Per ogni giorno in cui mi salverai

Per ogni giorno in cui mi salverai

 

 

 

Una lettera dall’altra parte del mare, dove soffia il vento e il cuore inizia a tremare. Migrano gli aquiloni, i ricordi, le catene dei pensieri e lei lo sente, lo immagina, non sa niente di lui, ma si stende sul destino e lo sta ad aspettare

Il fantasma bianco

Il fantasma bianco

 

 

La leggenda narra di un fantasma bianco, che vaga alla ricerca di ciò che non è più. Un amore impossibile, alla ricerca di se stesso. Un velo bianco identifica un’anima leggera, ostinata nella ricerca di ogni lacrima che si perde nel vento. È questa la storia che da anni, e per generazioni, si racconterà. La leggenda del fantasma bianco, prima realtà per occhi che non hanno mai creduto, porto di arrivo per coloro che nel sogno hanno continuato a vagare senza meta, rivelazione per te, che adesso stai leggendo la sua storia ù

 

La Guerra Degli Specchi

 

A volte vedere la televisione ci dà il potere di scegliere, e scegliere è importante più di quanto non pensiamo. Scriverò un articolo dedicato esclusivamente alla bellezza assoluta della serie La mafia uccide solo d’estate di PIF. Ci sarebbero così tante cose da dire che non saprei da dove partire. Oggi, però, voglio tirare fuori quello che penso e che ha dato vita al mio racconto La guerra degli specchi, ispirato alle figure di Piersanti Mattarella e Boris Giuliano. Proprio Giuliano fu ucciso da sette colpi di pistola per mano di Leoluca Bagarella. Attenzione però, i colpi di cui parliamo, erano colpi alle spalle, perché, in fondo, qual è l’unico vero carattere distintivo della mafia se non quello di agire alle spalle, in silenzio, sottovoce? Attenzione ancora. La mafia, così come universalmente riconosciuta, non potrà mai morire, perché dovrebbe morire lo Stato. Immaginate in che paradosso viviamo. Se esistesse la giustizia, davvero pensate che la mafia non potrebbe essere sconfitta? Se la giustizia fosse davvero al di sopra di tutto, pensate davvero che 4, 5 o 1.000 scagnozzi potrebbero dettare legge? Credete davvero che i latitanti restino tali fino a che la giustizia non li trovi? Ma no che non è così. I latitanti restano tali fino a che non servono più. Quando i successori sono pronti, ecco che magicamente la giustizia li prende. Ma non esiste possibilità di sconfiggere la mafia, perché uno Stato non potrà mai sconfiggere se stesso. La guerra degli specchi. Ecco come dovrebbe chiamarsi la guerra in cui gli esseri umani stanno ad aspettare ancora che la giustizia acchiappi i mafiosi, li metta dentro e faccia pulizia. È umanamente impossibile immaginare una giustizia così debole da lottare  con il sudore in fronte contro la mafia. Ma no, chi ci crede davvero? La mafia è un soprannome, solo un soprannome con cui vogliono raccontarci la favola in cui ognuno di noi deve prendere una posizione, mentre loro, la giustizia e la mafia, stanno dalla stessa parte, perché SONO la stessa persona. Chi si mette a lottare per sconfiggere se stesso? Immaginate un cavaliere armato davanti a uno specchio. Il massimo che potrebbe fare è colpire quello specchio, disintegrarlo, allora non vedrebbe più la sua immagine riflessa, così penserebbe forse di avere sconfitto la mafia. Allora continuerebbe senza guardarsi mai, in silenzio, sottovoce, alle spalle, perché è questo che fa il potere, niente di più, niente di meno, la guerra degli specchi. In questo marasma di paradossi ecco che nascono persone che alle parole danno un significato, persone che credono che la giustizia sia sacra e per quella giustizia lottano, cercano di studiare e stanare il malaffare. E poi? Poi attraversano campagne, compari, uomini d’onore. Conoscono il braccio armato contadino della mafia.  Arrestano, concludono, ma vogliono i mandanti, vogliono i capi. E che succede poi? Che entrano in una casa senza specchi, cercano dovunque uno specchio per darsi una sistemata e capiscono che quella casa senza specchi è la casa dei mandanti. Capiscono che ogni santa volta in cui un lottatore della mafia è arrivato a un passo dalle giacche e cravatte, scoprendo che la mafia vera è quella che siede al potere, dal Parlamento, alle Istituzioni, alla Giustizia, alle aziende, in quel momento, deve essere eliminato, perché sì, ok, il guerriero dello specchio ti ha chiesto pubblicamente di combattere la mafia, ma tu, cittadino del mondo, che per quella mafia stai combattendo, puoi continuare a combattere, ma che non ti venga in testa di vincere, perché nella guerra degli specchi vincono solo quelli che uno specchio lo riappendono di nuovo e con santa pace della buona morale, si consegnano alle stessa giustizia che li ha addestrati a combattere se stessi

Non temete, se vi batterete con particolare pregio, poi un’onorificenza non ve la toglierà nessuno, poiché non si dica mai che nella guerra degli specchi si risparmi su pizzi e parole.

Medaglia d’oro al valor civile conferita alla memoria di Boris Giuliano

«Valoroso funzionario di Pubblica Sicurezza, pur consapevole dei pericoli cui andava incontro operando in un ambiente caratterizzato da intensa criminalità, con alto senso del dovere e non comuni doti professionali si prodigava infaticabilmente nella costante e appassionante opera di polizia giudiziaria che portava all’individuazione e all’arresto di pericolosi delinquenti, spesso appartenenti ad organizzazioni mafiose anche a livello internazionale.
Assassinato in un vile e proditorio agguato tesogli da un killer, pagava con la vita il suo coraggio e la dedizione ai più alti ideali di giustizia.
Palermo, 21 luglio 1979.»

Palermo, 13/05/1980

Mai rinunciare alla verità

Ci siamo chiesti da millenni a cosa servisse la verità. Ci hanno insegnato che la verità ci rende liberi, che niente sarà mai più importate. Ma è davvero così? La verità a tutti i costi serve? Sì. Sempre. Non serve se aspettiamo qualcosa in cambio. Non serve se il proclamo della verità stessa è un atto con cui poniamo al mondo una domanda, aspettando una risposta. No, in quel caso la verità non serve e mai servirà. Il motivo? Semplice, presto detto. Se il mondo seguisse le regole della logica e della ragione, sarebbe un posto idilliaco, quasi di fantasia, assolutamente non reale. Siamo al mondo per combattere e la guerra peggiore che dobbiamo affrontare è quella con altri simili. Hanno invaso il mondo di rifiuti ideologici, hanno sottratto al mondo la fantasia, la gentilezza, la lealtà. Attenzione però. Questo non deve farci desistere dalla ricerca stessa della verità. Viaggio verso l’utopia? Forse sì o forse no. Chi l’ha detto che per essere giusti dobbiamo essere come gli altri? Chi l’ha detto che usare gli altri ci rende più furbi e ci aiuta a trovare il nostro posto nel mondo? Niente è più bello della leggerezza della verità. A nulla varrebbe sottolineare quanto pesante possa diventare la vita di chi ha usato con gli altri l’arma peggiore: la disonestà. A nulla servirebbe, perchè la vita stessa di chi è nato con questa inclinazione è la sua condanna. La sua gioia è in sè la sua pena peggiore. Dunque non smettiamo di credere che in mezzo al viscido strato di pelle malsana che gira su due piedi per il mondo, ci sia anche il bello, il vero, l’onesto. Se pensate che non sia giusto che dobbiate soffrire in nome di questa benedetta verità e di questa benedetta lealtà, siate modesti e consolatevi semplicemente considerando che non potete peccare di superiorità pensando dunque di essere gli unici. Così come esistete voi che al bene e alla verità credete, così esisteranno tante altre persone che esattamente come voi, ci crederanno, poichè non possiamo essere gli unici e soprattutto poichè in fondo il mondo è anche pieno di bene. E’ solo che il bene fa meno rumore. Il bene si concede a se stesso e spesso, in se stesso vive e si consuma tramandandosi silenzioso. Mi auguro dunque un futuro in cui il bene faccia più rumore, un futuro in cui si creda nell’onestà, nella gentilezza, nella tenerezza poichè essere giusti non significa essere deboli. A correo del mio post vi lascio il video del monologo finale di un film dedicato alla vita di Giulio Andreotti. Chi mi conosce sa come la penso, chi non mi conosce leggerà in questo sarcasmo l’indignazione per un paese che commemora le stesse persone che hanno silenziosamente contribuito alla fine di molte cose, come la vita. Indignatevi per la vergogna di un Paese che si genuflette quotidianamente perchè pensa che essere più furbo sia la decisione più semplice, perchè come scrivevano ne La Storia infinita “E’ più facile dominare chi non crede in niente ed è questo il modo più sicuro di conquistare il potere”. Continuate quindi a fare finta di niente, ma sappiate che il bene c’è, ed è molto, è grande, è forte, non soccombe e la cosa più bella è che mentre voi vi state stancando di lottare sconfitti dall’ingiustizia, il bene è la da qualche parte del mondo, sempre in viaggio, sempre in corsa, sempre pronto a ritornare

Ricordate sempre che il mondo è in battaglia spesso persino contro se stesso, ma c’è una chiave che apre la porta della sopravvivenza: avere coraggio ed essere gentili.  Non importa cosa riceverete in cambio. Il vostro riflesso allo specchio restituirà l’immagine della cosa più importante che non avrete perso, la coscienza di un’anima che non avrete svenduto all’ultimo dei mercati

 

“Livia, sono gli occhi tuoi pieni che mi hanno folgorato un pomeriggio andato al cimitero del Verano. Si passeggiava, io scelsi quel luogo singolare per chiederti in sposa – ti ricordi? Sì, lo so, ti ricordi. Gli occhi tuoi pieni e puliti e incantati non sapevano, non sanno e non sapranno, non hanno idea. Non hanno idea delle malefatte che il potere deve commettere per assicurare il benessere e lo sviluppo del Paese. Per troppi anni il potere sono stato io. La mostruosa, inconfessabile contraddizione: perpetuare il male per garantire il bene. La contraddizione mostruosa che fa di me un uomo cinico e indecifrabile anche per te, gli occhi tuoi pieni e puliti e incantati non sanno la responsabilità. La responsabilità diretta o indiretta per tutte le stragi avvenute in Italia dal 1969 al 1984, e che hanno avuto per la precisione 236 morti e 817 feriti. A tutti i familiari delle vittime io dico: sì, confesso. Confesso: è stata anche per mia colpa, per mia colpa, per mia grandissima colpa. Questo dico anche se non serve. Lo stragismo per destabilizzare il Paese, provocare terrore, per isolare le parti politiche estreme e rafforzare i partiti di Centro come la Democrazia Cristiana l’hanno definita “Strategia della Tensione” – sarebbe più corretto dire “Strategia della Sopravvivenza”. Roberto, Michele, Giorgio, Carlo Alberto, Giovanni, Mino, il caro Aldo, per vocazione o per necessità ma tutti irriducibili amanti della verità. Tutte bombe pronte ad esplodere che sono state disinnescate col silenzio finale. Tutti a pensare che la verità sia una cosa giusta, e invece è la fine del mondo, e noi non possiamo consentire la fine del mondo in nome di una cosa giusta. Abbiamo un mandato, noi. Un mandato divino. Bisogna amare così tanto Dio per capire quanto sia necessario il male per avere il bene. Questo Dio lo sa e lo so anch’io.

Giulio Andreotti – Il Divo

La luna a Palermo

Palermo respirava senza sole. Dicevano che l’inverno portasse il gelo di un’estate dimenticata, eppure alle stelle non sembrava fosse così. Rimasero meravigliate, stupite da quella strana terra che in così tanta luce, rifletteva sul mare il disegno di una Conca amata, violenta, sublime, quasi maledetta d’amore. Non riuscirono a scendere dal firmamento, e chiesero alla luna di piegarsi su quel promontorio, nella sua ora più bella, nella sua ora più piena. Così fece, e in un momento di magistrale splendore, ella si posò sulla città. La notte non conobbe buio, e la paura non trovò strade da percorrere, né vuoti da colmare. Niente riuscì a vincere sulla bellezza. Niente dominò il fiato rotto di chi, in ginocchio, venerava quel quadro, davanti al mare che sposava ancora la terra, infiammando gli uomini di desiderio e passione, inconsapevoli cittadini di sogni e paure. Cento e cento finestre distese sulla tela benedetta. Mille e mille sogni, dentro case sorridenti di vita e ferite dal dolore. Eccola la terra maledetta, eccola la terra benedetta. Oh, sublime piacere del profumo di zagara, non conosce stagione, e ricorda dovunque la terra che porti nel cuore. Non abbandonerà mai i tuoi occhi, anche se invasi da lacrime maledette, dovranno allontanarsi per vivere, sopravvivere, nutrirsi, resistere. È ancora là quel profumo. Ricopre la pelle, diventa una carezza di sale amaro, di giorni fritti di sapori e colori. Si stende sugli occhi aperti, spalancati su un porto che accoglie chi viene da lontano e chi, lontano, è costretto ad andare. Non si ferma lo sguardo, percorre ancora quella Cala di onde lente e stanche, quella Cala di colori e di tramonti distesi sul fianco della chiesa della Catena che di Palermo narra la storia vera. Continuano i passi incerti dello sguardo innamorato. Attraversano il centro di una storia dimenticata, si fermano davanti a vecchi portoni che sembrano nascondere la fame e la sete, spalancandosi invece in ampi squarci di storia e cultura. Oh, che meraviglia! Oh, che incanto! Dio, hai dimenticato di darci un nome e, curioso di vedere quanti nomi potessimo avere, hai lasciato che troppi ci dominassero, per essere tutti schiavi e padroni di una bellezza che non è di nessuno e a tutti appartiene. Una bellezza che, come un mosaico di un’altra epoca, si componeva del Paradiso e dell’Inferno, e diventava Palermo. Lo sguardo continua a camminare e si ferma, addolorato davanti lapidi, tristi memorie del sangue che i potenti hanno lasciato che venisse versato. Ci sentiamo in colpa, vogliamo chiedere scusa… ma per quale peccato? La sola colpa che conosciamo è quella di essere poveri, di vendere la nostra terra come scenario maledetto di storie che registi del male, scrivono per noi. Film di sangue, onestà e paura. Eppure abbiamo accolto anche chi, la paura, voleva mandarla via. Sono venuti a casa nostra per salvarci, e quando erano a un passo dal nominare i registi di quel teatro, sono stati uccisi, dall’alto, da chi, al di là di questo stretto, è abituato a commemorarci, a chiamarci terra maledetta, quando di maledetto, noi, abbiamo accolto solo i loro passi. Continuano a venire qui, nei giorni del ricordo, nei giorni della memoria e i carnefici ricordano le vittime. Non ne abbiamo bisogno. Noi non dimentichiamo. Continuiamo a ricordarli, mentre la luna cala sul promontorio. Palermo si inchina e ringrazia per questa visita celeste. Il silenzio torna, il dolore si muove ancora là, da qualche parte, ma noi non abbiamo paura, perché siamo nella bellezza, ed è lì che sta la chiave del mondo

Testo: Lucia Bonelli
Foto: fotografa Giulia Savasta

La luna

 

Mi dicevano che la luna dimentica gli uomini, quando gli uomini si dimenticano di lei, così ho mosso mari e monti per chiederle scusa. Ho attraversato deserti, solcato mari, combattuto nuove guerre. A nulla è valsa la paura. Lei era sempre lì, in un cielo stellato macchiato di rosso e d’arancio. Era la fine della notte e quella, finalmente, era l’alba di un nuovo giorno. Non temere le parole della gente. Ogni storia gonfia la bocca dell’uomo fino a diventare leggenda. Sii sordo alla calunnia e quando dubiti delle stelle, spiega la scala della speranza, troverai di più di quello che cerchi, troverai la luna in un cielo di stelle

Devi per forza vincerti – Catullo

Perché, allora, continui a tormentarti?
Perché, con coraggio, non ti stacchi da lei?
Perché contro il volere divino vuoi ancora soffrire?
Difficile troncare un lungo amore: difficile,
è vero, ma a qualunque costo devi farlo.
Devi per forza vincerti, è l’unica salvezza!

Catullo