Tag: <span>libri</span>

Tag: libri

Quando ti ricorderai il mio nome

Quando ti ricorderai il mio nome io sarò neve in piena estate e rosso acceso di un autunno che vuole essere fuoco.. Quando ti ricorderai il mio nome avrò labbra da bambina e morbide guance appena nate alla vita. Non avrò cura d’essere bella, né voglia d’essere forte. Ti avrò attesa con così tanta voglia di essere trovata che non fingerò di non avere bisogno di te. Quando ti ricorderai il mio nome io saprò suonare quella musica che ami; mi ritroverai lì, sui tasti bianchi e neri in cui eri fiera di ascoltarmi. Non avrò fallito, non sarò sfiorata da ombre umane.

Quando ti ricorderai il mio nome io mi alzerò in punta di piedi, cercherò di essere perfetta e chiuderò gli occhi. Avrò dimenticato il tuo abbandono, la tua voce atona, non avrò memoria di questo nostro tempo vuoto, né ricorderò le sanguinose notti d’anima spenta in cui hai dimenticato di avere una figlia. No, non lo farò. Quella figlia non avrà smesso di sognarti madre, la stessa madre che, ne sono sicura, almeno in una notte di dicembre ancora mi penserà. È così che ti consegnerò la mia attesa fino al giorno in cui , forse, ricorderai il mio nome

Io Prima Di Te – Vivi bene. Semplicemente, vivi.

locandinaChi mi conosce sa che è quasi impossibile che io veda un film senza sapere prima se ci sia o meno il lieto fine. Non chiedetemi perché, ma da parecchi giorni mi girava in testa l’idea di vedere il film completo Io prima di te, senza scene da saltare, senza eliminare il finale, tutto, per intero… tutto. Quello che provo in questo momento è così forte che non riesco quasi a trovare le parole, mi sembra per la prima volta che quello che sento sia talmente inteso che nessun poeta del mondo potrebbe aiutarmi a trovare le parole adatte, perché esse non renderebbero comunque merito a quello che provo. Io che vedo un film che finisce, non male… di più… Io che sento di avere visto un film che finisce non bene, di più. Non prendetemi per pazza, ma questo è l’amore… l’amore è questo! Difficile che si cambi per amore, al contrario, l’amore sottolinea i tuoi desideri e ti rende ancor di più te stesso. Accade così per i due protagonisti, Lou e Will. Cosa vuole dire davvero questa storia? Semplice, quasi sconvolgente per la sua semplicità. Un concetto assurdo e talmente giusto da sconcertare: l’amore non è cambiare per qualcuno, l’amore è restare se stessi accanto a qualcuno che ci ama esattamente così come siamo, qualcuno a cui riusciamo a dare il meglio di noi semplicemente essendo noi stessi. Will è già se stesso, ha preso la sua decisione e sente per di essere amato, come uomo, al di là della scelta di morire o meno. Se vogliamo vedere il film come un banale dibattito eutanasia sì/eutanasia no, allora possiamo armarci e combattere fino allo stremo, ma non è questo il punto della situazione.

Quando si incrina per un attimo il loro rapporto? Quando Lou resta delusa poichè Will non ha cambiato idea. Lou pensava che il suo amore lo avrebbe cambiato, ma l’amore non cambia le persone, le esalta, le fa uscire fuori, le fa sentire uniche, ma non le cambia. Ecco il doppio binario, l’amore di Will per Lou, e la morte in cui viveva Lou, spenta, in una vita che non le apparteneva, vivendo al di sotto del suo “potenziale”.

separatore-35

Will: “Sai cosa vedo in te Clark?”
Lou: “Non dire potenziale”
Will: “Potenziale”

separatore-35

Ecco cosa fa l’amore ci rende improvvisamente consapevoli di ciò che siamo, di quello che abbiamo dimenticato, spolvera l’anima dalle paure che la soffocano. Disarmante l’interpretazione della protagonista che vive la vita sorridendo, come se niente la possa toccare davvero, e improvvisamente resta nuda davanti a se stessa.

Molte donne sognano un amore che si presenti davanti a loro con una bella macchina e un anello al dito, altre donne cercano soltanto un corpo caldo per procreare… e poi ci sono loro, le donne che l’amore, quello vero, lo disegnano con una matita invisibile nascondendolo in un pensiero che appartiene solo a loro e lo riconoscono là, proprio là. Il giorno del loro compleanno quando stanno per scartare un regalo e dentro trovano un paio di calze gialle e nere che le fanno saltare di gioia restituendo memorie di un’infanzia non troppo lontana e riconsegnando loro quel tassello di felicità che le rende di nuovo vive.

Oh, com’è è semplice amare! E quanto difficile e dispendioso per l’anima risulta il tempo perduto in faccende del tutto estranee a esso. Ci sforziamo di riconoscere il grande amore, di scavare nel cuore delle persone e improvvisamente ci rendiamo conto di averlo di fronte e di non dover fare alcuno sforzo poiché l’amore si presenta a noi nudo, bellissimo, assolutamente forte in una corazza universale che apparterrà solo a noi. Non importa quello che accadrà dopo, poiché vivere il grande amore anche solo per pochi pochi istanti vale il conto dell’eternità.

Pensavamo di vedere il film tifando per Lou, affinché convincesse Will a non morire, a restare in vita, ma Will era già vivo ed era Lou quella da salvare, è per questo che il film ha un lieto fine. Ci sono dei momenti in cui lei stessa perde coraggio, forza, guarda una parte della vita che così da vicino non aveva mai visto. Cosa può fare? Come può davvero essergli utile?

separatore-35

Bernard Clark: Non puoi cambiare la natura delle persone.
Lou: E allora, uno cosa fa?
Bernard Clark: Le ama.

separatore-35

Più di una volta si sdraierà su quel letto accanto a Will. Quanto amore e quanta passione c’è in quella vicinanza? Più di tutte le possibili scene emozionanti, erotiche, appassionate che mai potremmo vedere. Sono uno accanto all’altra, il mondo al di fuori di quella stanza. Sufficiente. Più che sufficiente? Sì, semplicemente sublime.

Ha ragione Will:

separatore-35

“Ama ogni istante”

separatore-35

Non rompiamo il mondo con l’odio che dà voce all’insoddisfazione latente nella vita di ognuno di noi che cerca sfogo solo colpendo gli altri e creando dolore intorno a noi. Dedichiamoci a cosa amiamo davvero. Dedichiamoci alla vita, all’amore, ai sogni, poiché niente è più reale di una vita vissuta seguendo ciò che portiamo nel cuore.

Dirsi addio ha davvero valore, quando chi amiamo resta nel cuore?
No.
Non è mai un addio.
Un amore, quell’amore, resta per sempre.

Un piccolo stralcio della lettera che Will lascia a Lou Clark:

“…Ci si sente sempre disorientati quando si viene sbalzati fuori dal proprio angolino rassicurante. Ma spero che tu sia un po’ elettrizzata. Il tuo viso quando sei tornata dall’immersione mi ha detto tutto: c’è fame in te, Clark. C’è audacia, l’hai soltanto sepolta, come fa gran parte della gente. Non ti sto dicendo di buttarti da un grattacielo o di nuotare con le balene o cose di questo genere (anche se in cuor mio mi piacerebbe che lo facessi), ma di sfidare la vita. Metticela tutta. Non adagiarti. Indossa quelle calze a righe con orgoglio. E se proprio insisti a volerti sistemare con qualche tizio strampalato, assicurati di mettere in serbo un po’ di questa vitalità. Sapere che hai ancora delle possibilità è un lusso. Sapere che potrei avertele date io è stato motivo di sollievo per me. Così stanno le cose. Sei scolpita nel mio cuore, Clark, fin dal primo giorno in cui sei arrivata con i tuoi abiti ridicoli, le tue terribili battute e la tua totale incapacità di nascondere ogni minima sensazione. Tu hai cambiato la mia vita molto più di quanto questo denaro potrà cambiare la tua. Non pensare a me troppo spesso. Non voglio pensarti in un mare di lacrime.
Vivi bene. Semplicemente, vivi.
Con amore, Will”

 

La Regina Della Tela

Sospende l’attesa quel desiderio disteso al sole del nuovo giorno. Sorride ruffiana al piacere del mondo che la sfiora, che la cerca, che non la trova, non la trova mai. Cento colori, venti rubini, foglie d’autunno, riflessi sublimi. Tutto in un quadro, senza cornice, senza confini. Rosso del fuoco, giallo di tela, sfiorano gli occhi, sospira la sera. Verde d’un bosco, azzurro  di speme, si accende l’autunno fra tutte le tele. Corre deciso, scivola sulle spalle… nude di vento, danzano come farfalle. Bronzo prezioso, oro sublime, scivola sull’olio, sul collo e sulle cime. L’argento sposa il  bianco, proteggendolo come fosse stanco. Concerto di colori fra cento capolavori. E’ l’occhio sognatore, che cerca il nuovo albore. La trova… distesa sul’altare fra le mani di vernice, indecisa fra le pieghe del nuovo getto di colore. E’ una donna. E’ un bagliore. E’ un riflesso sulla tela. Si avvicina l’emozione. Si concede al desiderio di parlare con il tempo e, nel tempo,  è un incanto quella bocca, fra le labbra è il paradiso. Un dipinto, solo un sogno, sul calare della sera. E è un incanto, di luce accesa, che nessuna forma cela, perchè lei, o amati occhi, è la regina della tela

Shiri Il Sandalo Spinato – Poesia Il Giorno della Memoria

Barbed_wire_B&W

Un’origine maledetta,
che mi porta alla morte.
Uno stemma dentro al sangue,
che colore non ha più.

Questo è il mondo, cara gente
Questo è il mondo ed il suo niente.

Mente matta, sconcertante,
malattia per tanta gente.

Sei colore nella terra,
o colore nel tuo sangue?
Sei di gusto non accetto?
Sei ramingo per la terra?
Non fermarti in questa tenda,
perché posto qui non c’è.
Non cercare amore nuovo,
perché retto tu non sei.

Non gettare quella stella,
perché pelle essa non è,
nella macchia di una mente,
che la trova dentro te.

Legherai quella stella
Alla stoffa tua di vita.
Legherai quelle cifre
Come veste di una cipria,
che colore non ti dà.

Alla fine di ogni cosa,
pensi ancora
che un umano tu sarai?

Non è uomo ciò che grida
nella mente che non parla.

Non è uomo chi, qui, scalzo,
cerca l’anima di sé,
fra le grate assassine,
di un terreno per concime

Quel colore ha asciugato
la tristezza del respiro.
Quel colore ti ha segnato,
macchia e inferno nel tuo destino.

Non è uomo chi ha deciso.
Non è uomo chi ha compiuto.
Non è uomo chi ha taciuto.
Non è uomo chi è scappato.

E’ la morte la medaglia che io cerco,
per chiamare nella storia,
uomo degno chi è esistito?

Io non cerco premi o santi,
per lavare le tue colpe,
ma una nuova nave in porto
con il vento suo nel cuore.

Una nave che contenga
Quelle lacrime versate;
che contenga tutti i corpi,
che da qui sono passati;
Che lasciasse quel suo porto,
per disperdersi nel mare,
perché Dio e il suo timore,
non arrivano a tal male.

Perché zingaro, ebreo,
o diverso in ogni modo,
chi può dire nella vita,
di volerti uguale a sé?

E l’amore di una donna,
con la stella dentro al cuore,
lungo il nero di una chioma,
mai diversa nel colore.

Lui, diverso, senza macchia,
senza stelle, senza amore,
col diritto suo di vivere
senza stelle nel suo cuore

E i suoi occhi nella folla,
come un quadro da evitare
E i suoi occhi nella folla,
sono luce da preservare.

Una corsa disperata,
gesto unico d’amore.

Una donna allontanata
Dalla fonte sua d’amore.

Corri forte verso il vento,
perché l’uomo in questa terra
è il solo tuo tormento.

Fuggi via disperata,
nella strada illuminata.

“Lor Signori, sono qui
Ecco offro la mia carne
come stella che non ha,
ancor chiusa in quel petto,
che ha portato via con sé.

 “Sono ebreo, Lor Signori,
e prendetemi con voi.
Son la macchi di un peccato,
che peccato poi non è.”

Un cammino, una marcia,
e l’arrivo fino a lì,
dove il sole ha il colore
della terra che non c’è.
Dove cifra è la mia vita,
che cammina accanto a me,
salutando disperata,
quel suo pazzo proprietario,
che ha segnato la sua fine
per l’amore chiuso in sé.

Laverai le tue colpe,
col sapone di una vita,
che purezza non darà,
perché l’anima ha lasciato.

Soffocato morirai,
dalla cenere della vita,
che con l’ascia tua hai spezzato.

Morirai nel calore dell’Inferno,
di cui sei stato usciere,
accorgendoti che il tormento
ha dimora proprio lì,
oltre al cielo che ripudiasti,
oltre cielo che non guardasti,
oltre al cielo vigile custode
di una giustizia che non ha fine:
la salvezza di un eterno divenire.

Ma il tormento di un novello pentimento,
il suo posto non troverà,
perché fuoco è il tuo destino,
che la pace non avrà.

Maledetto peccatore,
quella vita che bruciasti,
in mille fuochi ti ritroverà.

Ma il mio cuore non ha pace
In questa terra,
perché tu sei ancora qui.

 Non sia mai,
che il ricordo fermi il monito di te.
Perché ancora quell’uomo gira
Intorno a questa terra.

Ancora quella mente nasce e cresce
In un odio disperato,
in un grido assassino.

Il ricordo non è dunque
sol tormento del passato
e salvezza del presente,
ma minaccia incombente,
di un futuro sconosciuto,
che nasconde chiuso in sé,
tutto ciò che è già successo,
e che ancora può aver vita.

 Mille lacrime di cristallo,
Mille spine maledette,
di una casa senza età.

E la mente sua che muore,
nella fiamma di una vita
che quegli occhi non possono accettare.

Un profumo delicato,
e le spine di quel filo
che ritornano alla vita,
liberando la sua anima.

Una donna e il suo dolore,
il suo uomo e il suo tormento
e la luce di due occhi
che si aprono alla vita

Panoramica privacy

This website uses cookies so that we can provide you with the best user experience possible. Cookie information is stored in your browser and performs functions such as recognising you when you return to our website and helping our team to understand which sections of the website you find most interesting and useful.