Coloro che scrivono, aprono cento porte.
Coloro che leggono, vivono cento vite.

Tanti anni fa, girovagavo tra i libri della Libreria Tramontana, a Palermo. Sognavo oltre ogni cosa, sempre. I giorni sono diventati mesi, i mesi si sono trasformati in anni. E io? Sono diventata donna, ma non ho ancora rinunciato alle favole di carta, anzi sono diventate in parte la mia vita. Non ho mai trovato un modo migliore per stare al mondo, se non quello di conoscerlo, nel profondo. E cosa può essere più profondo della tradizione che ci racconta chi siamo, da dove veniamo e, forse, chi vorremmo essere davvero? Come me, anche la Libreria Tramontana è cresciuta, e oggi rappresenta una realtà organica e appagante della carta stampata a Palermo, in ogni sua forma. Oggi ho assistito alla presentazione dell’ultimo di libro di Gaetano Basile, Svelato l’arcano. Un viaggio tra le minchiate siciliane. L’autore ricama un mondo che a tratti ci è sconosciuto, pur vivendolo da quando siamo arrivati su questo casino chiamato Terra. Oggi più che mai, ho scoperto storie che hanno fatto crollare certezze e tradizioni che pensavo fossero radicate su basi certe. Chiunque dovrebbe cercare, almeno una volta nella vita, di partecipare a una delle presentazioni di Gaetano Basile, perché ne uscirebbe più ricco, pieno, e consapevole di chi siamo davvero. Un plauso particolare all’organizzazione dell’evento, curata in ogni parte, e ai relatori, ognuno definito nel proprio ruolo che ne ha esaltato la partecipazione. Prima fra tutti Daniela Martino, Social Event Manager, raffinata e delicata nel coadiuvare il pomeriggio. Segue la presentazione gestita da Isidoro Farina che ne ha introdotto ogni fase, partecipando anche attivamente con un contributo finale divertente e originale. Deliziosa l’interpretazione di alcune parti della storia, da parte di Fabrizio Zichi e Fabrizio Giotti di Articomio, particolarmente brillanti nella performance. Non da ultimo, voglio spendere due parole per Gino Pantaleone, che nel suo contributo ha evidenziato la padronanza dello scrittore e del poeta che sono in lui.
Ringrazio anche Rosaria, la mia vicina di ascolto, è bello incontrare persone gentili che condividono la passione per un mondo che, in ogni caso, ci salverà da tutto il resto.
Qualche dettaglio in più sul libro

SINOSSI
Chiamatele come volete, la sostanza rimane la stessa: Gaetano Basile ci accompagna in un viaggio intrigante e divertente fra le più popolari fake news siciliane. Lo spunto trae origine da un mazzo di tarocchi trovato dall’autore, le “Minchiate fiorentine”. Immediatamente sorge spontanea la domanda: come sono arrivate le minchiate fino a lì? Perché questo nome? Che collegamento c’è fra i tarocchi e le minchiate? A ben pensarci sono sinonimi, e Gaetano Basile ce lo dimostra. Siamo alla ricerca di risposte agli arcani più curiosi della nostra regione. Le “notizie tarocche” più diffuse e tramandate fino a oggi adesso avranno una spiegazione. Come quando si pesca una carta dal mazzo, allo stesso modo il lettore sarà libero di scegliere una minchiata e scoprire in che modo certe notizie siano diventate parte integrante (e talvolta fondante) della nostra storia.


Poi la luce rompe la dimensione e diventa arcobaleno, diventa colore, diventa vita. Ti pieghi sul pavimento perché quella luce diventi anche la tua, perché ti tocchi, perché tu possa essere la prova che, da un singolo raggio, possano nascere tutti quei colori. È questa la rifrazione. La luce entra nel prisma e si divide in tutti i colori che la compongono, che ne fanno parte, anche quando non si vedono. La domanda è.. qual è la lunghezza d’onda? Chi è il prisma che ci permette di capire e scoprire tutti i colori di cui siamo fatti? È doloroso il prisma? È davvero così facile avere la forza di entrare, rompersi e ricomporsi? Misuriamo l’angolo di rifrazione.. di cosa è fatto? Di baci, di dolore, di ricompense e pene, di sospiri, di pianti, di incontri e addii; è fatto di silenzi che hanno generano così rumore da portarti al limite dell’esistenza; è fatto di carezze così tenaci da riportarti al di qua della vita. La rifrazione del tempo e dell’anima. Riusciamo a dividerci in tutti quei colori, ma abbiamo paura, perché sappiamo che quel prisma costa dolore e temiamo che quelle labili cicatrici che abbiamo dentro possano essere riaperte al solo avvicinarsi del prisma. Perché il mondo ha paura della luce? Perché il bene fa meno rumore del male? Vale la pena passare di nuovo da quel prisma? Sì. Fino all’ultimo dei nostri giorni varrà la pena desiderare e subire gli effetti del destino, senza inginocchiarci, senza perdere la speranza, senza smettere di pensare che possa esistere, nel mondo, chi vede oltre la forza granitica che mostri, scoprendo tutte le fragilità che ti hanno lasciato i tempi in cui sei stata tu la forza degli altri. Io non smetto di sfidare il prisma, perché vale la pena essere luce, trasformarmi, scoprire, sfiorare, vivere, perché tutto può cambiare.. L’indice di rifrazione dipende anche dall’aria e dal vetro, dunque ogni volta cambia, e cambi tu. Non possiamo sapere qualche angolo ci farà scoprire il ventaglio di colori di cui siamo fatti, ma, nel dubbio, non smettiamo di essere luce. E come si riesce a essere luce? Rinnegando il falso, combattendo per la verità, non stancandosi mai di pensare che, a discapito di tutte le cose che possiamo perdere, la scelta della verità sarà sempre la scelta migliore..
Le elezioni del 25 settembre 2022 sono alle porte, va da sé che l’Italia si divide in due grandi correnti di stanchezza: chi ci crede ancora ma stenta e chi non ci crede più. Esiste un modo per salvare ancora chi è nel limbo borderline tra le due correnti? Credo di sì. Una lettura potrebbe aiutarci a rispolverare stratagemmi, linee di pensiero, vecchi e nuovi strumenti che hanno fatto la politica in ogni tempo. I furbetti del parlamento del giornalista Mauro Di Gregorio ci trascina in una satira pungente che abbraccia destra, sinistra, correnti e federazioni di correnti. In un rocambolesco gioco grafico, l’autore ci mette la faccia, atto di dovere in un mondo in cui la convenienza impone il gioco dell’anonimato per giustificare cambi di casacca per accaparrarsi consensi e posti in paradiso, soprattutto alle porte delle elezioni 2022 in un contesto mondiale che, dalla pandemia alla guerra in Ucraina, dividono l’elettorato facendo leva su intolleranze personali, antipatie, reminiscenze, posizioni che spesso non hanno che substrati di convenienza. Chi può salvarsi? Cos’è davvero la politica? Guardare le cose per quello che sono, significa rinunciare a lottare? Non crederci più? Non votare? Tutt’altro. Il messaggio de I Furbetti del Parlamento è chiaro e conciso ed è riportato proprio nelle conclusioni del libro:
dando vita a un piacevole e intenso dibattito che ha appassionato una delle serate del ricco calendario Estate nel Borgo. Il presidente della Pro Loco Maria Gabriella Nicolosi e il Consigliere Enzo Sciamè moderatore della serata hanno dato vita a un piacevole evento tra letture, interventi e costruttivi dibattiti
Leggerezza. Ci dovremmo amare, innamorandoci della leggerezza che ci regalano. La donna, si sa, ha un peso specifico dell’anima più pesante, porta in sè il carico della nascita con addebito, l’implosione di chi, a sua volta, potrà sopportare un dolore così grande necessario a generare un’altra vita. Gli uomini lo sanno, ma non lo capiscono. Si accompagnano alle maree delle donne, ma non le comprendono fino in fondo. È proprio in quel momento, solo in quel momento, che si manifesta in loro l’identità; si trovano a un bivio che per sempre li renderà riconoscibili agli occhi della donna. Davanti a sè, l’uomo, avrà due strade.







Se chiudi gli occhi è tutto possibile.. camminare sul mare, lasciarsi andare, ricominciare. Se chiudi gli occhi senti un silenzio che non vuole parlare, riconosci il buio, ti pieghi al dolore, aspetti un attimo, ancora un altro tempo e sorridi, ci riprovi.. la vita si fa trovare. Sì, se chiudi gli occhi non sei mai andata via, non hai dimenticato, non ti hanno abbandonato. Cuci come una fata le lacrime che hai asciugato, riconosci i colori di chi hai salvato, ricordi i sapori che hai ritrovato. Eppure, se chiudi gli occhi, è tutto possibile, persino il tuo abbraccio, persino il tuo odore, persino il tempo in cui raccoglievi le more e io ne odiavo il sapore. Non c’è logica nel tempo, non c’è forza che vinca in un combattimento. Tu lo senti, lo senti dentro e, nonostante dicembre fortifichi il tuo inverno e ti faccia aprire gli occhi per un momento, tu scopri d’essere fallibile, ammetti che niente è gestibile.. allora chiudi gli occhi, cedi all’indescrivibile perchè, se chiudi gli occhi, è ancora tutto possibile