è superficialità; sono consapevoli che solo le persone profondamente grandi sanno essere leggere

Ecco. Ecco cos’è la leggerezza, amarsi mentre il cielo è nero; confondersi quando la luce ti cerca per sottolineare i tuoi sbagli. La leggerezza è non infastidirsi del suo pianto, è farla ridere mentre le lacrime vanno giù.

All’uomo non viene chiesto di capire il tempo, ma di trattenerlo e riparare i portali che, aprendosi, gelano di echi del nord le pieghe del femminile scorrere.

Non è da tutti. È un talento, un’inclinazione naturale che permette di riconoscere gli uomini in mezzo a tutti gli altri. Una donna non dovrà mai seguire nessuna regola per essere amata. Una donna riuscirà a rendere miti le tempeste di ogni uomo, ma molti uomini non sapranno affrontare neanche la più tenue delle piogge di una donna.

Ombrelli o folate di vento contrario. È l’uomo che sceglie come affrontare quella pioggia, ma se ne avrà paura, vorrà dire che è suo desiderio vivere sotto un perenne sole, paradosso di un giorno senza notte e senza fine, perché, per quanto la luce sia vita, ognuno di noi non deve mai permettere a nessuno di cancellare la propria ombra e di sconfessare con sarcasmo infantile, il potere ancestrale del buio e i timori della notte.

Un uomo che alla fine della sua vita non avrà capito una donna, non avrà capito se stesso. Continuerà a guardarsi intorno cercando chi sorride alle sue battute, chi lo ha amato per quello che è, illudendosi che esista la perfezione, riconoscendola in chi si presenta con costanza nella sua vita e alle spalle invece avrà ricamato altre cento vite per resistere, divertirsi, gabbarlo, mentre lui si sentirà un re che si è salvato dall’unica cosa che invece avrebbe potuto salvarlo. Troverà solo specchi rotti e petali secchi di rose sgranate al sole.

Quella donna sarà ancora là fuori, da qualche parte, forse ad avere paura, a sentirsi imperfetta, ma sarà lì. Con una mano disegnerà un profilo sbagliato, con l’altra curerà un amico, con la bocca canterà, mentre le mani accarezzeranno, i piedi giocheranno a tirare sassi lungo la strada, le orecchie ascolteranno una poesia e le gambe mostreranno la sua voglia di non fermarsi.. la mente penserà già a cos’altro fare. Sarà caotica e meravigliosa. Imperfetta e unica. Riuscirà a chiudere gli occhi davanti a un tramonto, perché, statene certi, lei si sarà salvata

Freud diceva “L’amore è il passo più vicino alla psicosi”, attenzione, dunque, a dichiararvi sani, perfetti e felici e a vedere psicopatie solo nella vita degli altri,  perché significherebbe solo che non avete mai amato, neppure voi stessi

Se chiudi gli occhi

Se chiudi gli occhi è tutto possibile.. camminare sul mare, lasciarsi andare, ricominciare. Se chiudi gli occhi senti un silenzio che non vuole parlare, riconosci il buio, ti pieghi al dolore, aspetti un attimo, ancora un altro tempo e sorridi, ci riprovi.. la vita si fa trovare. Sì, se chiudi gli occhi non sei mai andata via, non hai dimenticato, non ti hanno abbandonato. Cuci come una fata le lacrime che hai asciugato, riconosci i colori di chi hai salvato, ricordi i sapori che hai ritrovato. Eppure, se chiudi gli occhi, è tutto possibile, persino il tuo abbraccio, persino il tuo odore, persino il tempo in cui raccoglievi le more e io ne odiavo il sapore. Non c’è logica nel tempo, non c’è forza che vinca in un combattimento. Tu lo senti, lo senti dentro e, nonostante dicembre fortifichi il tuo inverno e ti faccia aprire gli occhi per un momento, tu scopri d’essere fallibile, ammetti che niente è gestibile.. allora chiudi gli occhi, cedi all’indescrivibile perchè, se chiudi gli occhi, è ancora tutto possibile

Nonostante tutte – Modusvivendi

Ed ecco un po’ il mio mondo… una presentazione per caso, l’acquisto del libro di Filippo Maria Battaglia e quell’angolo etereo che la libreria Modusvivendi Libreria offre come riparo dalla vita, per la vita. Il tutto con un sapore sapiente che solo le parole e la presenza di #StefaniaAuci possono regalare. L’avevo già ascoltata a Villa Filippina, ma dopo questo incontro ne ho la conferma, è una scrittrice dal sottobosco culturale sublime. Viviamo in un mondo in cui tutti giudicano scrittori ponendoli su gradini fragili di scale di valore inesistenti, io sono sempre stata per la libertà. Amo i romanzi, i fumetti, i mattoni da 900 pagine. Amo la passione, l’eros, ma anche la delicatezza, la profondità, il non detto, il descrittivo o l’immaginario, il rosa tanto denigrato e la narrativa per bocche sapienti. Non esiste giudizio che renda la scrittura più o meno degna, esistono solo una bella scrittura e una scrittura meno forte nello stile, ma il genere lasciatelo alle dita, all’anima e agli occhi. Un lettore sarà sempre un lettore, che legga il più acceso degli Harmony o il più contorto dei saggi. Non sarete mai liberi come scrittori o come lettori, se non avrete il coraggio di leggere tutto quello che vi va, quando vi va. Questo pomeriggio alla Modusvivendi mi ha fatto pensare a tante cose, tutte insieme, tutte precisamente delineate nella cura che in ogni angolo della libreria sottolinea che il mondo delle parole è un mondo e per scrittori e per lettori. Libri, taccuini, penne, matite, persone, sorrisi. Dietro ogni libro c’è qualcuno che non si è arreso, e qualcun altro che si potrà salvare grazie alla sua storia. Ovviamente ho anche comprato un taccuino e una penna, ma questa ormai è più una patologia che una necessità 😛 Dovesse finire il mondo io probabilmente avrei ancora della carta bianca da qualche parte, forse qualche parola di troppo, forse molte non dette, ma di sicuro avrò dentro tutta la speranza che mi porta a pensare che un mondo in cui si scrive e si legge ancora, è ancora un mondo che si può salvare.
Un pensiero in più per #NonostanteTutte il libro di Battaglia a cui era dedicata la presentazione in foto. Ho amato il modo in cui l’autore ha cercato di scoprire e svelare ai lettori, il mondo di tutte quelle donne, che ne diventano una sola e che, paradossalmente, diventi tu stessa che stai leggendo. Nina sono io, sei tu. Sì, in qualche pagina sono sicura, che ogni donna avrà ritrovato una parte di sè. Un lavoro laborioso di ricostruzioni, liberatorie e impegno. Con stupore ho scoperto che una delle Nina era #AntoninaAzoti recentemente scomparsa, un’altra voce che nella scrittura ha trovato l’equilibrio, la salvezza, la pace finalmente. Scrivere è un po’ salvarsi la vita, e questa ne è la prova.
Grazie a Battaglia e a quel mondo dolce e ovattato, oltre la guerra e la pandemia, che torna in vita, la Modusvivendi Libreria

Quando ti ricorderai il mio nome

Quando ti ricorderai il mio nome io sarò neve in piena estate e rosso acceso di un autunno che vuole essere fuoco.. Quando ti ricorderai il mio nome avrò labbra da bambina e morbide guance appena nate alla vita. Non avrò cura d’essere bella, né voglia d’essere forte. Ti avrò attesa con così tanta voglia di essere trovata che non fingerò di non avere bisogno di te. Quando ti ricorderai il mio nome io saprò suonare quella musica che ami; mi ritroverai lì, sui tasti bianchi e neri in cui eri fiera di ascoltarmi. Non avrò fallito, non sarò sfiorata da ombre umane.

Quando ti ricorderai il mio nome io mi alzerò in punta di piedi, cercherò di essere perfetta e chiuderò gli occhi. Avrò dimenticato il tuo abbandono, la tua voce atona, non avrò memoria di questo nostro tempo vuoto, né ricorderò le sanguinose notti d’anima spenta in cui hai dimenticato di avere una figlia. No, non lo farò. Quella figlia non avrà smesso di sognarti madre, la stessa madre che, ne sono sicura, almeno in una notte di dicembre ancora mi penserà. È così che ti consegnerò la mia attesa fino al giorno in cui , forse, ricorderai il mio nome

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